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Agnes Obel

Classifica dei 50 migliori album del 2020

R E C E N S I O N E


Ci siamo. Siamo arrivati al panettone. Superate le festività natalizie, puntuale come le tasse, ecco il consueto appuntamento con la classifica di fine anno. Tradizione, per noi, vuole che il “listone” sia affidato alla competenza e alla curiosità di Simone Nicastro che ci accompagna in questo viaggio a ritroso lungo un 2020 particolarmente complicato. Isolamento, paura e incertezza hanno rischiato di metterci all’angolo. Abbiamo però una certezza: la musica è un’amica fedele che sa starci vicino anche e soprattutto nei momenti difficili. Cibo per l’anima, ristoro per cuori affamati. C’è tanta buona musica in giro, tanta da affollare ogni nostra giornata. Una classifica è necessariamente parziale e soggettiva, la musica non è una scienza esatta e le emozioni che trasmette sono individuali, però ci auguriamo che sia uno stimolo al confronto. Se ciò avviene abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Vi lasciamo perciò alle parole di Simone. Buona lettura e buona musica!

La redazione

Articolo di Simone Nicastro

Come ogni anno (da un bel po’ di anni ormai) inizia qui il mio percorso di memoria personale e valutazione totalmente soggettiva dell’anno discografico appena trascorso. Anno che, ahimè, sappiamo tutti essere stato fin troppo pieno di dolore e sacrifici. Mai come in questi 12 mesi ringrazio il cielo di essere riuscito ad alimentare, ancora una volta, il desiderio inesauribile di ascoltare e confrontarmi con l’arte musicale, di farmi trasportare da essa e, infine, di non esserne mai sazio.

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Agnes Obel – Myopia (Deutsche Grammophon, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Sono territori solitari e desolati quelli in cui ci trascina la cantautrice danese Agnes Obel con il suo quarto album intitolato Myopia uscito per Deutsche Grammophon. Un lavoro sofisticato e introspettivo che contempla in “solit’aria” luoghi interiori e crepuscolari.
Attraverso il linguaggio composto e aristocratico della sua elegia, ripropone la formula con piano, archi e voce a cui ci aveva abituati con i suoi precedenti lavori (da Philarmonics a Citizen of Glass).
La delicatezza e l’austerità dell’artista trapiantata a Berlino si riversano tutte in questo nuovo disco che nasce in una condizione di isolamento domestico, in una sorta di piccola caverna al riparo da influenze esterne, e che restituisce all’ascoltatore la sensazione di essere intrappolato in uno stato d’animo con poca visione periferica, miope appunto, costringendolo ad una introspezione volta ad esplorare le proprie zone d’ombra.

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