I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Sono passati cinque anni, tra una cosa e l’altra. Earthbeat aveva consacrato i Be Forest come una delle band in assoluto più valide all’interno del panorama italiano, seppure (o forse proprio per questo?) la loro proposta sia molto poco italiana. Knocturne, uscito l’8 febbraio dopo una gestazione lunga ma non particolarmente travagliata, dovrebbe riuscire a mettere le cose in chiaro sul fatto che nulla cambierà in questo senso. Meno accessibile dei due precedenti capitoli, più scuro e contemplativo rispetto ad Earthbeat, Knocturne è comunque l’ennesima, riuscitissima prova da parte del trio pesarese, che dal canto suo ha dimostrato come non occorra per forza bruciare le tappe e che a volte, prendersi il proprio tempo possa servire a maturare e a mettere meglio a fuoco le idee. Siamo andati a vederli all’Ohibò di Milano, per quella che è stata la seconda data del nuovo tour, esattamente la sera prima dell’uscita ufficiale del disco. Un paio di giorni dopo abbiamo raggiunto per telefono Costanza Delle Rose (voce e basso), Erica Terenzi (voce e batteria) e Nicola Lampredi (chitarra)  e ci siamo fatti raccontare alcune cose…

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