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Francesca Remigi

Kit Downes, Bruno Chevillon, Archipélagos, She’s Analog, Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp – NovaraJazz

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Che l’organo sia uno strumento versatile è risaputo, ma è anche risaputo che, pensando alla musica d’organo, il riferimento sia sempre, o quasi, alla musica sacra se non proprio “chiesastica” e, qualche volta, anche con una connotazione psicologica che contempla una certa noiosità. Naturalmente sono beceri luoghi comuni, ma è certo che fino a che non si è ascoltato un musicista come Kit Downes, che apre l’ultimo giorno di NovaraJazz con uno straordinario concerto sull’organo “Biroldi” della Chiesa di San Giovanni Decollato di Novara (da poco restituito restaurato alla città), non si è ancora assaporato appieno cosa possa produrre un organo (e la bravura del compositore, s’intende). Dimenticatevi tutto o quasi tutto di quello che la vostra memoria ha sedimentato nella parola “organo” e voltate pagina: niente registri consueti, niente movimenti, niente ascendenze codificate, tutto nuovo, tutto mai sentito (o quasi mai). Uso “spregiudicato” dello strumento, officina di suoni, asimmetricità della composizione, luce nuova. Kit Downes sembra maneggiare la musica d’organo con irriverenza, ma non è così, si tratta piuttosto di una liberazione dello strumento da quegli schemi fissi che hanno abituato lo spettatore ad aspettarsi solo un certo tipo di musica e non altro. Un timore reverenziale che nel pubblico è venuto meno con questo straordinario concerto che, se in parte risente della “britannicità” per alcune impostazioni del musicista di Norwich, porta contemporaneamente una travolgente folata di novità, nell’uso dell’organo. Il concerto di questa mattina riassume in un certo senso tutta la “mission” e l’anima del jazz: la continua, indomita, perseverante ricerca di suoni nuovi, ritmi nuovi, persino l’utilizzo diverso dello strumento stesso.

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Francesca Remigi Archipélagos – Il labirinto dei topi (Emme Produzioni Musicali, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Ci troviamo di fronte ad un progetto veramente ambizioso. Si cerca di tradurre in un unico linguaggio musicale le ansie, i limiti, i sotterfugi e le dolorose speranze di quei topi che a rigor di metafora rappresentano noi tutti, chiusi in un labirinto organizzato dal potere e dal profitto. Corroborati dal pensiero della filosofia e della sociologia contemporanea ci rendiamo forse conto di quanto la nostra società sia stata resa liquida, cioè instabile e che il nostro destino sia quello di adattarci continuamente – oggi è di moda la parola “resilienza” – al ritmo predeterminato e guidato dalle direttive del Capitale. Come in un Labirinto dei topi, appunto, ci si muove a tentativi, attratti dal cibo strategicamente posizionato in modo da ostacolarci, sviati dall’ansia del consumo, nel trovare una via d’uscita alternativa. L’arte racconta, l’arte denuncia, l’arte quindi preconizza. Ma come trasformare, in questa contingenza, il turbamento socio-psicologico in note musicali? La strada seguita da Francesca Remigi e dai suoi cinque compagni di viaggio dell’Archipélagos non è certo delle più semplici. 

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