R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
I’m nobody, who are you? are you nobody too?
why would you make me speak, i’m weak! that’s right! i forgot! my fault!
I’m nobody, who are you? I’m the one you will lose.
(I’m nobody, Camilla Battaglia)
La cantante Camilla Battaglia dà alle stampe la sua ultima fatica, Elektra, grazie alla casa discografica d’oltreoceano Ropeadope, che pubblica musica jazz, hip hop, elettronica. L’artista italiana si trova nella stessa scuderia di musicisti del calibro di DJ Logic, della sassofonista Lakecia Benjamin, The Headhunters, Will Bernard, Bill Laswell, Gegè Telesforo… Per essere stata selezionata, la cantante deve aver colpito eccome e questo album lo dimostra!
Il disco è stato interamente scritto e concepito da Camilla Battaglia. Dieci brani, di cui solo un paio superano i cinque minuti, per la durata complessiva di 44 minuti. Il tutto è stato registrato ad Arezzo al Cicaleto Studio Recording.

I musicisti chiamati per collaborare a questo lavoro sono tutti italiani: Simone Graziano al piano e synths, Francesco Fiorenzani alle chitarre elettrica e acustica, Francesco Ponticelli al contrabbasso, Francesca Remigi batteria e spoken words in Aspasia, Francesco Fratini tromba e spoken words nel brano Dead Butterfly, Michele Tino all’alto sax, Giulia Barba ai sax soprano e baritono, Federico Pierantoni al trombone, Francesco Bigoni al sax tenore, Filippo Vignato al trombone, Andrea Lombardini al basso elettrico, Anaïs Drago al violino e alla voce, Stefano Tamborrino alla batteria, Lorenzo Pellegrini alla voce e alla chitarra elettrica.
Why you touch me?
Tell me what’s the matter when your fingers
take away the glow I mold through
my gasps as we fly.
We think that we are all unique
but I see each of us belong to a type.
(Dead Butterfly II, Camilla Battaglia)
Elektra mette a segno un altro tassello nella ricerca vocale della cantante, classe 1990, che ha già ottenuto numerosi riconoscimenti per gli album precedenti.
Quest’ultimo è sotto molti aspetti ancora più audace. Dieci composizioni in cui viene sempre messa al centro la ricerca sull’espressività vocale. Il timbro di voce chiaro di Camilla è sempre molto riconoscibile.
Si evocano nei titoli dei brani anche figure tragiche e mitologiche, ad esempio Cassandra con cui si apre l’album: “My eyes can see ghosts, unveil the shield covering hearts and what they fear stubs their faith. I’m condemned for life: mute to be left pure, a buried trunk”.
Così la voce di Camilla, su corde pizzicate di chitarra, si muove nello spazio sonoro involandosi piano piano sempre più distante dal luogo in cui ci troviamo. In fondo, la veggente greca non faceva questo? Valicare i limiti della vista comune per accedere a porzioni di tempo di là da venire.
Stessa cosa sembra voglia fare la cantante: estendere la propria vocalità oltre quello che è già stato sentito troppe volte. Il tutto avviene, occorre notare, senza apparente fatica della performer.
La voce non viene mai forzata nella propria espressività (anche questa, in fondo, è una possibilità!), non è mai costretta a inerpicarsi in inutili virtuosismi. Il tutto risulta in questo modo intrigante nell’arrangiamento della forma canzone, che viene riformulata e rimodulata.
Nota a margine. Se un appunto vogliamo fare a questo pur notevole album riguarda la parte strumentale. Tutti i musicisti coinvolti sono molto talentuosi, per questa ragione nelle composizioni ci è mancato un po’ di equilibrio tra la parte cantata e quella suonata.
Tracklist:
01. Cassandra
02. Electra
03. Electra II
04. Dead Butterfly II
05. I’m Nobody
06. Dead Butterfly
07. Aspasia
08. Can you see me?
09. Can you see me? II
10. Can you see me? III
Foto © Marco Floris





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