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Udo Dirkschneider – My Way (Atomic Fire, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Quello che ad una prima occhiata potrebbe sembrare un tranquillo nonnetto di provincia è in realtà uno dei maggiori rappresentanti del metal teutonico: all’anagrafe Udo da Wuppertal conta ben settanta candeline e non ha nessuna intenzione di appendere il microfono al chiodo; cofondatore nel 1968 del gruppo The Accept, anche dopo il primo scioglimento della band, si è sempre lanciato a capofitto nei progetti paralleli come gli U.D.O. e i Dirkschneider. Fulminato all’età di dodici anni da un album dei Beatles, abbandonati poi per i rivali Rolling Stones, più vicini per temperamento alle sue inclinazioni, da allora non ha mai lasciato il mondo della musica. Voce particolarissima la sua, come ce ne sono poche nel panorama heavy metal e hard rock (forse la più somigliante è quella di Brian Johnson), gracchiante, ma al tempo stesso potente, tanto da essere insignito da Metal Hammer Germania del prestigioso premio Maximum Metal nel 2016, per aver contribuito alla diffusione del genere musicale, niente male per uno come lui che, agli inizi di carriera veniva sbeffeggiato per una pronuncia non proprio impeccabile. Se il suo fisico ha subito i fisiologici cambiamenti legati al trascorrere del tempo, la voce è rimasta invece quella di sempre e l’ultima uscita discografica, My Way, per l’etichetta Atomic Fire (la stessa di Helloween, Opeth, Meshuggah, ecc…) ne è una prova lampante.

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Mario Biondi – Dare (Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Il 29 gennaio, giorno successivo al suo cinquantesimo compleanno, è uscito Dare, il dodicesimo album in studio di Mario Biondi, pubblicato da Sony Music in doppio vinile e cd. The Voice ha scelto un titolo bivalente per la sua ultima fatica: Dare, in italiano come far nascere, dare alla luce, o in inglese, come spingersi oltre, osare, quasi a voler omaggiare la sua mission artistica; musicista poliedrico, che ha stupito il mondo intero per il calore della sua voce alla Barry White, tanto da essere soprannominato appunto The Voice negli Stati Uniti, azzardando paragoni scomodi con nomi altisonanti del panorama internazionale. Come da lui stesso dichiarato, era da un po’ che gli frullava in testa di coinvolgere nell’album sia vecchi amici, tipo gli Incognito, High Five Quintet (Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, Julian Oliver Mazzariello, Pietro Ciancaglini, Lorenzo Tucci), Dodi Battaglia, che le giovani leve del trio Il Volo, mescolando le sue origini jazz e soul con audaci esperimenti e buttando nel calderone anche quattro cover, tra cui una versione stralunata di Strangers in the Night. Copertina di grande impatto con Mario vestito in stile Arcangelo Gabriele, tutto di bianco, portatore di buone novelle con alle spalle il murale dell’artista losangelina Colette Miller.

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