Joshua Abrams and Natural Information Society

Joshua Abrams and Natural Information Society – Sideways fall (2017)

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Articolo di ElleBi

Una carriere iniziata a Philadelphia e consolidatasi sulla scena di Chicago. Tre artisti, Fred Anderson (saxofonista)  Hamid Drake (percussionista), Jeff Parker (chitarrista), che ne hanno maggiormente influenzato la formazione: queste sono le origini artistiche del bassista americano Joshua Abrams.
Nel tempo ha affinato una particolare visione della musica focalizzata sui concetti di attenzione, continuità ripetizione che lo hanno portato, nel 2010, alla collaborazione con i Natural Information Society, una comune variabile di musicisti.

“Simultonality” è il quarto album frutto di questa unione in cui, per la prima volta, Abrams ha registrato con lo stesso gruppo che lo aveva accompagnato nel tour live relativo alla precedente pubblicazione. I 5 pezzi, registrati nel 2014 e nel 2015, che spesso durano almeno otto minuti, rivelano un set fortemente coeso, concentrato sulla creazione collettiva di ambienti sonori in cui possano coesistere simultaneamente le differenze. Gli Ambienti non sono statici, anzi, attraverso una serie di micro variazioni, permettono al ritmo di acquistare densità, fino a raggiungere un’attitudine meditativa. Con l’uso di percussioni, harmonium, tastiere assortite, chitarre, basso, nonché il guimbrì, tradizionale strumento a corde pizzicate africano, si realizza così una musica in cui si fondono  jazz sperimentale e spirituale, kraut rock e psichdelia.

L’ipnotico video che vi proponiamo, della durata di oltre 12 minuti, si riferisce  al pezzo “Sideways Fall” che, pubblicato lo scorso febbraio, ha anticipato l’uscita dell’album. Protagonisti quasi assoluti i binari di una ferrovia che continuano a scorrere fra brevi accelerazioni e rallentamenti, incrociandosi, tornando a dividersi, mentre il paesaggio circostante rimane per lo più negato alla vista.

Inizia così un viaggio senza meta, pochissimi i confini all’orizzonte, in cui ognuno di noi può decidere se perdersi o ritrovarsi…
Un percorso sonoro in ossessivo divenire che richiede una precisa attitudine di ascolto, la voglia, la pazienza, di immergersi in una melodia solo in apparenza ripetitiva. Proprio quando le note nel loro susseguirsi si fanno mantra, scatta inaspettato, un cambio di registro, a volte impercettibile, a volte più concentro, ma che comunque sta sempre al nostro orecchio cercare di percepire. In questi tempi così frenetici, prendersi il tempo di concentrarsi, di rallentare, è davvero una “sfida” che crediamo meriti di essere colta. Quando mancano un paio di minuti alla fine del pezzo arriva una prima, vera, svolta: le immagini delle rotaie sfumano, lasciando spazio ad un tramonto sul mare dai toni cupi e accesi, in cui spuntano tre schizzi di luce. Questi pian piano scompaiono, mentre la melodia allo stesso modo comincia a perdere ritmo. Il cielo si fa sempre più scuro, difficile distinguere la linea di confine con le  onde. Le stesse scorrono lente, accompagnate da un riverbero elettronico che, a sua volta, va a dissolversi fino a svanire…

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