R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

King of The Opera incarna una creatura dalle nuove sembianze nata nel 2012 dalla mente di Alberto Mariotti (dopo il definitivo abbandono del moniker di Samuel Katarro), battezzata nello stesso anno al Primavera Sound di Barcellona e che genera, a otto anni dalla sua nascita, il secondo album di inediti Nowhere Blues.
Il titolo dell’album è un tributo agli amati bluesman afroamericani del primo dopoguerra, che intitolavano i loro blues col nome delle città che li avevano ispirati o in cui li avevano scritti. Un legame viscerale quindi con lo spazio circostante che diventa una sorta di genius loci. In questo “nowhere” però non si trovano città precise, sentimenti chiari e ricordi limpidi. Si tratta piuttosto di un NON-luogo in cui si viene catapultati in una dimensione onirica e quasi spaziale e dove, al più, sono visibili solo le impronte di un viaggiatore perso e completamente immerso in un mondo sconosciuto, dove l’immaginazione in maniera decisa e prorompente disegna interpretazioni suscitate da quell’insieme di suoni nient’affatto imbrigliati, grazie ai quali si sperimenta ritrovandosi in mondi paralleli.
Il luogo d’approdo è quindi tutto da esplorare: “Così ho indossato la tuta da astronauta e sono partito per vedere cosa c’era. Era arrivato il momento di iniziare a raccontare le cose da una prospettiva completamente diversa e per me ancora sconosciuta.”

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