I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Sono tornati in autunno con un paio di singoli sulla cui copertina campeggiavano un ghiacciolo e una ruota panoramica, simboli retromaniaci legati ad un immaginario estivo e ad uno stare fisicamente insieme che, in tempi oscuri come questi, sembrano essersi perduti per sempre. Iperfamiglia, il ritorno dei Tersø a due anni di distanza dal precedente (e bellissimo) “Fuori dalla giungla”, parla in parte il linguaggio del lockdown, sia per l’arco temporale in cui sono stati composti i brani, sia per il mood a tratti claustrofobico che vi si respira. È anche un disco coeso, a ricordarci che il formato full length può avere ancora una ragione di esistere, anche se tutto attorno sembra un unico proliferare di singoli.
È un lavoro in cui ritroviamo il gruppo che avevamo imparato ad amare in precedenza ma decisamente migliorato a livello qualitativo, con le tessiture elettroniche che si sono fatte più intricate, i testi e le parti vocali ancora più efficaci e mature. In poche parole, se avevate scommesso su di loro prima, potrete farlo a maggior ragione anche adesso.
Abbiamo raggiunto al telefono Marta Moretti, voce e paroliera del collettivo bolognese, e abbiamo fatto il punto della situazione. Per una volta cercando di non parlare di Covid e concerti saltati (per lo meno ci abbiamo provato)…

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