R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Mentre il Mondo ci assilla con la brutalità delle sue notizie c’è chi, per fortuna nostra, possiede ancora il coraggio necessario per regalarci una buona dose di ottimismo distensivo. Che non significa fare il gioco delle tre scimmiette, bensì evitare tutte quelle distorsioni percettive a cui siamo esposti sotto il continuo tambureggiamento dei mezzi d’informazione che spesso diventano strumenti invasivi. Michele Santoriello, quarantatreenne musicista marchigiano, decide di scegliere il basso elettrico per esprimere tutta la propria vitalità e vigoria, ben percepibili attraverso gli umori espliciti di questo disco, MiCO, edito da poco dalla Abeat. Già la scelta di uno strumento paradigmatico come il basso elettrico suggerisce l’idea dell’indirizzo musicale che prevalentemente interessa Santoriello. Sono i territori della jazz-fusion e del funk a coinvolgerlo primariamente, anche se il percorso, in questo caso, si fa più eterogeneo inglobando misurati elementi di musica popolare e di pop-rock, come vedremo più esplicitamente. Diciamo subito che, pur essendo MiCO un lavoro privo di fantasmagoriche novità, la struttura ritmica ed armonica è assai ben sviluppata, arricchita da un preciso insieme che ne garantisce l’invidiabile fluidità di percorso. Non ci sono inutili complicazioni formali né incursioni dentro alcun lato oscuro della creatività: anzi, è proprio una certa solarità ed una visione positiva dell’esistenza che rincuora il nostro sistema emotivo durante l’ascolto.

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