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Mirco Rubegni

Unscientific Italians – Play The Music of Bill Frisell Vol. 1 (Hora Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Lo dico subito, così mi tolgo il pensiero: quando mi trovo davanti ad un “Omaggio a…” oppure a un “Tributo a…” divento sempre sospettoso, preoccupato e anche un po’ svogliato. Gli omaggi e i tributi sono ormai troppi. Sono spesso inutili, altri sono ripetitivi, qualche volta stucchevoli e, solitamente, tutti lasciano in me il desiderio dell’originale. Naturalmente ci sono delle eccezioni, rare, ma ci sono, come è il caso di Unscientific Italians play the music of Bill Frisell. Istruzioni per l’uso: prendete pezzi noti e meno noti del grande musicista statunitense, dateli in mano a cinque grandi musicisti italiani, trasformate “Unscientific americans” in “Unscientific italians” ed il gioco è fatto. Scherzi a parte, il disco edito dalla nuova etichetta Hora Records, uscito il 21 maggio, ha in sé qualcosa di nuovo, di fresco e un pizzico di genio e (s)regolatezza. Si tratta di una “riscrittura intelligente” se così possiamo dire, frutto di un gioco di equilibrio e calibrature sulle partiture originali di Bill Frisell che, se da un lato ne modificano combinazioni strumentali, sfumature, colorazioni, dall’altro non stravolgono il contesto musicale friselliano, lasciandone immutato il fascino e l’ambientazione. Se per omaggiare un grande musicista, spesso occorre estro e coraggio, per fare un lavoro di questo genere occorrono due doti che, sia in campo musicale che artistico in senso lato, non sono poi così frequenti: l’intuizione e l’umiltà.

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Giulia Damico – Spherical perceptions (Play & Oracle Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Non credo che Giulia Damico abbia scelto a caso di aprire il suo album d’esordio, Spherical Perceptions (sottotitolo “Homage to Thelonious S. Monk”), con Monk’s Dream. Innanzitutto perché il lavoro è strutturato su brani del grande pianista e compositore statunitense, ma soprattutto perché Monk’s Dream, se non è un manifesto artistico della poetica musicale del grande jazzista, è certamente una dichiarazione d’intenti piuttosto chiara: “I dreamed of a life that was pure and true/I dreamed of a job only I could do./ One man beside me, we’d be a team,/Man, that was a dream./I knew it was music I had to play/I dreamed when I played, I would play my way…”

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