Articolo di Andrea Furlan

Che anche per John Hiatt fosse giunto il momento di tirare le somme della propria vita e trarne un bilancio, lo avevamo già notato in Terms Of My Surrender (2014) quando ironizzava sulla possibilità di una resa e affrontava persino il tema della vecchiaia (Old People) stigmatizzandone le manie in un riuscito quadretto. In sostanza, diceva, gli anziani hanno fretta perché la vita è breve, non è mai comoda, e quando tutto sta per finire non c’è più tempo da perdere. Adesso, a sessantasei anni compiuti da poco, si spinge oltre: “avevo parole, accordi e archi, adesso non ho più niente di tutto ciò (Robber’s Highway)”. A tutti gli effetti questa sì sembrerebbe una resa, la serena ammissione di essere al capolinea, ma, sulla scorta di quanto ci è dato ascoltare, probabilmente è solo il modo di esorcizzare i fantasmi del tempo che passa. L’età matura porta saggezza e con essa l’accettazione di una fase della vita che invece ha ancora diverse carte da giocare.

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