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Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp

Kit Downes, Bruno Chevillon, Archipélagos, She’s Analog, Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp – NovaraJazz

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Che l’organo sia uno strumento versatile è risaputo, ma è anche risaputo che, pensando alla musica d’organo, il riferimento sia sempre, o quasi, alla musica sacra se non proprio “chiesastica” e, qualche volta, anche con una connotazione psicologica che contempla una certa noiosità. Naturalmente sono beceri luoghi comuni, ma è certo che fino a che non si è ascoltato un musicista come Kit Downes, che apre l’ultimo giorno di NovaraJazz con uno straordinario concerto sull’organo “Biroldi” della Chiesa di San Giovanni Decollato di Novara (da poco restituito restaurato alla città), non si è ancora assaporato appieno cosa possa produrre un organo (e la bravura del compositore, s’intende). Dimenticatevi tutto o quasi tutto di quello che la vostra memoria ha sedimentato nella parola “organo” e voltate pagina: niente registri consueti, niente movimenti, niente ascendenze codificate, tutto nuovo, tutto mai sentito (o quasi mai). Uso “spregiudicato” dello strumento, officina di suoni, asimmetricità della composizione, luce nuova. Kit Downes sembra maneggiare la musica d’organo con irriverenza, ma non è così, si tratta piuttosto di una liberazione dello strumento da quegli schemi fissi che hanno abituato lo spettatore ad aspettarsi solo un certo tipo di musica e non altro. Un timore reverenziale che nel pubblico è venuto meno con questo straordinario concerto che, se in parte risente della “britannicità” per alcune impostazioni del musicista di Norwich, porta contemporaneamente una travolgente folata di novità, nell’uso dell’organo. Il concerto di questa mattina riassume in un certo senso tutta la “mission” e l’anima del jazz: la continua, indomita, perseverante ricerca di suoni nuovi, ritmi nuovi, persino l’utilizzo diverso dello strumento stesso.

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Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp – We’re OK. But We’re Lost Anyway (Bongo Joe Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Sembra ormai che sfuggire alla definizione classica di jazz, sia diventata la preoccupazione principale di ogni jazzista o gruppo che si rispetti. Il problema semmai sta nel fatto che, se tutti cercano si chiamarsi fuori, il concetto stesso di jazz sembra non avere più ragione d’essere e così ci troveremmo in presenza di un contenitore, usiamo la metafora del vaso, per fare un esempio, vuoto. I fiori che conteneva hanno deciso di non essere più fiori, l’acqua è evaporata e il vaso è rimasto lì come un significato senza significante. Ma la storia è più complicata poiché finora non è stato coniato un termine onnicomprensivo che racchiuda in sé generi musicali che confinano sempre più con qualcos’altro, ma che sono difficili da definire. Insomma il vaso-jazz è l’unico contenitore che permetta a tanti fiori diversi tra loro di trovare un luogo adatto per essere accolti. Tutto questo bel “pippone” per introdurre un disco di un gruppo a cui, come tantissimi altri, la definizione di jazz va stretta, ma che è anche l’unica possibile. Sto parlando della formazione svizzera denominata Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp (OTPMD), e del loro ultimo lavoro che si intitola We’re Ok. But We’re Lost Anyway.

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