L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Dubito che i concerti debbano riprendere per il bene di tutte quelle persone che hanno passato quasi tutto il tempo a fare la fila al bar (ce n’era uno solo ed era comprensibilmente affollato) o che hanno fatto milioni di volte avanti e indietro per prendersi da bere; o ancora, per il tipo brillante seduto davanti a me, che ha nell’ordine: chiacchierato con la sua ragazza del più e del meno a voce altissima, bevuto ad occhio cinque o sei birre nell’arco di un’ora (non è che lo spiassi ma era difficile ignorarlo) e urlato: “Canta coglione! Smettila di parlare!” a Vasco Brondi quando il malcapitato ha deciso che era giunto il momento di fare un saluto di benvenuto ai presenti. Inutile dire che quando l’artista ferrarese si è effettivamente messo a cantare, il suddetto spettatore se n’è stato tutto il tempo a controllare il telefonino (la sua ragazza si è pure guardata un video, con tanto di microfono ben vicino all’orecchio, chissà mai che la musica dagli altoparlanti non la disturbasse troppo).
Scusate lo sfogo ma dovevo scriverlo: si parla tanto e giustamente di far ripartire in condizioni normali la musica dal vivo, si fanno tanti paragoni con le discoteche, anche ieri sera Davide Toffolo ci ha tenuto a rimarcare che il pubblico dei concerti è il più educato e motivato che ci sia… beh, consentitemi di fare dei bei distinguo. Per carità, anche questa sera ho visto tanta gente attenta, partecipe, educata; ma per ognuno di loro ce n’è un altro che si comporta come il personaggio sopra nominato, e sono sempre troppi quelli che ancora pensano che andare a sentire qualcuno suonare, pagando il biglietto, equivalga a fare i propri porci comodi.

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