R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Cerco di essere sempre sincero quando scrivo, visto che nella vita di tutti i giorni spesso non si riesce ad esserlo fino in fondo; con tutta sincerità, quindi, posso affermare che ho esitato un po’ a scrivere di Solitudo, seconda fatica discografica della violinista Anais Drago, pubblicata ad inizio ottobre dall’etichetta Cam Jazz. Ho esitato perché temevo di non essere in grado di produrre un numero sufficiente di parole legate tra loro, a commento di un disco di violino solo. Invece, una volta infilata la cuffia sulla testa, essermi isolato da ciò che mi circonda ed aver premuto il tasto “Play”, mi sono reso immediatamente conto, che di parole ne avrei trovate anche troppe (e non per merito mio). Il violino di Anais, acustico ed elettrico, è qui chiamato al cimento su un tema di non poco conto e che, come tutti i temi universali, può diventare una trappola. Il tema è, come dice esplicitamente il titolo, la solitudine. Avendo tra le mani uno strumento vocato alla solitudine come il violino, Anais Drago parte con un certo vantaggio, ma il rischio era comunque grande. Ma chi si assume grandi rischi, se riesce ad uscirne indenne, ottiene poi anche grandi risultati.

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