R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Ci sono dischi di cui non si ha la minima idea di come parlarne.
Sono quei dischi che ad un primo ascolto ti dici che hai afferrato il concetto, che sei pronto a buttar giù i classici tre scroll per spiegarlo.
Quegli stessi dischi che, invece, appena ti prepari a scrivere ti sbattono in faccia che non hai capito assolutamente nulla. Il foglio bianco sta lì e ti fissa con il suo sarcasmo spietato e se la ghigna mentre l’unica cosa che puoi fare per togliertelo di torno è cercare un preambolo abbastanza credibile per spezzare il blocco mentale che ti afferra ogni volta che realizzi la tua incompetenza.
Mangiasabbia degli Ubba Bond è quel disco. Quel maledetto e meraviglioso disco.

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