R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Ci sono dischi di cui non si ha la minima idea di come parlarne.
Sono quei dischi che ad un primo ascolto ti dici che hai afferrato il concetto, che sei pronto a buttar giù i classici tre scroll per spiegarlo.
Quegli stessi dischi che, invece, appena ti prepari a scrivere ti sbattono in faccia che non hai capito assolutamente nulla. Il foglio bianco sta lì e ti fissa con il suo sarcasmo spietato e se la ghigna mentre l’unica cosa che puoi fare per togliertelo di torno è cercare un preambolo abbastanza credibile per spezzare il blocco mentale che ti afferra ogni volta che realizzi la tua incompetenza.
Mangiasabbia degli Ubba Bond è quel disco. Quel maledetto e meraviglioso disco.

Il duo bolognese composto da Andrea Bondi e Guglielmo Ubaldi si riunisce e tiene la porta aperta per tante collaborazioni che rendono questo lavoro un gigantesco archivio di influenze, temi, suoni e sperimentazioni che non può essere preso sottogamba.
Campionature elettroniche si accompagnano a testi da cabaret, influenze jazz fanno da sfondo al nonsense e sonorità rock si fondono con una malinconia e nostalgia che permeano tutto il disco e che non permettono un ascolto passivo e semplicemente di fruizione. L’incedere sardonico di voce e basso in Bob frena di botto per lasciare spazio alla nostalgica esplosione di Girasoli olandesi, la poesia cantata lascia il posto ad uno storytelling in salsa elettronica all’interno della stessa Sushi.
Lo stile di scrittura non è da meno, dal flusso di coscienza di Filo interrotto al riadattamento del racconto di Max Guidetti su Su milioni di auto, la penna dei bolognesi dimostra la sua estrema malleabilità.
In tutto questo, tra ironia ed esagerazione si fa largo con sincerità viscerale una malinconia mai teatrale, quanto profondamente umana e consapevole. Un sorriso un po’ triste che non ingrigisce ciò su cui si posa, ma diventa capace di dare colore nuovo, una vividezza che solo il vissuto può dare.

Mangiasabbia è figlio di un intenso lavoro che viene richiesto anche all’ascoltatore, non va subìto premendo play una volta e arrivando alla fine senza rifletterci, da cui ben si capisce la scelta degli intermezzi strumentali nello sfondo ambient de Le correnti e le schitarrate di Sake, e come tale va considerato.
È vero e proprio artigianato musicale, un bacino di esperienze musicali e di vita da cui poter attingere a piene mani.

Tracklist:
01. Solo per matti
02. Bob
03. Girasoli olandesi
04. Sale
05. Sushi
06. Le correnti
07. Filo interrotto
08. Temporeale
09. Su milioni di auto
10. Sake
11. Aprile
12. Piove il mondo