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Giovanni Tamburino

Ministri – Cronaca Nera e Musica Leggera (Woodworm/Universal 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Giovanni Tamburino

Dire che questi siano tempi strani è fondamentalmente ridicolo. Sono tempi completamente fuori fase, in cui apparenti sicurezze si alternano a instabilità fin troppo concrete, in un loop senza fine di riaperture e chiusure, prima ancora che di negozi, stadi e ristoranti, mentale.
La crisi che si è innescata è subdola quanto evidente: lobotomizzati tra indici Rt e conteggi, veri o falsati che siano, ci ritroviamo a galleggiare senza la capacità di fronteggiare la prossima onda. O ondata.

Imperversano opinioni, titoli di giornale e allarmismi di ogni sorta, strappando le giornate dalla nostra presa e rendendoci utenti passivi della vita, mentre la stessa ci scorre davanti. In tale contesto di sincopata disperazione, dove tutto è indice di un problema, ma nessuno riesce a comprendere se questo sia il Covid-19, il governo o un’informazione spicciola da clickbait, il ritorno di una band di veterani come i Ministri ha in tutto e per tutto l’effetto di una sana e necessaria terapia del dolore.
Tre anni dopo l’uscita di Fidatevi, sesto album, e anticipato dal singolo Peggio di niente, esce il 14 maggio Cronaca nera e Musica leggera: un’inattesa quanto necessaria mazzata sulle gengive in quattro brani, un EP che condensa in sé tutta la capacità di osservazione e di reazione che la band milanese ha sempre dimostrato negli oltre quindici anni di carriera.

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Cosa ci direbbe, il nuovo singolo dei Fast Animals And Slow Kids con Willie Peyote

N E W S


Articolo di Giovanni Tamburino

Sono tante le canzoni di cui abbiamo bisogno senza saperlo, quelle che ci riportano alla mente esperienze passate e diventano monito per il nostro presente e futuro.
Ciò che sorprende di più è che la maggior parte delle volte questo avvenga attraverso le parole, le domande più semplici.
Il nuovo singolo dei Fast Animals and Slow Kids, nato insieme all’amico Willie Peyote, è sicuramente uno di questi, con una di quelle frasi che negli anni non smetteranno mai di abbandonare il modo con cui ognuno si approccia al mondo, nel bene e nel male: “Che cosa ci direbbe mamma?” Dopo i due singoli lanciati durante questo duro biennio di pandemia, Come conchiglie e Come un animale, i FASK tornano il 23 aprile con Cosa ci direbbe: un brano che nella sua melodia trascinante e a tratti nostalgica si fa provocazione verso quel vizio tutto umano di giudicare gli altri secondo i nostri canoni e di cui, almeno una volta, ogni essere umano è stato vittima e carnefice.

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Downfalls High – di Machine Gun Kelly & Mod Sun (USA, 2021)

C I N E M A


Articolo di Giovanni Tamburino

C’è Fenix, un giovane punk. Un adolescente decisamente outsider. In sedia a rotella in ospedale. Con una benda sull’orecchio.
O meglio, dove avrebbe dovuto esserci, visto che Fenix l’orecchio se l’è tagliato. A scuola. Sul palco dell’auditorium. Il giorno della consegna dei diplomi.
Perché Fenix, giovane punk e adolescente outsider, è in ospedale, su una sedia a rotelle, con una benda dove prima c’era l’orecchio, visto che se lo è tagliato a scuola, sul palco dell’auditorium il giorno della consegna?
Questa è la storia di Fenix. E Scarlett.
Alla Downfall’s High.

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Machine Gun Kelly – Tickets to my Downfall (Bad Boy/Interscope Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Ci hanno provato tutti, ma davvero tutti.
In migliaia lo hanno dato per morto, in centinaia si sono presi il merito di averlo sepolto una volta per tutte.
Eppure non si fa in tempo a dirlo, che ci si sente di nuovo il suo fiato sul collo. Immortale o eternamente redivivo, questo è il dilemma.
Oppure, più semplicemente questa è la condizione esistenziale naturale del punk rock: l’essere sempre sfasciato, accartocciato e da esso trarre la sua forza primordiale, spuntando da un paio di accordi su una chitarra sgangherata.
In questo caso, la sei corde in questione è la Schecter rosa shock di un tale Colson Baker, in arte Machine Gun Kelly, superstar dell’hip hop a stelle e strisce che entra di prepotenza nel mondo degli amplificatori distorti e delle corna sollevate ai concerti.


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Fast Animals and Slow Kids – Come reagire al presente (BeccoGiallo, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

È una giornata come tante nella campagna umbra, una giornata come tante per i quattro amici che portano fuori dal casolare e caricano sul furgone gli strumenti per una serata come tante altre. I Fast Animals and Slow Kids si preparano al concerto parlando, ridendo e cazzeggiando in quello che nell’ultimo decennio è diventato un rituale preparatorio per loro.
Una giornata come tante altre, un concerto come tanti altri, eppure qualcosa inizia a stonare. Qualcosa aleggia dentro e fuori dalle teste dei musicisti più perugini del vecchio stivale, sconvolgendo un equilibrio che si rivela più precario di quanto i fan da sotto il palco possano immaginare. Cosa può salvare dal collasso l’esperienza FASK?

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Paolo Bontempo, Gianluca Dario Rota – Giugno (Sperling & Kupfer, 2020)

L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

Il periodo dell’anno tra giugno e settembre ha un tempo tutto suo, un valore tutto suo. Qualunque ostacolo impedisca il suo forsennato svolgimento ha il peso del peccato più efferato contro natura, è un furto imperdonabile di secondi che non torneranno. Deve correre, pazzo e implacabile.

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Ubba Bond, Mangiasabbia (autoprodotto, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Ci sono dischi di cui non si ha la minima idea di come parlarne.
Sono quei dischi che ad un primo ascolto ti dici che hai afferrato il concetto, che sei pronto a buttar giù i classici tre scroll per spiegarlo.
Quegli stessi dischi che, invece, appena ti prepari a scrivere ti sbattono in faccia che non hai capito assolutamente nulla. Il foglio bianco sta lì e ti fissa con il suo sarcasmo spietato e se la ghigna mentre l’unica cosa che puoi fare per togliertelo di torno è cercare un preambolo abbastanza credibile per spezzare il blocco mentale che ti afferra ogni volta che realizzi la tua incompetenza.
Mangiasabbia degli Ubba Bond è quel disco. Quel maledetto e meraviglioso disco.

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Claver Gold & Murubutu – Infernvm (Glory Hole Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Da una selva sonora di scratch e basi strumentali sinistre iniziano a riecheggiare alcune tra le terzine più celebri del viaggio che stiamo per intraprendere in maniera ben diversa dai tempi dei banchi di scuola.
Il 31 marzo, in occasione della ricorrenza della fine della prima parte del viaggio di Dante Alighieri, con Selva Oscura si apre INFERNVM, il joint album di Claver Gold e Murubutu, maestri e protagonisti assoluti dello storytelling all’italiana, che non fanno mistero della passione per la penna del Sommo Poeta e ci fanno incontrare con uno sguardo nuovo la celebre cantica della Divina Commedia.

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La metropoli e la Parola: quattro chiacchiere con Carlo Corallo

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Tamburino

Ho appena messo fuori dal frigo birra e altre cose da bere quando suonano al citofono. È arrivato.
Vado ad aprire e sorrido pensando che Carlo Corallo, uno dei rookie dello storytelling italiano, indicato da Murubutu come una delle promesse del genere, con il primo album appena sfornato, è la stessa persona con cui ho passato le ricreazioni a parlare di musica al liceo classico Umberto I di Ragusa, pomeriggi a base di giochi di ruolo in un garage polveroso e serate nei pub che ci hanno visto crescere e che ci ritrovano ogni volta che torniamo da Milano per le vacanze.
Mentre sto lì a divertirmi e sentirmi un po’ un vecchio con questi pensieri, Carlo è alla porta. Ci salutiamo, lo faccio entrare e gli riempio il bicchiere mentre ci buttiamo sui divani di casa mia e iniziamo a chiacchierare di come vanno l’università e le nostre vite, prima di arrivare al motivo dell’invito e iniziare.

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