R E C E N S I O N E
Recensione di Giovanni Tamburino
Che suono ha l’ironia? Che note fa il sarcasmo? Quanto puoi distorcere l’ingenuità e raddrizzare lo scetticismo? Ma soprattutto, a cosa dovrebbe mai servire tutta questa insensata chiacchiera? Una serie di domande così pomposamente retoriche è forse uno dei modi più banali e allo stesso tempo efficaci per introdurre la recente uscita di Foreground Music, ultimo album dell’artista statunitense Ron Gallo per l’etichetta Kill Rock Stars, pubblicato agli inizi di marzo.
Diventato uno dei punti di riferimento della scena indie nordamericana fin dal 2017 con l’uscita di Heavy Meta, Ron Gallo ha inaugurato una carriera brillante che lo ha portato a esibirsi su palchi celebri come il Coachella e a far scoprire la sua musica in tutto il mondo, inerpicandosi in esplorazioni musicali a partire da una base di immortale garage rock che, a volte celandosi per tornare più arrogante di prima, diventa un’attitudine prima che un marchio di stile.

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Un disco in equilibrio tra una profonda stratificazione sonora, sia per la complessità melodica che per il fitto intreccio di generi che, nelle sue sottotrame sempre più remote, sembra ripercorrere la storia dell’indie più autentico e probabilmente quella di uno spirito rock’n’roll genuino e primordiale.
Un ballo tra grunge e psichedelia, tra voci pop, variazioni elettroniche e chitarre saturate che ammiccano ai Joy Division e al post-punk, trascina con sé lo sguardo affilato del giovane artista, che con una pacata ironia, non fa sconti ad una società votata all’individualismo, ai meccanicismi di ogni giorno e al cinico narcisismo imperante, una celebrazione del sé che dal piedistallo ha perso la bussola del significato (proprio come le domande in apertura).
L’impatto di Foreground Music, nei suoni e nel concetto, è lo stesso di una chitarra che si schianta su un amplificatore: un gesto che da sempre ha avuto la valenza congiunta di sacro e profano, tra la rivolta senza quartiere e il simbolico sacrificio di ciò che si ha di più caro. I due ingredienti per l’eterna rivoluzione del rock’n’roll.
Perché nel turbinio di distorsioni e irriverenza di Ron Gallo, l’impetuosità di brani come Entitled Man, della title track, si fa all’improvviso sussurro intimo sulle note di I Love Someone Buried Deep Inside of You.
Guardando la più banale delle esistenze umane ormai prodotte in serie, non soccombe la certezza di un bisogno più urgente. Resiste tenace da qualche parte dietro gli occhi vitrei incrociati per strada l’attesa di qualcosa in grado di riscuotere dal torpore di una vita presa in prestito dai cataloghi. La comfort zone, trasformatasi in una gabbia dorata, viene divelta e scardinata dalla chitarra e dalla voce spietata del musicista, impietosa come la realtà stessa.
La demolizione sistematica e chirurgica degli idoli vuoti dell’epoca nostra non resta fine a se stessa. Nell’intento quasi iconoclasta del disco è possibile riconoscere uno scavare a mani nude nella terra e nell’uomo, alla ricerca della loro natura più autentica. Ancora una volta, l’ironia, il riso, diventano un’arma estremamente pericolosa nei confronti del non vero e non essenziale. Denudano il re perché il bambino possa ridere ed essere sentito dalla folla.
Foreground Music è un disco che sputtana senza arrendersi al mondo che vogliamo mostrare e che ci illudiamo di vedere. La risata scanzonata e “perculante” di un amico caro a cui proprio non si può mentire, pronto a ricordarti il tuo io più autentico. Non prima di una bella risata, ovviamente.
Tracklist:
01. Entitled Man
02. Foreground Music
03. At Least I’m Dancing
04. Vanity March
05. Yocca Valley Marshall
06. San Benedetto
07. Can My Flowers Even Grow Here
08. Big Truck Energy
09. Life Is A Privilege?
10. Anything But This
11. I Love Someone Buried Deep Inside Of You
12. Anything But This (JB version)
Photo © Chiara D’Anzieri






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