R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Marc Ribot, nato nel 1954, originario del New Jersey, inizia a suonare la chitarra in improvvisati gruppi garage, studente di chitarra classica sotto il maestro hawaiano Frantz Casseus, dal 1978 trasferitosi a New York presta le sue doti di musicista e session man per musicisti soul e jazz della città.

Si è messo in luce come chitarrista colto e bizzarro con la formazione d’avanguardia newyorkese dei Lounge Lizards dal 1984 al 1988, al confine tra rock e free-jazz alla scuola della no-wave che ruota intorno alla Knitting Factory al fianco di John Lurie o come spalla di John Zorn, Tom Waits, Elvis Costello e Jazz Passengers.

I suoni della chitarra di Ribot sono talvolta estremamente cacofonici, ma da un altro lato suonano liquidi e swinganti. Meglio ancora, spesso passano da un estremo all’altro senza quasi farsene accorgere, ostentando una blasfema continuità di sensazioni benché la musica stia diventando sempre più dissonante. Il suo maestro riconosciuto è Albert Ayler. Dopo l’avventura caraibica con i suoi Los Cubanos Postizos (fine anni ’90) ritorna alla pura sperimentazione sonora e chitarristica.

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