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Luca Sguera AKA – Berlin Sessions (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Cominciamo dagli Aka. Chi sono? Sono un popolo pigmeo che vive tra le Repubblica Centrafricana e il Congo. Quindi si potrebbe pensare che Luca Sguera, valente compositore e pianista, si sia ispirato a questo popolo e che per fare l’eccentrico abbia scelto questo nome suggestivo per dare un titolo al suo ultimo lavoro. Non è così, perché, in realtà, gli Aka non sono stati scelti a caso. La loro musica è stata oggetto di moltissimi studi di musicologia anche per il suo carattere polifonico e studiata da registrazioni in loco da Simha Arom, etnomusicologo francese. Ma non basta: molti compositori hanno tratto ispirazione dalla loro musica, come per esempio Steve Reich, il pianista Pierre-Laurent Aimard e, in particolare, il compositore ungherese György Ligeti che tutti conoscono.

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Paolo Bacchetta Yerkir – The Storytellers (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ho sempre un po’ di timore ad ascoltare un lavoro discografico, dove la chitarra elettrica la fa da padrone. È un pregiudizio, lo so. Purtroppo per chi è cresciuto a Jimi Hendrix, Carlos Santana, Eric Clapton, Pat Metheny, Paul Motian e Leo Kottke, tanto per buttare lì (a casaccio), un po’ di nomi che siano congruenti con la mia età, tutto il resto tende a sembrare una vana rincorsa a qualcuno di irraggiungibile. Discorso stupido? No, profonda ed inconscia verità, depositata e sedimentata nel cuore. Mi ci vogliono sempre due o tre brani prima che io riesca davvero a concentrarmi sulle sonorità di una chitarra.

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Forefront – Absentia (Auand, 2020)

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Recensione di Mario Grella

Devo ammettere di non aver mai preso in considerazione l’ipotesi che Piet Mondrian potesse essere stato mio nonno, E se devo essere ancor più sincero, non mi ero mai posto il problema se Piet Mondrian avesse avuto dei nipoti. Di lui mi ero limitato a godere di quella serenità, data dal rigore del suo astrattismo geometrico. Avevo soggiornato spesso col cuore nei suoi “Tableaux”, mi ero consolato con il nitore di “De Stijl”, ma della sua parentela, nella quale avrei potuto esserci io (o voi), davvero non mi ero mai occupato. Credo però di aver capito il perché una delle più belle composizioni del nuovo lavoro discografico dei Forefront sia intitolata proprio “What if Piet Mondrian was your mother’s father”.

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Samuele Strufaldi, Tommaso Rosati – 1,15K (Auand, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Far dialogare il pianoforte con uno strumento diverso dal violino è sempre un rischio, figuriamoci con una ammasso di aggeggi elettronici, materiale da maneggiare con cura. Ci hanno provato Samuele Strufaldi e Tommaso Rosati con 1.15K nuovo disco per la collana Auand Beats della etichetta Auand Records, appena uscito in versione esclusivamente digitale (direi coerentemente con il contenuto).

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Gaetano Partipilo – Boom Collective (Auand, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Si sa che ci sono cose che in Puglia sanno fare e sanno fare bene. Tra queste cose le orecchiette, l’olio e il jazz e non necessariamente in questo ordine. Boom Collective è il nuovo album, dell’omonimo gruppo, edito dalla etichetta Auand Records e ruotante attorno al sax di Gaetano Partipilo. Sgombriamo subito il campo da un equivoco e anche da un fastidio molto personale.

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Ghost Horse – Trojan (Auand, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Mi ha fatto molto piacere, ascoltando Trojan primo album del sestetto italo-americano Ghost Horse, composto da Dan Kinzelman al sax tenore e clarinetto basso, Filippo Vignato al trombone, Glauco Benedetti alla tuba e euphonium, Gabrio Baldacci alla chitarra, Joe Rhemer al basso, Stefano Tamborino alle percussioni, sapere che c’è ancora qualcuno che si ricordi degli indiani d’America.
Osservazione forse singolare, ma necessaria: gli indiani hanno rappresentato, almeno per quelli della mia generazione, uno dei primi simboli della resistenza al tentativo di una globalizzazione sfrenata e senza regole, tanto, mi sia consentito il ricordo personale, che la “radio libera” a cui collaboravo, nel remoto 1977, Kabouter, aveva nell’affiche proprio due indiani d’America che ricordano molto la foto di “Toro seduto”, elaborata dal geniale Evan Ross Murphy per la copertina dell’album.

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