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Matteo Bortone – No Land’s (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

È uscito di recente per l’etichetta Auand Records l’ultimo lavoro di Matteo Bortone, in sestetto, un gruppo originario, un “combo” trasformato poi, su sollecitazione di Enrico Bettinello, per la partecipazione ad alcuni festival, tra i quali NovaraJazz. Matteo Bortone è un bassista, compositore, jazzista e qualcos’altro. Ecco, il disco è confezionato proprio con un pizzico di jazz e molto di “qualcos’altro” ed in questo sta la sua originalità. Se devo essere sincero fino in fondo, e su queste pagine lo sono sempre stato, io continuo a preferire il jazz al “qualcos’altro”, perché ho sempre considerato il jazz un “qualcos’altro” di suo, senza bisogno eccessivo di sconfinamenti e, non tanto per le difficoltà classificatorie, ma solo perché il “qualcos’altro” mi sembra sempre un tributo da pagare per farsi accettare, anche al di fuori dell’ambito jazz, uno strizzare l’occhio alla musica “da consumare”, per parafrasare una nota teoria di Riccardo Bertoncelli.

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She’s Analog – What I Bring, What I Leave (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Nello scorso mese di settembre è arrivato sul mercato un oggettino sonoro di tutto riguardo confezionato da Stefano Calderano (chitarra, effetti), Luca Sguera (rhodes, prophet) e Giovanni Iacovella (batteria, live electronics). Il gruppo si chiama She’s Analog e il lavoro What I Bring, What I Live, prodotto da quella piccola ma inesauribile miniera di novità che è la Auand Records. Dopo aver rimosso il cellophane, quello della bella ed inquietante copertina che riproduce un’opera di Manuela Naddeo, comincerei a parlare dell’oggettino prendendo spunto da uno dei pezzi più minimali e, a mio modo di vedere, più originali del disco, Revolution.

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Samuele Strufaldi, Tommaso Rosati – Profondo (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Il tema del viaggio è certamente uno dei più utilizzati dalla musica di tutte le epoche, di tutte le latitudini e di tutti i generi. Spesso però il problema non è tanto il tema o la destinazione, ma il modo di trattarlo. Quello del compositore e pianista Samuele Strufaldi con Tommaso Rosati all’elettronica, è un viaggio nell’abisso. Devo ammettere che, per chi come me si impigrisce anche solo ad andare alla spiaggia, un viaggio negli abissi sarebbe non solo scarsamente desiderabile, ma del tutto inimmaginabile. Ma è per questo che ci sono gli artisti. E così sprofondato nel mio divano Frau, mi preparo all’immersione.

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PazzfortheJazz: Intervista ai fondatori del progetto musicale

I N T E R V I S T A


Articolo curato da James Cook

Vivendo praticamente immerso nella musica, succede spesso che mi appassioni a progetti ed idee sentendo il desiderio di approfondirle. Sempre più, negli ultimi anni, mi lascio ispirare dall’universo che ruota intorno al jazz, alla world music, alle mille influenze e contaminazioni che si interconnettono tra di loro in riferimento a questi mondi sonori. Tra i numerosi canali disponibili per trovare stimoli sempre nuovi, da qualche tempo mi capita di esplorare mixcloud. Proprio qui ho incontrato un progetto che mi ha colpito: Pazzforthejazz.
Ho scoperto che dietro a questo curioso moniker si celano due giovani catanzaresi: Sharon Esse e Matteo Caglioti (MTCGT). Mi sono messo in contattato con Sharon per rivolgerle alcune domande alla vigilia di una interessante pubblicazione: il nuovo mix dedicato alla produzione recente della Auand Records, una delle etichette indipendenti di riferimento per il jazz italiano da circa vent’anni, guidata da Marco Valente.
Nel mix troverete brani tratti dai recenti lavori di Forefront, Gaetano Partipilo, Michelangelo Scandroglio, Paolo Bacchetta, Satoyama e Stefano Coppari.

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Stefano Coppari – Scar Let (Auand, 2020)

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Recensione di Mario Grella

A Stefano Coppari e alla sua band, oltre che giocare abilmente con gli strumenti, piace giocare anche con le parole. E questa è sicuramente una dote, poiché i grandi giocolieri di parole, da Raymond Queneau a Georges Perec, sono sempre stati alunni un po’ discoli ed indisciplinati e avrebbero avuto bisogno di un maestro severo, per esempio Ludwig Wittgenstein, ma sono sempre stati anche molto divertenti. Il titolo dell’ultima fatica di questo bravo chitarrista, lascia poco (o tanto), spazio ai dubbi: Scar Let. Dopo l’enigmatico e inquietante titolo si prosegue con Alt Her Hego, Heartbeat. Allora “lasciamoci cicatrizzare” da questo disco, meno inquietante nei suoni, di quanto non sia nelle title-track. 

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Hobby Horse – Goodnight Moon (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Avevo ascoltato gli Hobby Horse a NovaraJazz, qualche anno fa e i tre musicisti in varie formazioni, e sinceramente mi aspettavo da questo loro ultimo lavoro qualcosa di completamente diverso. Ma questa non è affatto una sorpresa negativa. Goodnight Moon contiene brani che loro stessi definiscono “ninne-nanne inquietanti”, forse perché composte durante l’ormai famigerato “lockdown”, forse solo per la voglia di frugare, attraverso suoni non consueti, nel profondo dell’animo umano. Suoni sporchi, timbri profondi, ritmi lenti, verrebbe da dire “cime abissali” per citare Alexandr Zinov’ev.

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Luca Sguera AKA – Berlin Sessions (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Cominciamo dagli Aka. Chi sono? Sono un popolo pigmeo che vive tra le Repubblica Centrafricana e il Congo. Quindi si potrebbe pensare che Luca Sguera, valente compositore e pianista, si sia ispirato a questo popolo e che per fare l’eccentrico abbia scelto questo nome suggestivo per dare un titolo al suo ultimo lavoro. Non è così, perché, in realtà, gli Aka non sono stati scelti a caso. La loro musica è stata oggetto di moltissimi studi di musicologia anche per il suo carattere polifonico e studiata da registrazioni in loco da Simha Arom, etnomusicologo francese. Ma non basta: molti compositori hanno tratto ispirazione dalla loro musica, come per esempio Steve Reich, il pianista Pierre-Laurent Aimard e, in particolare, il compositore ungherese György Ligeti che tutti conoscono.

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Paolo Bacchetta Yerkir – The Storytellers (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ho sempre un po’ di timore ad ascoltare un lavoro discografico, dove la chitarra elettrica la fa da padrone. È un pregiudizio, lo so. Purtroppo per chi è cresciuto a Jimi Hendrix, Carlos Santana, Eric Clapton, Pat Metheny, Paul Motian e Leo Kottke, tanto per buttare lì (a casaccio), un po’ di nomi che siano congruenti con la mia età, tutto il resto tende a sembrare una vana rincorsa a qualcuno di irraggiungibile. Discorso stupido? No, profonda ed inconscia verità, depositata e sedimentata nel cuore. Mi ci vogliono sempre due o tre brani prima che io riesca davvero a concentrarmi sulle sonorità di una chitarra.

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Forefront – Absentia (Auand, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Devo ammettere di non aver mai preso in considerazione l’ipotesi che Piet Mondrian potesse essere stato mio nonno, E se devo essere ancor più sincero, non mi ero mai posto il problema se Piet Mondrian avesse avuto dei nipoti. Di lui mi ero limitato a godere di quella serenità, data dal rigore del suo astrattismo geometrico. Avevo soggiornato spesso col cuore nei suoi “Tableaux”, mi ero consolato con il nitore di “De Stijl”, ma della sua parentela, nella quale avrei potuto esserci io (o voi), davvero non mi ero mai occupato. Credo però di aver capito il perché una delle più belle composizioni del nuovo lavoro discografico dei Forefront sia intitolata proprio “What if Piet Mondrian was your mother’s father”.

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