R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

A Stefano Coppari e alla sua band, oltre che giocare abilmente con gli strumenti, piace giocare anche con le parole. E questa è sicuramente una dote, poiché i grandi giocolieri di parole, da Raymond Queneau a Georges Perec, sono sempre stati alunni un po’ discoli ed indisciplinati e avrebbero avuto bisogno di un maestro severo, per esempio Ludwig Wittgenstein, ma sono sempre stati anche molto divertenti. Il titolo dell’ultima fatica di questo bravo chitarrista, lascia poco (o tanto), spazio ai dubbi: Scar Let. Dopo l’enigmatico e inquietante titolo si prosegue con Alt Her Hego, Heartbeat. Allora “lasciamoci cicatrizzare” da questo disco, meno inquietante nei suoni, di quanto non sia nelle title-track. 

Mi verrebbe da dire che si tratta di un lavoro “quieto” dove l’aggettivo ha una valenza del tutto positiva. Dopo tanta musica di ricerca e sperimentazione, mi fa piacere abbandonarmi alla quiete, soprattutto se a dettarne le regole, è una bella chitarra come quella di Stefano Coppari, sostenuto ed incoraggiato da un pianoforte di taglia “extra-colta” come quello di Nico Tangherlini, dal contrabbasso mai in secondo piano di Lorenzo Scipioni e dalla batteria “organica” (come si diceva degli intellettuali del PCI), di Jacopo Ausili. Il risultato del melange è eccellente, mai travalicante, molto rilassante, molto spesso sognante. Un’oasi di pace e riflessione, dopo che negli ultimi tempi, i miei apparecchi di riproduzione sono stati messi a dura prova da tutte le possibili armonie e, soprattutto, disarmonie e urla sonore. Ma se pensate ad un pedissequo “ritorno all’ordine” vi sbagliate, questo bel lavoro in uscita per dalla Auand Records, è più somigliante al “retour à la raison”, titolo di una famosa opera di Man Ray per nulla “ragionevole”. Molti accenti alla musica colta, molte suggestioni del grande jazz, molta vitalità armonica e timbrica. Tutti brani originali, con la sola eccezione della celebre La Mouffe, un po’ “valse musette”, un po’ Satie, del grande pianista rumeno Johnny Raducanu, con la quale il gruppo ha vinto l’omonimo festival nel 2018. Ascoltarla in questa versione un po’ destrutturata e poi  ricomposta è piacevole e stimolante come lo è, del resto, l’ascolto di tutto il lavoro di Stefano Coppari. Provare per credere.

Tracklist:
01. Verde Come
02. Alt Her Ego
03. Maine Coon
04. La Mouffe
05. Mojmak
06. Earthbeat
07. Piagura
08. Scar Let

2 responses to “Stefano Coppari – Scar Let (Auand, 2020)”

  1. Avatar angelo sassaroli
    angelo sassaroli

    ammirevole la volontà di sfondare e l’impegno profuso , la costante ricerca del meglio. Complimenti ed un sentito in bocca al lupo!

  2. […] Vivendo praticamente immerso nella musica, succede spesso che mi appassioni a progetti ed idee sentendo il desiderio di approfondirle. Sempre più, negli ultimi anni, mi lascio ispirare dall’universo che ruota intorno al jazz, alla world music, alle mille influenze e contaminazioni che si interconnettono tra di loro in riferimento a questi mondi sonori. Tra i numerosi canali disponibili per trovare stimoli sempre nuovi, da qualche tempo mi capita di esplorare mixcloud. Proprio qui ho incontrato un progetto che mi ha colpito: Pazzforthejazz.Ho scoperto che dietro a questo curioso moniker si celano due giovani catanzaresi: Sharon Esse e Matteo Caglioti (MTCGT). Mi sono messo in contattato con Sharon per rivolgerle alcune domande alla vigilia di una interessante pubblicazione: il nuovo mix dedicato alla produzione recente della Auand Records, una delle etichette indipendenti di riferimento per il jazz italiano da circa vent’anni, guidata da Marco Valente.Nel mix troverete brani tratti dai recenti lavori di Forefront, Gaetano Partipilo, Michelangelo Scandroglio, Paolo Bacchetta, Satoyama e Stefano Coppari. […]

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