R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Cominciamo dagli Aka. Chi sono? Sono un popolo pigmeo che vive tra le Repubblica Centrafricana e il Congo. Quindi si potrebbe pensare che Luca Sguera, valente compositore e pianista, si sia ispirato a questo popolo e che per fare l’eccentrico abbia scelto questo nome suggestivo per dare un titolo al suo ultimo lavoro. Non è così, perché, in realtà, gli Aka non sono stati scelti a caso. La loro musica è stata oggetto di moltissimi studi di musicologia anche per il suo carattere polifonico e studiata da registrazioni in loco da Simha Arom, etnomusicologo francese. Ma non basta: molti compositori hanno tratto ispirazione dalla loro musica, come per esempio Steve Reich, il pianista Pierre-Laurent Aimard e, in particolare, il compositore ungherese György Ligeti che tutti conoscono.

Anzi non tutti, purtroppo, ma sicuramente i cultori del cinema di qualità e, in particolare, dei tre capolavori di Stanley Kubrick, quali sono 2001 Odissea nello spazio, Shining e Eyes Wide Shut nei quali la musica di Ligeti fu ampiamente utilizzata. Abbiamo divagato? Solo apparentemente, poiché, Luca Sguera è arrivato alla musica del popolo Aka proprio studiando, a Siena, una composizione di György Ligeti, intitolata Fanfares che fa parte di una serie di studi composti tra il 1985 e il 2001; in particolare Fanfares è uno studio poliritmico che il grande musicista ungherese aveva dedicato a Volker Banfield. Abbiamo divagato? Sì, abbiamo divagato, ma, credo, ne sia valsa la pena, perché il risultato di questa ricerca e di questi approfondimenti, hanno dato vita a questo magnifico disco, Berlin Session, uscito, qualche giorno fa per la sorprendente etichetta Auand Records. Solo tre, densissimi pezzi con Luca Guera al piano e Rhodes, Francesco Panconesi, al sax tenore, Alessandro Mazzieri al basso elettrico ed elettronica e Carmine Casciello alla batteria, gruppo formatosi anche grazie al comune periodo di studi presso la Siena Jazz University. Cosa differenzia uno studio approfondito da una vaga fonte di ispirazione? Per rispondere tautologicamente a questa domanda, potrei dirvi di ascoltare il disco, che è un po’ la prova del rasoio di Occam, ma credo sia anche la strada migliore. May 23rd, titolo del primo brano, melodicamente elettronico, poi Io ho l’impermeabile e tu le ali (dal titolo di una poesia di Chandra Livia Candiani), sperimentalmente intimo e profondo, infine Arp, insinuante ed incalzante con il sax di Francesco Panconesi in grande spolvero. Tre piccoli grani di sapienza musicale, di ricerca e di poesia, un magnifico equilibrio tra l’assoluto e il quotidiano, come dicono i versi di Chandra Livia Candiani: “Non diciamo/le parole planetarie/smettiamo di farcela/ci sediamo qui/ci fermiamo/a polvere a pioggia/sul paesaggio. /Tra le pieghe delle ipotesi./Io ho l’impermeabile/tu le ali./Lasciale gridare.”

Tracklist:
01. May 23rd
02. Io ho l’impermeabile, tu le ali
03. Arp