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Charles Lloyd

Charles Lloyd – Trios: Chapel (Blue Note Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Charles Lloyd mi fa venire in mente una di quelle erbe tenaci che crescono ai margini delle strade asfaltate. Basta un briciolo di terra libera ed ecco spuntare una forma di vita indomabile, che cerca d’imporre la sua energia nonostante tutti e tutto. Eh sì, perché l’ultraottantenne saxofonista di Memphis esce in questi giorni con un disco in trio, anzi, sarebbe meglio dire con un progetto di tre album, Trio of Trios, ciascuno dei quali suonato appunto in formazione ternaria ma con musicisti sempre differenti. Il primo prodotto in uscita di questa serie s’intitola Trios: Chapel perché registrato live alla Coates Chapel nel campus della Southwest School Of Arts di SanAntonio, nel 2018, giusto un attimo prima della pandemia. Con Lloyd suonano Bill Frisell alla chitarra – già con il maestro di Memphis nel gruppo dei Marvels – e il contrabbassista Thomas Morgan che ricordiamo a fianco del chitarrista in due album registrati dal vivo al Village Vanguard, usciti entrambi per ECM – Small Town (2017) ed Epistrophy (2019). La risonanza acustica del luogo di registrazione, tipica di molti edifici religiosi, non avrebbe sopportato una batteria o comunque un qualsivoglia sistema percussivo d‘accompagnamento. La scelta di un trio drumless èdiventata quindi una motivazione necessaria che in questo caso si è dimostrata oltremodo azzeccata per meglio evidenziare il lavoro dei singoli musicisti, nonché i loro momenti d’insieme. La musica che ne risulta non fa concessioni, è interpretata con rigore ed equilibrio e l’ultima cosa che dobbiamo pensare è quella di ascoltare un intrattenimento disimpegnato di un anziano sassofonista – e anche flautista in questa circostanza – coadiuvato da altri musicisti che lo vogliano omaggiare. Invece, tra cover e riproposte di vecchie composizioni, tra il pubblico che si avverte raramente con qualche applauso – insolita scelta quella di cancellare e sfumare il consenso del pubblico non appena possibile – il concerto si snoda con eleganza e suoni asciutti, seguendo un preciso percorso creativo ed improvvisativo dove scrittura ed estemporaneità s’integrano con naturalezza. Conosciamo bene Lloyd, sappiamo che non è un devastatore di melodie quando approccia materiale non suo ma un meraviglioso re-interprete e in questo caso, accanto a lui c’è Frisell che ha in comune con Lloyd lo stesso atteggiamento di creativo rispetto per la tradizione e per i brani altrui. Il contrabbassista Morgan è un monumento di discrezione, un musicista attualmente richiestissimo impegnato in una continua trama di note febbricitanti per tenere insieme la musica senza lasciare troppi vuoti. A margine, una nota positiva anche per l’ingegnere del suono, che ha saputo ottenere un’ottimale messa a fuoco degli strumenti.

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Charles Lloyd & The Marvels – Tone Poem (Blue Note Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Credo che un musicista possa dirsi realizzato quando riesca a essere sempre se stesso, suonando quello che più gli piace, cambiando strada e compagni di viaggio ad ogni luna nuova, indipendentemente dagli impegni contrattuali con le etichette discografiche. In questo senso Charles Lloyd può dirsi un artista più che realizzato. Nella sua lunga carriera di sassofonista, oggi ultra ottantenne, Lloyd ha sempre mescolato le sue carte, trasvolando su generi musicali diversi senza mai perdere di dignità, anzi, arricchendo i luoghi di transito con la fantasiosa impronta dei suoi fiati, soprattutto sax tenore e flauto. Che sia un jazzista di provata fede non vi sono dubbi, tuttavia egli s’è spesso esposto alle radiazioni del rock, soprattutto in un arco temporale che copre la prima metà dei ’70, collaborando con alcune band tra le più accreditate del tempo, come ad esempio i Beach Boys, i Canned Heat e persino i Doors del breve periodo post morrisoniano. Con i Marvels, Lloyd paga il suo pegno al mondo del rock scegliendo paradossalmente di far del jazz con due chitarristi come Greg Leisz alla pedal steel guitar e Bill Frisell alla chitarra “eclettica”. Quest’ultimo è un altro spirito libero che ha incrociato la sua chitarra con artisti di numerose ed eterogenee esperienze, un po’ come Lloyd stesso, senza mai appendere il cappello al chiodo da nessuna parte. Questo Tone Poem si annuncia come il terzo disco insieme ai Marvels, con un organico che si completa assieme al bassista Reuben Rogers ed Eric Harland alla batteria, con l’assenza della voce di Lucinda Williams. In questo lavoro vi sono incise tracce composte dello stesso Lloyd ma vi sono anche versioni personali di due brani di Net Coleman, uno di Leonard Cohen, di Monk, di Gabor Szabo e del mitico pianista cubano Bola de Nieve, al secolo Villa Fernandez Ignacio Jacinto, detto anche “il pianista di Fidel”.

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