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Marco Pacassoni | Enzo Bocciero – Hands & Mallets (Da Vinci Jazz, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Per una serie di coincidenze in quest’ultimo anno mi sono trovato ad ascoltare e talora a recensire il lavoro di tutta una serie di vibrafonisti, soprattutto giovani, che hanno portato nel jazz una nuova, piacevole scossa sonora. Dagli americani Joel Ross, Jalen Baker, Warren Wolf fino agli italiani Di Gregorio, Perin ed ora, giustappunto, al marchigiano Marco Pacassoni. Il vibrafono è uno strumento percussivo di relativa recente invenzione – ha solo(!) un secolo di vita – che se lo ascoltate piuttosto da vicino vi fa vibrare voluttuosamente i timpani, con un’onda sonora che continua a riverberarsi creando un’insolita, piacevole sensazione di vitrea trasparenza. Lo strumento in questione, portato alle stelle nell’universo jazz da autentiche leggende come Hampton, Jackson, Burton non ha avuto però il seguito che hanno ottenuto altri strumenti come il piano o la chitarra o i più iconici fiati. Assieme alla marimba e allo xilofono, da cui differisce per la materia delle barre – nel contesto di questi ultimi in legno anziché in metallo – si è comunque conquistato il suo spazio all’interno delle formazioni jazz, spesso sostituendo uno strumento armonico come il piano o, come in questo Hands & Mallets, aggiungendosi ad esso con un effetto di piacevole, reciproca integrazione. Pacassoni, in questo disco, suona con un compagno collaudato come Enzo Bocciero, con cui è legato da durevole amicizia e con il quale ha inciso, tra altri lavori, il sorprendente Frank & Ruth del 2019 dedicato a Zappa e alla vibrafonista Ruth Underwood. La visione d’insieme di questo duo è molto garbata e melodica, con il piano di Bocciero che costruisce linee melodiche ed armoniche in un perfetto intreccio quasi contrappuntistico col vibrafono. Pacassoni, con le note fluorescenti del suo strumento, si propone alla pari senza voler sgomitare, evidentemente interessato al risultato della collaborazione sonora più che all’esibizione delle sue doti strumentali, certamente tutt’altro che trascurabili. L’impressione globale è che i due musicisti si ascoltino reciprocamente con grande concentrazione e che stiano sempre ben attenti a non oscurarsi l’un l’altro, garantendo così un flusso musicale ricco di spontanea corrente emotiva, muovendosi in ambito esclusivamente tonale.

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Sonia Schiavone – Come – Eden! (Da Vinci Jazz, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Pensavo di aver messo per errore sul vassoio de lettore del cd, Meredith Monk, poi invece mi sono accorto che forse era Suzanne Vega… E invece non erano né l’una né l’altra, era la bellissima voce di Sonia Schiavone. Basta ascoltare la intrigante versione di My favorite Things perché il pensiero corra immediatamente, non solo alla sperimentazione o alla introspezione, ma anche alla favolosa melodia di Richard Rodgers (con le rassicuranti e consolatorie parole di Oscar Hammerstein), ma anche alla indimenticabile voce di Julie Andrews (colonna sonora del film “Tutti insieme appassionatamente”). Sarebbe sufficiente questo scintillante inizio per capire che Come – Eden!, uscito a giugno per l’etichetta giapponese Da Vinci Jazz (giapponese, avete letto bene), non è un lavoro che possa passare inosservato.

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