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Greg Dulli

The Afghan Whigs – How Do You Burn? (BMG, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Antonio Sebastianelli

Questo è un periodo particolarmente fortunato per chiunque ami gli Afghan Whigs. Un nuovo disco (solido, essenziale e soprattutto necessario, di cui parleremo a breve) una tournée europea con date anche in Italia e addirittura un libro, smilzo ma intrigante, per i tipi di Arcana (!).
Gli Afgani liberali sono sempre stati, nonostante un relativo buon successo nei lontani ‘90, un gruppo singolare e financo di nicchia. Dentro e fuori dal proprio tempo. Non erano così distanti dal Grunge e dai gruppi coevi, ma allo stesso tempo si abbeveravano a piene mani alle fonti sorgive della Black Music: Soul, Funk, teatralità e pathos a quintalate. Un front man, Greg Dulli (di cui avevo già avuto il piacere di parlare qui), che scavava nel pozzo senza fondo della sessualità maschile come mai prima d’ora. 

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Greg Dulli- Random desire (Royal cream, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

La sua voce non giocava più, la sua voce era un fiotto di sangue, degna per il suo dolore e la sua sincerità, di aprirsi come una mano di dieci dita sui piedi inchiodati, ma pieni di burrasca, di un Cristo di Juan de Juni…”. Federico Garcia Lorca – Gioco e Teoria del Duende

Capita nel corso della propria esistenza di entrare in contatto con anime uniche, sia nella vita di tutti i giorni che nella musica. Persone che involontariamente riescono a tracciare una linea di demarcazione. Un prima e un dopo. In alcuni casi (e qui parlo nello specifico di alcuni artisti) sono in grado di illuminare e chiarire una parte di te che avevi solo vagamente presentito. A me è successo nel 2006 ascoltando per la prima volta “quella voce”. La Voce di Greg Dulli. Nato nel 1965 a Hamilton, Ohio e titolare con gli indimenticabili Afghan Whigs prima e sotto altri nomi poi, di alcuni degli album più interessanti degli ultimi trent’anni.

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