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Liam Gallagher

Liam Gallagher – C’mon You Know (Warner Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Sono passati decisamente i tempi del tamburello e di quando Liam Gallagher, voce carismatica, infiammava le platee dei più grandi festival europei e non, alla guida degli Oasis. È vero, in quel caso le guide erano due, suo fratello Noel, il vero comandante in capo che si occupava della sala macchine e lui, simbolo innato di spregiudicatezza che dirigeva il veliero verso nuovi orizzonti e oasi di piacere sempre più ampie di pubblico adorante. Oggi abbiamo davanti una forma nuova, un musicista in crescita costante con la voglia di sperimentare e imparare sia a livello di strumentazione che a livello di cura dei suoni in studio. C’mon You Know, occorre dirlo subito, si presenta come disco più maturo rispetto ai precedenti As You Were del 2017 e Why Me? Why Not. del 2019, e la prima avvisaglia è proprio l’introduzione di More Power, primo pezzo di questa nuova raccolta di canzoni. Voci angeliche ci accolgono con effetto straniante, per un testo maturo nel quale Liam canta “Mother, I’ll admit that I was angry for too long/ Mamma, ammetto di essere stato arrabbiato per troppo tempo” dove è impossibile non rilevare una nota autobiografica.

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Oasis Knebworth 1996 – di Jake Scott (Gran Bretagna, 2021)

C I N E M A


Articolo di Silvia Folatti

Non è un film sugli Oasis e sulle vicende turbolente dei fratelli Gallagher. È un docufilm su quel grande rito collettivo che noi tutti ricordiamo bene e che ci manca da morire: il concerto, non in teatro o all’aperto seduti col distanziamento ma quello col bagno di folla, il sudore, gli spintoni, la fatica ma insieme la magia, l’adrenalina, la passione, il piacere puro e la gioia assoluta di condividere all’unisono un’emozione, un sogno, un’armonia fugace e proprio per questo perfetta. Sul palco ragazzi o ex ragazzi come noi che per scommessa, cocciutaggine, ribellione e un pizzico di fortuna ce l’hanno fatta ma che senza il vero talento, coltivato con coraggio e convinzione suonerebbero ancora in qualche club indie rock di Manchester e dintorni.
Ma loro no, negli anni ’90 in pochissimo tempo sono assurti da band promettente a gruppo cult più acclamato del Regno Unito e non solo, polverizzando il successo e oscurando il prestigio di altre band consolidate e adorate da schiere di adolescenti e giovani amanti del Brit-pop.

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Liam Gallagher – Why Me? Why Not (Warner Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Dove eravamo rimasti?
Ah si, As you were di Liam batte Who built the moon? degli High flying birds di Noel 1 a 0 e palla al centro, come direbbero i 2 fratelloni tifosi del Manchester City.
Ma se è la fede calcistica ad unirli, non si può dire lo stesso del sangue… Tante le diatribe familiari e troppe le rivalità, sfociate in quel maledetto 29 agosto 2009 a Parigi, quando la chitarra che aveva accompagnato Noel durante tutti i live intorno al mondo (All around the world) si infranse in mille pezzi sul suolo francese, scagliata con una tale violenza da Liam che quel gesto segnò il punto di non ritorno.

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