R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Dove eravamo rimasti?
Ah si, As you were di Liam batte Who built the moon? degli High flying birds di Noel 1 a 0 e palla al centro, come direbbero i 2 fratelloni tifosi del Manchester City.
Ma se è la fede calcistica ad unirli, non si può dire lo stesso del sangue… Tante le diatribe familiari e troppe le rivalità, sfociate in quel maledetto 29 agosto 2009 a Parigi, quando la chitarra che aveva accompagnato Noel durante tutti i live intorno al mondo (All around the world) si infranse in mille pezzi sul suolo francese, scagliata con una tale violenza da Liam che quel gesto segnò il punto di non ritorno.

Da quella chitarra spezzata ne derivarono migliaia di cuori infranti e di lacrime amare da parte di tutti i milioni di fans. Il giocattolo si era rotto e la favola conclusa anticipatamente. E adesso? Le strade si divisero ma gli obiettivi dei due rimasero intatti: fare rock e agitare folle al ritmo di buona musica.
Liam per un po’ ha provato a rimettere assieme i cocci, proponendo i Beady Eye come debole risposta allo scioglimento della band. La formula non ha funzionato e il progetto con gli ex Oasis (senza Noel) va in fumo dopo due soli album. Rimaneva solo un’ultima cosa da fare, un ultimo tentativo per riaccendere la fiamma e far ripartire quella macchina perfetta composta dal suono di una semplice chitarra e la sua voce.

Our kid decide di intraprendere il suo percorso e di farlo da solo, con le proprie gambe e con le proprie idee. A detta di molti critici musicali, una strada decisamente azzardata per uno che, con tutto il rispetto, aveva fin lì scritto molto poco e quel poco anche un po’ banale (Little James su tutte). Ma la semplicità paga quasi sempre, soprattutto se ti chiami Liam Gallagher e sei l’icona del rock made in UK per eccellenza. Aveva stupito tutti il più piccolo dei fratelli, pubblico, critica e me compreso, con il debutto di As you were, un lavoro talmente semplice e talmente bello nel suo ascolto da ricordare veramente i primi Beatles.
Non giriamoci troppo attorno; lo stile è il medesimo dei 25 anni di carriera precedenti, ma pezzi del calibro di For what it’s worth e Paper Crown rimarranno indelebili nei cuori dei fan di vecchia e nuova generazione. A distanza di 2 anni, Liam vuole stupire di nuovo il mondo con la sua semplicità. In uscita il 20 settembre, ecco la seconda perla solista, Why me? Why not?, titolo ispirato ovviamente a due dipinti di Lennon (ma guarda un po’).

Il secondo album si avvale, come nel primo, della collaborazione di Greg Kurstin e Andrew Wyatt, ed è subito chiaro l’intento del giovane Gallagher, ovvero fare ciò che gli piace senza banali ed inutili sperimentazioni cosmiche lunari o finte evocazioni psichedeliche. Ed esprime tutto questo nelle parole del primo singolo estratto Shockwave, dove lancia un messaggio chiaro a detrattori e non, con una velata voglia di rivalsa su qualcuno in famiglia, ovvero “Now I’m back in the city /The lights are up on me/ They tried to keep me locked away/ But hallelujah I feel free” (Sono tornato a casa gente, sotto le luci della ribalta perché qualcuno voleva tenermi rinchiuso, ma ora finalmente sono libero ndr).

La libertà di urlare e di gridare in The River ( “You gotta scream and shout”) è la prova che Liam sentiva il peso del successo addosso ma con la consapevolezza di poter dare ancora un senso a questo vuoto periodo dove il rock latita a favore di generazioni indirizzate su altri generi. Poi succede che un giorno passa per radio Once e si rimane a bocca aperta, senza fiato, una ballata in cui è difficile trattenere quella lacrima che sta per scendere sul viso. La magia che si crea fra chitarra e voce è unica, non è descrivibile con parole. Una canzone da dedicare al più caro degli amici o alla donna che si è amata per una vita.

In One of us il ragazzo di Manchester lancia una frecciata nemmeno troppo velata al fratello maggiore su quello che sarebbe potuto essere e non è stato, con un video molto toccante sulla falsa riga di Wonderwall. E sicuramente è con pezzi come Be Still, Halo e Invisible Sun che Liam potrà riconquistare i cuori spezzati dei fan, dove il rock la fa da padrone come nei memorabili anni novanta. L’ultima menzione di nota è per Now that I’ve found you dedicata alla famiglia, alla sua futura moglie Debby Gwyther, ma anche e soprattutto alla figlia Molly riabbracciata dopo 19 lunghi anni.

Non si è mai perso del tutto il nostro Liam Gallagher, aveva solo bisogno di percorrere la sua strada, da solo, ubriaco di sogni e di speranze, con una maturità artistica ormai raggiunta ma senza dimenticare di essere ancora l’icona del rock che vola verso l’universo dei grandi… in una supernova di champagne.