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Pavement – Terror Twilight : Farewell Horizontal (Matador Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Terror Twilight, parafrasando il titolo, rappresenta in tutto e per tutto il “Crepuscolo dei Pavement”. Ricordo nello specifico il momento storico dell’uscita, nel 1999 del quinto e ultimo album della band. Il canto del cigno. In un’intervista del periodo, Stephen Malkmus raccontava al giornalista il suo processo creativo e l’evoluzione dello stesso nell’arco della loro decennale carriera. Nella fattispecie, il genietto capostipite di tutta una serie di Nerd che sarebbero usciti fuori dal maelström creativo dell’alternative rock post anni ’90 disse che registrare un disco in quelle condizioni stava diventando troppo complicato. Quali erano le difficoltà? Tanto per cominciare la natura stessa della band. Quello che era nato come un progetto estemporaneo era ora un gruppo a tutti gli effetti composto da polistrumentisti talentuosi, pieni di idee, ma anche di impegni istituzionali. Essere bravi paga, ma porta con sé responsabilità. Correlato a questo aspetto non di poco conto vi era da aggiungere la distanza fisica dei membri della band, sparsi per gli States e l’avvento delle nuove opportunità dovute dal passaggio tecnologico in atto in quegli anni. Malkmus e soci stavano tentando di registrare le loro impressioni in file mp3, cosa mai provata sino ad allora, per poi scambiarsi gli stessi attraverso dei lentissimi download e sui quali ognuno degli altri, imprimeva il proprio contributo strumentale. Il processo si concludeva comunque in studio di registrazione perché ancora non si era preso atto del fatto che fosse possibile registrare tutto a distanza. Assieme a Nigel Godrich (il sesto Radiohead per intenderci), realizzarono pertanto l’ennesima magia.

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Amelie Tritesse: anche a Teramo esiste una scena musicale

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Ho conosciuto gli Amelie Tritesse per caso ed in maniera piuttosto curiosa: due mesi fa Rumore ha pubblicato una bella inchiesta sul giornalismo e sull’editoria musicale. Trovandomi in qualche modo da quella parte della barricata (anche se ovviamente in maniera totalmente approssimativa e dilettantistica) l’ho letto con piacere e ho poi scritto a Manuel Graziani, uno degli autori, per ringraziarlo e per offrirgli un paio di mie considerazioni sull’argomento. Tra una cosa e l’altra, è venuto fuori che suona e che ha un gruppo, gli Amelie Tritesse, appunto, con il quale ha pubblicato due dischi.
L’ascolto su Bandcamp del loro secondo lavoro Sangue di provincia mi ha davvero colpito: l’unione dello spoken word alle parti cantate e degli arpeggi di chitarra stranianti a fraseggi ed atmosfere al confine tra il Garage Punk e la New Wave, mi sono sembrate subito caratteristiche fuori dal comune, come se l’eccletismo dei Pere Ubu incontrasse la complessa costruzione di paesaggi sonori tipica dei Massimo Volume. Mi è venuta voglia di saperne di più e così ho chiamato Manuel al telefono e mi sono fatto raccontare un po’ di cose della sua band, dell’ultimo disco, della sua passione per la scrittura e dei prossimi progetti futuri. Chiacchierata interessante ed una band che, pur non facilissima come proposta, merita senza dubbio di essere ascoltata…

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