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Austin Meade – Abstract Art of An Unstable Mind (Snakefarm Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Quando mi sono imbattuta nel suo album, lo confesso, non sapevo neanche chi fosse Austin Meade e la prima reazione è stata: “Ah però…”, poi sono andata avanti così fino all’ultima traccia. Bel faccino, l’emergente texano, barba e lunghi capelli biondi nella cover tutta colorata di Abstract Art of An Unstable Mind, pubblicato il 7 ottobre per Snakefarm Records, seconda collaborazione con l’etichetta inglese dopo il lavoro di esordio Black Sheep, con cui aveva superato i sessanta milioni di streaming, del resto la mission della scuderia di Dante Bonutto è quella di far conoscere nomi nuovi del panorama rock roots, country e blues (tra i vari nomi anche The White Buffalo). Meade suona a livello professionale da sette anni, essendosi fatto le ossa in tour, nella scena Red Dirt del Texas e dell’Oklahoma, capace di spaziare tra la pesantezza del rock e la crudità della musica emo, sempre però mostrando le sue straordinarie doti di cantautore in ogni brano. Un lavoro di diciannove pezzi, in realtà non tutti veri e propri brani, perché alcuni sono interludi parlati della immaginaria stazione radio LMAM. Alla realizzazione del disco hanno collaborato il suo chitarrista di lunga data e partner creativo David Willie, il batterista Aaron Hernandez e il bassista Jordan Pena. Si potrebbe definire un concept album, un viaggio attraverso le varie tappe della vita di tre personaggi, dall’adolescenza all’età adulta: così Austin, nei panni di un regista in formato audio, accompagna i suoi personaggi, descrivendo il loro stato d’animo e i loro pensieri man mano che la vita si fa più complicata.

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Ghost – Impera (Loma Vista Recording, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

La storia dei Ghost è un grande guazzabuglio, a partire dalla formazione, nata nel 2006 a Linkoping, in Svezia, da componenti di altre band, rimasti anonimi fino al 2015, e fattasi strada nel panorama metal a suon di Grammis e incentrando la propria immagine su un look eccentrico, di ispirazione ecclesiastica, che prevede musicisti dal volto coperto, denominati Nameless Ghouls, più un cantante, denominato Papa, che virtualmente abdica ad ogni album, sostituito da uno più giovane. Quest’aura di mistero è durata fino a quando alcuni membri si sono rivelati al pubblico, citando in causa Papa Emeritus e svelando così anche la sua identità, al secolo Tobias Forge, che, per tutta risposta, dichiarava di essere in realtà l’unico compositore della band, fatta eccezione per un paio di tracce scritte da Martin Pesner, ex chitarrista ritmico della band: come a dire…”non vi do manco un soldo!” Anche il nome stesso del gruppo ha subito un’evoluzione nel tempo perché all’inizio si facevano chiamare Ghost B.C., per via di beghe legali negli U.S.A., insomma se, dal lato musicale, hanno inanellato una serie di successi negli ultimi sedici anni, dal lato gestionale hanno navigato in acque ben poco tranquille. Comunque, archiviate le pratiche relative al vile denaro, eccoli riaffacciarsi in questo 2022 con un album nuovo di zecca, Impera, il quinto per la precisione, pubblicato lo scorso 11 marzo per Loma Vista Recording, prodotto da Klas Ahlund (Teddybears, Madonna, Kate Perry, Kylie Minogue, Britney Spears) e mixato da Andy Wallace, quello di Walk This Way, della premiata ditta Run DMC/Aerosmith, già collaboratore di Slayer, Cult, Springsteen, Nirvana, Sepultura, ecc… con la collaborazione in studio di Fredrik Akesson, chitarrista degli Opeth.

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