R E C E N S I O N E
Recensione di Stefania D’Egidio
Pur appartenendo anagraficamente alla Generazione X, in termini di gusti musicali mi sento per certi versi una boomer: di cinquanta proposte di ascolto che mi arrivano, me ne piace sì e no mezza, il resto o mi annoia o mi fa venire proprio i conati di vomito… lo ammetto è un mio limite, ma quelli che, come me sono nati negli anni ’70, hanno ereditato dai decenni precedenti il rock, il soul, il jazz, il folk e in più hanno anche assistito alla nascita del punk e della new wave inglesi, dell’elettronica tedesca, del rap e del grunge americani, per cui un certo disorientamento, di fronte all’appiattimento dei generi, penso sia piuttosto fisiologico. Gli anni ’80 avranno pure segnato l’inizio della decadenza, associati spesso con molta superficialità ad un edonismo effimero, ma comunque ogni artista aveva il suo marchio di fabbrica che lo distingueva da tutti gli altri e, specie oltremanica, ce n’era davvero per tutti i gusti: sarà per questo forse che, quando seleziono la musica da ascoltare e recensire, scelgo sempre roba che rimandi in qualche modo a quelli che per me sono stati anni d’oro. Oggi ad esempio mi è capitata per le mani l’ultima fatica di The Dead Daisies, una band che ho avuto la fortuna di fotografare diversi anni fa al Frontiers Rock Festival di Trezzo sull’Adda, senza che li conoscessi peraltro, e che mi aveva colpito per la grande qualità dei musicisti.

Un po’ atipica come formazione, con musicisti che vanno e vengono fin dal primo lavoro del 2013 con l’unica missione di divertirsi e mantenere viva la musica rock: tanti nomi si sono alternati nel progetto, tutti di un certo peso (Glenn Hughes, Daryl Jones, Dean Castronovo, giusto per citarne alcuni), che negli anni hanno fatto consolidare la reputazione del gruppo e raccolto un crescente esercito di fans in giro per il mondo, grazie soprattutto alle esibizioni live, avendo diviso il palco con gente tipo Kiss, Guns’n’Roses, Scorpions, Aerosmith, Deff Leppard, Bad Company, Whitesnake, ZZ Top, Judas Priest e Hollywood Vampires. Nel 2023 l’uscita del primo Best Of, con il ritorno di John Corabi alla voce e l’ingresso di Michael Devin (Whitesnake) al basso, ad affiancare Dong Aldrich e David Lowy alle chitarre, e Tommy Clufetos alla batteria; si fa un po’ fatica a seguire tutti i cambi di formazione, tanti ce ne sono stati dall’anno di esordio, ma, come nelle migliori squadre, l’importante è il collettivo, non il singolo !
Album in uscita il 6 settembre per l’etichetta SPV Records, in formato CD Digipack e vinile marmorizzato arancione/rosso con una copertina che rispecchia in pieno il contenuto, esplosivo come l’immagine che lo rappresenta: difatti per ascoltare l’unica ballad bisogna arrivare alla traccia n.9; tutte le restanti hanno un ritmo sostenuto e un sound bello pieno, roccioso. Un rock che attinge a mani basse dai favolosi anni ’70, per i suoni molto distorti, i bassi profondi (spettacolare l’intro di I’m Gonna Ride e quello di Take A Long Line), la voce graffiante di Corabi. Un inizio al fulmicotone con Light’Em Up e poi avanti senza ripensamenti con Times Are Changing, mentre l’ascolto immagino una supercar che sfreccia sgommando sul circuito di Daytona Beach, e con l’esplicita I Wanna Be Your Bitch. Questo è un gruppo che manderà in visibilio i fans di Ac/Dc, Motley Crue, Ozzy Osbourne (ascoltare Back To Zero per credere) perché sarà pur vero che, a tratti, li ricordano un po’ troppo, ma nel complesso non stancano mai: album molto bello, che regala quella carica di energia di cui si ha bisogno al rientro dalle ferie per affrontare nel migliore dei modi l’autunno e non lasciarsi prendere dalla maledetta depressione post vacanza. L’aggettivo giusto per descrivere l’album è “esplosivo“, quindi se avete voglia di una bella scossa Light’Em Up fa proprio per voi, in attesa dell’omonimo tour promozionale, annunciato da poco, che toccherà anche la vecchia Europa: alzate il volume godetevi il viaggio !
Voto: 9/10.
Tracklist:
01. Light ‘Em Up
02. Times Are Changing
03. I Wanna Be Your Bitch
04. I’m Gonna Ride
05. Back To Zero
06. Way Back Home
07. Take A Long Line
08. My Way And The Highway
09. Love That’ll Never Be
10. Take My Soul




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