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King Gizzard & The Lizard Wizard

King Gizzard & The Lizard Wizard – Butterfly 3000 (KLGW, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Everybody here is catching smoke, looking for the ephemeral
Riding on a yellow-bellied brown snake, sipping on hedonism

(King Gizzard & The Lizard Wizard, Catching Smoke, 2021)

A distanza di soli quattro mesi dall’uscita di L.W., gli australiani King Gizzard & The Lizard Wizard tornano a far parlare di sé rilasciando un nuovo album full lenght, il diciottesimo in undici anni di carriera: Butterfly 3000. Stu Mackenzie e compagni proseguono il viaggio attraverso le dimensioni del Multiverso – o Gizzardverso – incanalando la propria energia psichedelica in un lavoro vicino al nostalgico synth-pop.

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King Gizzard & The Lizard Wizard – K.G. (Flightless, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

I King Gizzard & The Lizard Wizard sono un super collettivo sperimentale australiano, formatosi a Melbourne nel 2010. Tornano sulle scene con il 16°album in studio dalle tinte psichedeliche e fuori dal normale. Un ennesimo salto estremo nelle sonorità acide e viaggianti, dopo l’enorme successo ottenuto lo scorso anno con un tour incendiario, che li ha portati sulla vetta delle classifiche underground di tutto il mondo. La band si è guadagnata una grande fetta di pubblico, sempre più affascinata ad entrare nel loro mondo cosmico e distopico. Nel nuovo lavoro troviamo qualcosa di innovativo e all’avanguardia, oltre ogni aspettativa.

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King Gizzard & The Lizard Wizard @ Alcatraz, Milano – 15 ottobre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Ambrogio Brambilla

I King Gizzard & the Lizard Wizard sono una band fuori dal comune, direi che è un’affermazione banale ma assolutamente inevitabile. 
Al di là del nome che si sono scelti, che basterebbe da solo a farci parlare per mezz’ora, gli australiani si sono distinti anche dal punto di vista dell’amministrazione della propria carriera e dei propri contenuti musicali: non ci sono molti gruppi, in effetti, che hanno pubblicato 14 dischi in sette anni, cinque dei quali, tra l’altro, nel solo 2017. E non esiste altro gruppo in grado come loro di giocare coi generi e le etichette, stravolgendoli, indossando maschere ed incarnando di volta in volta la veste che è loro più congeniale. Che sia il Jazz di “Sketches of Brunswick East”, la psichedelia rarefatta e vagamente progressiva di “Gumboot Soup”, l’Heavy Metal di “Murder of the Universe” o ancora le bordate stoner di “Nonagon Infinity” o “Polygondwanaland”, ogni uscita di questi simpatici pazzoidi rappresenta un punto di vista unico, un lato differente della loro personalità. 

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