R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

I King Gizzard & The Lizard Wizard sono un super collettivo sperimentale australiano, formatosi a Melbourne nel 2010. Tornano sulle scene con il 16°album in studio dalle tinte psichedeliche e fuori dal normale. Un ennesimo salto estremo nelle sonorità acide e viaggianti, dopo l’enorme successo ottenuto lo scorso anno con un tour incendiario, che li ha portati sulla vetta delle classifiche underground di tutto il mondo. La band si è guadagnata una grande fetta di pubblico, sempre più affascinata ad entrare nel loro mondo cosmico e distopico. Nel nuovo lavoro troviamo qualcosa di innovativo e all’avanguardia, oltre ogni aspettativa.

Il disco si apre con il breve intro K.G.L.W, dove un effetto sitar ci trasporta in melodie indiane. A seguire uno dei singoli geniali Automation, muri di chitarre distorte si abbattono sulla struttura impeccabile e il sound è stupendo. Le influenze sono anni 70, in perfetto stile Jefferson Airplane. In questa take, ci godiamo un sapore magico di una leggerezza sopraffina.
Nella cervellotica Minimum Brain Size troviamo tutta la qualità nella linea vocale, gli incastri matematici sono grandiosi, il chorus melodico esplode in un cerchio danzante, all’interno di una sfera spaziale. In Straws in the Mind ci sono i primi esperimenti, di cui siamo abituati ascoltare abitualmente e anche questa volta la band si supera. Niente di nuovo ma davvero tanta roba di qualità, i vari strumenti si fondono con i cambi di tempo unici.
Some of Us è una bomba progressive per le nostre orecchie, le chitarre acide vanno in sintonia con la batteria di Michael Cavanagh, musicista di spessore, da poco entrato a far parte della grande famiglia King. Il limpido riferimento a mostri sacri della storia come King Crimson è fondamentale, davvero una traccia enorme. Prosegue il percorso con la follia di Ontology, una suite mistica e originale, sembra di ascoltare qualcosa che viene dal passato, di molto antico ma nello stesso tempo grandioso. La parte finale è delirio puro, uno dei brani più riusciti.
Intrasport è uno degli ultimi singoli rilasciato nei giorni scorsi, troviamo anche un videoclip diretto da John Angus Stewart, regista cinematografico di grande qualità e autore di altri lavori per la band. Il brano continua sulla scia della schizofrenia, il synth fa da padrone per tutta la durata della composizione, una voce ripetitiva si avvolge a una base funky jazz.

Ci avviciniamo alla conclusione con due tracce: Oddlife dalle tematiche math-rock/fusion, ci ricorda come il nucleo portante del progetto, sia la sperimentazione a 360° senza aver paura di risultare mai banali, con uno studio fatto di giornate infinite, immersi in tonnellate di riff disarmanti e incredibili, il risultato è pazzesco. Honey take country folk rock, ancora un nuovo esperimento messo, nel calderone generale di strutture lunari fuori di testa, il groove di basso fresco si impone alla perfezione.
Chiudiamo con le tinte dure e violente in The Hungry Wolf of Fate, un grido alla luna, per un rituale di suoni martellanti e taglienti, lo schema doom/stoner stravolge il sound ancora una volta, davvero una bellezza unica per una giusta conclusione.
Questo nuovo lavoro conferma ancora una volta, la continua ricerca di uno stile musicale unico, sono poche le band che dopo tanti album alle spalle, riescono a spostare sempre gli equilibri a un livello tecnico superiore e fuori dagli schemi. Sembra di volare all’infinto su un ottovolante, senza mai riuscire a toccare il suolo. Bomba.

Tracklist:
01. K.G.L.W.
02. Automation
03. Minimum Brain Size
04. Straws in the Wind
05. Some of Us
06. Ontology
07. Intrasport
08. Oddlife
09. Honey
10. The Hungry Wolf of Fate