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Simone Catena

The Antikaroshi – Extract.Transform.Debase (Exile On Mainstream Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Il power trio tedesco The Antikaroshi torna nel panorama underground con il quinto lavoro in studio, lasciando un segnale forte e deciso dopo un lungo silenzio lontano dalle scene. La band nasce dalle influenze musicali vicine al punk e all’hardcore old school, per poi affondare radici nelle tematiche sperimentali post rock.
Si formano nel lontano 2009 a Potsdam in Germania con l’intento di sorprendere l’ascoltatore con un timbro personale di suoni acidi e ricercati. Fanno il loro esordio con il travolgente album Crushed Neocons, che li lancia nel mondo discografico. In questo nuovo lavoro Extract Transform Debase prodotto per l’etichetta storica Exile on Mainstream, il sound fa un balzo in avanti per un’insieme divertente alla ricerca di orizzonti nuovi e graffianti. All’interno oltre alla grande quantità di elettronica, vengono aggiunti nuovi strumenti come pianoforte e violoncello, suonati magistralmente da due ospiti eccellenti Marco Henschke e Mette Wätzel. Il risultato è geniale e di impatto superiore.

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London Grammar – Californian Soil (Virgin Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Dopo quattro anni di assenza il trio inglese London Grammar torna sulle scene con il terzo album in studio California Soil, confermando di essere una delle realtà più interessanti sul panorama indie, a tinte dream pop. Dopo l’ultimo anno molto difficile da affrontare, questo disco è una boccata di aria nuova e originale, per un salto nelle sonorità calde e intense. L’album – prodotto per l’etichetta made in UK Ministry of Sound Recordings (per l’Italia Virgin Records) – nel suo insieme accarezza paesaggi oscuri ma estivi, con una passione ricercata, avvolti dalla voce incantevole della cantante Hannah Reid. Nelle sue canzoni la cantautrice illustra uno spaccato della società e dei giorni che si abbandonano in maniera lenta e delicata, per poi riprendere la propria vita e tutto quello che abbiamo perso in questo silenzio infinito. La band nell’arco delle dodici tracce che compongono quest’opera impreziosisce il proprio stile, con atmosfere uniche e l’aggiunta di elettronica sensibile che non guasta il suo ascolto; un risultato sicuro e compatto, che prende la giusta direzione personale.

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Årabrot – Norwegian Gothic (Pelagic Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il collettivo norvegese Årabrot, torna sulle scene con il loro nono full lenght in studio con delle aspettative molto alte e un impatto sonoro eccellente. Il marchio definitivo della band porta al delirio più totale, con entità noise e quel miscuglio di sonorità rock che prende vita in percorsi duri e oscuri. Il percorso nasce nel lontano 2001 a Haugesund, un piccolo comune nella contea di Rogaland in Norvegia dall’unione artistica di tre musicisti di spessore come Kjetil Nernes (cantautore e chitarrista) Vidar Evensen (batterista) e Jon Øvstedal (basso). Questi ultimi due prenderanno strade diverse nel 2013. Proprio in quell’anno con il grande feeling tra il leader Kjetil e la tastierista Karin Park, dopo svariati album interessanti fanno il salto definitivo con l’omonimo disco, dove il sound risulta più malleabile e godibile. In questa nuova fatica invece, Norwegian Gothic sotto l’etichetta tedesca Pelagic Records, lo studio magnetico e enorme si manifesta per tutto il suo splendore in fase di registrazione, dopo giornate infinite di sala prove. Tutto aumenta di valore con le preziose collaborazioni di diversi musicisti sulla scena mondiale, come la violoncellista Jo Quail, il batterista Tomas Järmyr dei Motorpsycho, il polistrumentista Lars Horntvethil degli ipnotici Jaga Jazzist, Anders Møller degli Ulver e l’italiano Massimo Pupillo dei monumentali Zu. Questo nucleo porta un segno profondo nell’opera dando ampio respiro al disco, per un gusto ricercato e personale.

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Ryley Walker – Course in Fable (Husky Pants Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il talentuoso artista americano Ryley Walker, torna sulle scene con un nuovo album Course in Fable, che racchiude un intera generazione di chitarristi tecnici dal grande gusto musicale. La cultura e attenzione nei suoi lavori, lo rende uno dei musicisti più interessanti sull’attuale panorama underground. Gli arrangiamenti nei brani spaziano dal folk rock classico, fino ad arrivare al progressive d’altri tempi, toccando uno stile quasi anni 70. Il nuovo album viene prodotto per un etichetta diversa rispetto al passato, che ha riscontrato un successo enorme sulla critica e il pubblico, la Husky Pants Records di base a New York.
Al suo interno troviamo anche la preziosa collaborazione in fase di produzione, da parte di John McEntire dei Tortoise, che inserisce synth, piano e vibrafono in alcuni brani per un risultato eccellente.

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Magnet Animals – Fake Dudes (RareNoise Records/Goodfellas, 2021)

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Recensione di Simone Catena

La band americana Magnet Animals, torna sulle scene con un nuovo album, Fake Dudes per RareNoise Records, dopo la lunga pausa dovuta alle innumerevoli problematiche e all’isolamento totale. Questo nuovo lavoro ha riunito la band capitanata dal folle e carismatico frontman Todd Clouser, per un’insieme incredibile di groove astratti e incendiari, già affrontati nell’album di debutto Butterfly Killer del 2016. Con questo nuovo lavoro si tornano ai paesaggi sonori irreali e le sonorità soffocate, qui però troviamo dei passaggi molto più graffianti e feroci. Il titolo richiama uno dei tanti problemi sociali di questa vita, quello delle fake news, puntando il dito sui buffoni della notizia e un grande riferimento anche all’attuale politica, fino ad addentrarci nella nostra mente alla ricerca di nuove emozioni senza troppe paure inutili.

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Austin Meade – Black Sheep (Snakefarm Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

L’artista eclettico americano Austin Meade, torna con un nuovo album Black Sheep prodotto per l’etichetta inglese Snakefarm Records, molto attiva sulla nuova scena musicale del momento. Il cantautore fa il suo esordio nel lontano 2014, con Chief of the Sinners dal sound diretto rock n roll. Nell’arco degli anni successivi l’artista cresce a livello culturale, sfornando album sempre più particolari e interessanti, dalle forti influenze country folk rock, lasciando una bella impronta su un percorso grezzo e dalle grandi emozioni.

In questo nuovo lavoro si cerca di seguire il mondo contraddittorio che lui stesso inserisce nelle canzoni e su storie urlate alla luna piena, in una calda notte d’estate. Le influenze musicali sono diverse, con una grande ricchezza al suo interno, molto incentrate sulla narrazione e sulle sonorità alternative dark, fino ad arrivare a percorsi più melodici a tratti e tendenti al metal classico stile Judas Priest e Whitesnake. Non a caso Meade in un periodo della sua vita si è trovato a fare il batterista, spostandosi in orizzonti più duri ma con risultati notevoli. Adesso ha trovato la sua dimensione con uno studio approfondito sulla voce e questa nuova fatica ne è la chiara dimostrazione.

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Hedvig Mollestad Trio – Ding Dong You’re Dead (Rune Grammofon, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Gli Hedvig Mollestad Trio, progetto esplosivo norvegese tornano di gran carriera sulle scene, con un evoluzione emotiva geniale, carica di maturità e impatto sonoro definitivo. Dopo il disco precedente Smells Funny che li ha consacrati nel panorama underground, su una buona dose di sperimentazione già affrontata negli esordi del lontano 2011. Sono pronti a rimettersi in gioco e, durante questo periodo strano da affrontare, la chitarrista Hedvig Mollestad Thomassen fondatrice del gruppo, si è cimentata con una carriera da solista con l’album di debutto Ekhidna. In questo nuovo e prezioso album Ding Dong You’re Dead, prodotto per l’etichetta Rune Grammofon, la band esplora un percorso fatto di jazz rock e tanta psichedelia, per un risultato finale da togliere il respiro durante tutta la sua durata.

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Kings of Leon – When You See Yourself (RCA Records/Sony Music, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il ritorno in grande stile per il progetto Kings of Leon con il loro attesissimo ottavo album, i fan si aspettano un ennesimo capolavoro dopo il grande successo del precedente Walls nel 2016. A distanza di quattro lunghi anni, dove oltre alla pandemia mondiale, la band ha ampliato il suo sound per composizioni più personali e mature. Il nuovo When You See Yourself per l’etichetta RCA Records è il capitolo più importante che segna la loro evoluzione interiore, l’attenzione viene rivolta su una tematica importante come la condizione dei lavoratori nel mondo dello spettacolo. Infatti i ragazzi di Franklin hanno messo su una campagna crowfounding per dare l’anteprima del disco solo a pochi fortunati e ricavare una raccolta fondi, per aiutare questo settore colpito duramente. Caleb Followill cantante e frontman del gruppo, ha espresso il suo pensiero sul grande lavoro che c’è stato sotto le 11 tracce che compongono questa perla. Il risultato è qualcosa di sicuro e preciso, con un grande studio fatto di piccoli dettagli per un sound energico e molto analogico. Le loro influenze maggiori si sposano con band storiche del calibro di Pink Floyd e Beatles, infatti la strumentazione rispecchia quel periodo e sembra proprio suonare come un album anni 70. Nei testi c’è una buona dose d’intimità e molti riferimenti alla vita personale. Con i primi due singoli ascoltiamo subito il marchio di fabbrica unico a tinte indie rock del progetto, che ha catturato l’attenzione del pubblico di tutto il mondo. 

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Glitterer – Life Is Not a Lesson (Anti Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Sotto le vesti geniali del progetto Glitterer c’è il carismatico Ned Russin, artista eccellente dal grande gusto sonoro che va sopra le righe. Questa creatura nasce a New York, il nucleo centrale americano nel 2018. Dopo una grande parentesi dei Title Fight, progetto molto interessante alternative/emo rock dove Ned era bassista e cantante, i viaggi sperimentali prendono forma con il primo mini ep Not Glitterer, seguiti dal primo full lenght Looking Through The Shades del 2019. Accumulando un discreto successo, su un pubblico attento al genere. In questa nuova opera Life Is Not a Lesson per l’etichetta Anti-Records, il musicista dal punto di vista dei testi, inserisce tematiche molto più precise e delicate. Nelle strutture dei brani il sound è corposo, con una batteria più spaziosa e di larghe vedute, le chitarre risultano più aggressive e tendono al punk melodico stile Guided By Voices, altra band storica americana.
Il tema principale del disco è il desiderio, alla ricerca di una forma più naturale, per rassicurare una grande certezza interiore.

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