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Simone Catena

Hiatus Kaiyote – Mood Valiant (Brainfeeder, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Mood Valiant è il nuovo album per gli australiani Hiatus Kaiyote, la formidabile band nata nel 2011 a Melbourne, attraverso un percorso sperimentale sempre alla ricerca di sonorità nuove e corpose. Il loro viaggio affonda le radici nel soul/rhythm and blues d’impatto, che arriva dal passato e lascia un timbro ricercato. Dopo l’album d’esordio Tawk Tomahawk nel 2012, la band attira l’attenzione di grandi musicisti di spessore sulla scena underground come Animal Collective e Q-Tip. Infatti nel 2013 si confermano come miglior performance live, ricevendo il premio prestigioso del Grammy Awards. La loro consacrazione poi avviene con l’album Choose Your Weapon del 2015, dove la carismatica vocalist e chitarrista Nai Palm, mette in mostra tutte le sue doti artistiche e visionarie, per un genere interessante e dalle larghe vedute cosmiche. Con questo nuovo lavoro in studio prodotto per l’etichetta californiana Brainfeeder, la band sposta il suo sound in qualcosa di più commerciale, che tende al pop e alle diverse sfumature indie rock. Dietro tutta la produzione c’è anche il grande feeling del gruppo e un senso d’avventura incredibile, che lascia un ampio spazio anche a tematiche complesse. Impreziosito dagli archi stupendi di Arthur Verocai, compositore brasiliano che collabora in questo disco, per un groove solare e incendiario. L’album viene prodotto durante la pandemia e nonostante gli alti e bassi per far coincidere le fasi di registrazione, il risultato è eccellente, segnando un gusto personale nell’affrontare una sfida importante, in attesa di tempi migliori.

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Sleater-Kinney – Path Of Wellness (Mom+Pop, 2021)

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Recensione di Simone Catena

La band americana Sleater Kinney torna sulle scene con un nuovo album in studio, seguendo le orme alternative rock del precedente The Center Won’t Hold del 2019. In questa nuova fatica Path of Wellness,prodotto per l’etichetta statunitense Mom+Pop si toccano sonorità più pop commerciali, per una grande sfida che la band intraprende con un tiro magnetico. Questo è il primo disco senza la batterista Janet Weiss, una delle fondatrici di questo nucleo nel lontano 1996. Nonostante questa brusca separazione, il duo Corin/Carrie non perde la grinta e collabora con alcuni musicisti locali di Portland. Questo lavoro forse non sarà ricordato nell’immediato, a causa delle sonorità differenti e sperimentali, ma a tratti il passato ruvido e distorto riesce a tornare in modo eccellente. Di sicuro con un ascolto approfondito, troveremo al suo interno, una grande visione artistica.

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Three-Layer Cake – Stove Top (RareNoise Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il periodo che stiamo affrontando ha messo a dura prova tutta la scena indipendente e la musica in generale. Nonostante questo, un super trio di musicisti eccellenti non si è perso d’animo, mettendo insieme una nuova creatura dal nome Three-Layer Cake. La formazione è composta da Mike Watt al basso, Mike Bride batteria e percussioni, Brandon Seabrook chitarra e banjo. L’inventiva incredibile dalle forti vibrazioni e virtuosismi ricercati immerge la loro carriera in un gusto sofisticato, trasmessa nella diversità enorme dei generi affrontati. Il disco di debutto, Stove Top viene pubblicato dall’etichetta inglese RareNoise Records. Al suo interno troviamo tematiche punk a tinte jazz fusion, fino a toccare sonorità più intense come la no wave, il doom metal e la psichedelia cosmica. Non a caso tutto il percorso affrontato da Watt con i Minutemen influisce alla grande dentro questo nuovo progetto, per un risultato notevole.

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The Black Keys – Delta Kream (NoneSuch Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Ritorno sulle scene per il duo graffiante The Black Keys, che sulle ali energiche e sabbiose del blues proveniente dal Mississipi, affacciano di nuovo la testa sul mondo discografico carico di vibrazioni infinite. Il progetto si forma in Ohio nel 2001 dalla mente visionaria di due musicisti formidabili, come Dan Auerbach e Patrick Carney. Il sound alternative rock si spalma su tutto il loro percorso, con una grinta incendiaria e ad ogni passaggio le sonorità subiscono un mutamento geniale, iniziando dal garage punk a tinte indie rock, fino a ritmi più commerciali, soprattutto nel loro disco di maggior successo a livello internazionale El Camino del 2011, che li lancia anche in radio. Il loro decimo album Delta Kream prodotto per l’etichetta americana NoneSuch Records, affonda le radici nelle terre desolate e mistiche del blues, tornando indietro nel tempo nella loro adolescenza. Il primo singolo rilasciato Crawling Kingsnake apre questo lavoro, segnando un netto cambiamento in fase di registrazione, con l’inventiva del duo sempre in primo piano e con una grande padronanza del suono. Nel videoclip diretto da Tim Hardiman viene illustrato il viaggio di una vita intera, cullando le onde sonore del Delta Blues, il movimento per una generazione intera nato a cavallo degli anni 20, con larghe vedute e un ampio spazio personale all’interno delle sue composizioni…

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The Antikaroshi – Extract.Transform.Debase (Exile On Mainstream Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il power trio tedesco The Antikaroshi torna nel panorama underground con il quinto lavoro in studio, lasciando un segnale forte e deciso dopo un lungo silenzio lontano dalle scene. La band nasce dalle influenze musicali vicine al punk e all’hardcore old school, per poi affondare radici nelle tematiche sperimentali post rock.
Si formano nel lontano 2009 a Potsdam in Germania con l’intento di sorprendere l’ascoltatore con un timbro personale di suoni acidi e ricercati. Fanno il loro esordio con il travolgente album Crushed Neocons, che li lancia nel mondo discografico. In questo nuovo lavoro Extract Transform Debase prodotto per l’etichetta storica Exile on Mainstream, il sound fa un balzo in avanti per un’insieme divertente alla ricerca di orizzonti nuovi e graffianti. All’interno oltre alla grande quantità di elettronica, vengono aggiunti nuovi strumenti come pianoforte e violoncello, suonati magistralmente da due ospiti eccellenti Marco Henschke e Mette Wätzel. Il risultato è geniale e di impatto superiore.

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London Grammar – Californian Soil (Virgin Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Dopo quattro anni di assenza il trio inglese London Grammar torna sulle scene con il terzo album in studio California Soil, confermando di essere una delle realtà più interessanti sul panorama indie, a tinte dream pop. Dopo l’ultimo anno molto difficile da affrontare, questo disco è una boccata di aria nuova e originale, per un salto nelle sonorità calde e intense. L’album – prodotto per l’etichetta made in UK Ministry of Sound Recordings (per l’Italia Virgin Records) – nel suo insieme accarezza paesaggi oscuri ma estivi, con una passione ricercata, avvolti dalla voce incantevole della cantante Hannah Reid. Nelle sue canzoni la cantautrice illustra uno spaccato della società e dei giorni che si abbandonano in maniera lenta e delicata, per poi riprendere la propria vita e tutto quello che abbiamo perso in questo silenzio infinito. La band nell’arco delle dodici tracce che compongono quest’opera impreziosisce il proprio stile, con atmosfere uniche e l’aggiunta di elettronica sensibile che non guasta il suo ascolto; un risultato sicuro e compatto, che prende la giusta direzione personale.

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Årabrot – Norwegian Gothic (Pelagic Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il collettivo norvegese Årabrot, torna sulle scene con il loro nono full lenght in studio con delle aspettative molto alte e un impatto sonoro eccellente. Il marchio definitivo della band porta al delirio più totale, con entità noise e quel miscuglio di sonorità rock che prende vita in percorsi duri e oscuri. Il percorso nasce nel lontano 2001 a Haugesund, un piccolo comune nella contea di Rogaland in Norvegia dall’unione artistica di tre musicisti di spessore come Kjetil Nernes (cantautore e chitarrista) Vidar Evensen (batterista) e Jon Øvstedal (basso). Questi ultimi due prenderanno strade diverse nel 2013. Proprio in quell’anno con il grande feeling tra il leader Kjetil e la tastierista Karin Park, dopo svariati album interessanti fanno il salto definitivo con l’omonimo disco, dove il sound risulta più malleabile e godibile. In questa nuova fatica invece, Norwegian Gothic sotto l’etichetta tedesca Pelagic Records, lo studio magnetico e enorme si manifesta per tutto il suo splendore in fase di registrazione, dopo giornate infinite di sala prove. Tutto aumenta di valore con le preziose collaborazioni di diversi musicisti sulla scena mondiale, come la violoncellista Jo Quail, il batterista Tomas Järmyr dei Motorpsycho, il polistrumentista Lars Horntvethil degli ipnotici Jaga Jazzist, Anders Møller degli Ulver e l’italiano Massimo Pupillo dei monumentali Zu. Questo nucleo porta un segno profondo nell’opera dando ampio respiro al disco, per un gusto ricercato e personale.

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Ryley Walker – Course in Fable (Husky Pants Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il talentuoso artista americano Ryley Walker, torna sulle scene con un nuovo album Course in Fable, che racchiude un intera generazione di chitarristi tecnici dal grande gusto musicale. La cultura e attenzione nei suoi lavori, lo rende uno dei musicisti più interessanti sull’attuale panorama underground. Gli arrangiamenti nei brani spaziano dal folk rock classico, fino ad arrivare al progressive d’altri tempi, toccando uno stile quasi anni 70. Il nuovo album viene prodotto per un etichetta diversa rispetto al passato, che ha riscontrato un successo enorme sulla critica e il pubblico, la Husky Pants Records di base a New York.
Al suo interno troviamo anche la preziosa collaborazione in fase di produzione, da parte di John McEntire dei Tortoise, che inserisce synth, piano e vibrafono in alcuni brani per un risultato eccellente.

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Magnet Animals – Fake Dudes (RareNoise Records/Goodfellas, 2021)

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Recensione di Simone Catena

La band americana Magnet Animals, torna sulle scene con un nuovo album, Fake Dudes per RareNoise Records, dopo la lunga pausa dovuta alle innumerevoli problematiche e all’isolamento totale. Questo nuovo lavoro ha riunito la band capitanata dal folle e carismatico frontman Todd Clouser, per un’insieme incredibile di groove astratti e incendiari, già affrontati nell’album di debutto Butterfly Killer del 2016. Con questo nuovo lavoro si tornano ai paesaggi sonori irreali e le sonorità soffocate, qui però troviamo dei passaggi molto più graffianti e feroci. Il titolo richiama uno dei tanti problemi sociali di questa vita, quello delle fake news, puntando il dito sui buffoni della notizia e un grande riferimento anche all’attuale politica, fino ad addentrarci nella nostra mente alla ricerca di nuove emozioni senza troppe paure inutili.

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