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Simone Catena

Bye Bye Tsunami – Bye Bye Tsunami (Nefarious Industries, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Il collettivo danese Bye Bye Tsunami è un gruppo folle e interessante, nato dalla mente di ragazzi geniali e visionari, alla ricerca di sonorità distopiche. Il loro viaggio si immerge nello studio attento verso il rumore, il caos e il post metal. Per svegliarsi su un nuovo pianeta lontano e futuristico.
Nel primo omonimo lavoro in studio, prodotto per Nefarious Industries, la band con base a Copenaghen, si incontra sotto il periodo pre-pandemia e mette su questo piccolo Ep dalle atmosfere noise incredibili e dai ritmi disturbati. Nel sound oltre alla sperimentazione cosmica, vengono inseriti diversi elementi suggestivi, come il Flaubosax, uno strumento a fiato artigianale, messo in risalto dalla fantasia immensa di Lorenzo Colocci. Infine si aggiungono delle linee vocali robotiche, che innalzano nello spazio urla strazianti. Il risultato è qualcosa di complesso e matematico, che cattura l’attenzione del pubblico, lasciando un’impronta sonora notevole.

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Little North – Familiar Places (April Records, 2022)

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Recensione di Simone Catena

Il giovane trio danese Little North, lascia un’impronta sensazionale sulla scena jazz americana, unendo le due culture musicali, sopra mondi differenti e espansivi. Ad un anno dall’uscita del precedente Finding Seagulls, che li ha lanciati nel sound contemporaneo, si confermano con questo nuovo percorso Familiar Places prodotto dalla sofisticata etichetta April Records, con base a Copenaghen. I paesaggi visionari si espandono nell’aria, con un’energia grezza e corposa, innalzando le composizioni in un vortice delicato e da pelle d’oca. All’interno dell’album danno un forte contributo sonoro, anche alcuni ospiti illustri, come il chitarrista svedese Viktor Spasov e il trombettista Kasper Tranberg. Oltre a questo livello musicale più tecnico e di spessore, rimane l’essenza personale del trio, che disegna paradisi profondi e tematiche struggenti da tenere d’occhio.

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Green Desert Water – Black Harvest (Small Stone Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il trio psichedelico Green Desert Water, torna sulle scene con il terzo album in studio, un lavoro classico e intenso al punto giusto. La band nasce a Oviedo in Spagna, sotto atmosfere ruvide, avvolte da un deserto cosmico a tinte blues. Nel nuovo disco Black Harvest, prodotto per l’etichetta statunitense Small Stone Records, con base a Detroit, troviamo tutto il nucleo carismatico e melodico di questo collettivo. Nelle sonorità si sviluppa, un percorso magnetico, che conferma la scia eccellente del precedente Solar Plexus (2018). Le composizioni in stile heavy rock, si accendono in strutture classiche e mature, lasciando spazio a un sound moderno e orecchiabile.

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Flares on Film – About War, Love and Electricity (Lift Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il progetto Flares on Film torna alla luce con questo terzo disco in studio, il primo sotto una nuova etichetta, la Lift Records che, con cura e attenzione, avvolge tutte le sonorità elettroniche e d’avanguardia del panorama underground. La band nasce nel 2015 a Bari, con le idee ben chiare, cercando di trasmettere con i propri brani, un percorso sospeso e ricco di vibrazioni. In questo nuovo lavoro About War, Love and Electricity, si mette in risalto una tecnica sopraffina e un gusto personale da brividi. Le sonorità prendono vita sopra paesaggi astratti, con tematiche interessanti che vanno dal periodo anni 90 fino alla chill-out, su uno stile moderno e psichedelico. L’album con il suo insieme di suoni digitali, synth delicati e strutture sensibili, vuole raccontare una routine di tutti i giorni e il continuo conflitto tra il bene e il male. Per poi lasciarsi andare, senza mai arrendersi. Un viaggio intenso e introspettivo, che tocca nel profondo del nostro cuore.

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Idles – Crawler (Partisan Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

La super band inglese Idles fa un ulteriore balzo in avanti, nel suo percorso energico e graffiante, con questa nuova creatura. Crawler è l’ennesimo viaggio distopico e martellante, per i ragazzi di Bristol che, dopo il precedente album Ultra Mono, uscito solo un anno fa, lanciandoli a un livello superiore sul genere post punk, si confermano alla grande. Con questa nuova fatica, prodotta sempre per l’etichetta americana Partisan Records, la band continua il suo cammino sopra composizioni eccellenti, creando delle vibrazioni personali e godibili. Anche nei testi troviamo passaggi di protesta che si sposano alla perfezione con il mondo visionario del gruppo, lasciando l’ascoltatore a bocca aperta. Il singolo delizioso The Beachland Ballroom, è solo il primo assaggio di questo lavoro, per un chiaro segnale alle nuove idee, che il gruppo mette in atto. La melodia leggera, si incastra sugli stop aggressivi, un autentico marchio di fabbrica. Poi sulla linea vocale inconfondibile di Joe Talbot, si inserisce tutta la rabbia e il dolore, per una traccia stupenda, che esplode nel cambio finale, con una grinta sensazionale. 

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Spectres – Hindsight (Artoffact Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Il progetto canadese Spectres, torna alla ribalta con un nuovo lavoro in studio, dalle atmosfere oscure e sperimentali. La band si forma a Vancouver nel 2005 da un’idea del cantante eclettico Brian Gustavson, il loro sound affonda le radici nel passato della new wave d’avanguardia e danno il via al genere post punk, che in questi ultimi anni sta crescendo di interesse in Canada. Durante la pandemia il collettivo si chiude in studio, mettendo su la propria arte e qualità visionaria. Hindsight è quello che ne viene fuori, una nuova fatica personale, ricca di spunti interessanti e un’emozione ricercata da brividi. Il disco viene prodotto per l’etichetta Artoffact Records, di base a Toronto, che concentra il suo studio selettivo sul mondo industrial, fino all’elettronica, con una tecnica sopraffina e un lavoro enorme in fase di registrazione. 

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JÜ – III (RareNoise Records, 2021)

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Recensione di Simone Catena

L’universo cosmico e sperimentale degli cresce a livello d’intensità, su una ampia scelta di suoni ricercati e strutturati con il contagocce. Il trio si forma a Budapest e va alla ricerca di habitat adatti a uno stile di vita incredibile, racchiusi da un forte impatto sonoro e complesso. Lo studio attento in fase di registrazione si mescola con la visione geniale del collettivo, in ogni passaggio. Nel nuovo lavoro in studio dal semplice titolo III, prodotto per l’etichetta inglese RareNoise Records, troviamo diverse influenze e il significato mistico del numero tre, simbolo importante di cultura. Il sound principale riflette su ritmi serrati e ambientazioni vicine al progressive, con una buona dose di free jazz e ambient. I ritmi affascinanti che si creano lasciano quel giusto mix spirituale dal gusto personale. Infine, nonostante la pandemia abbia complicato l’uscita di questo disco, la band è riuscita a inserire tutte le varie ispirazioni del momento, per un risultato enorme e di grande qualità.

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Hiatus Kaiyote – Mood Valiant (Brainfeeder, 2021)

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Recensione di Simone Catena

Mood Valiant è il nuovo album per gli australiani Hiatus Kaiyote, la formidabile band nata nel 2011 a Melbourne, attraverso un percorso sperimentale sempre alla ricerca di sonorità nuove e corpose. Il loro viaggio affonda le radici nel soul/rhythm and blues d’impatto, che arriva dal passato e lascia un timbro ricercato. Dopo l’album d’esordio Tawk Tomahawk nel 2012, la band attira l’attenzione di grandi musicisti di spessore sulla scena underground come Animal Collective e Q-Tip. Infatti nel 2013 si confermano come miglior performance live, ricevendo il premio prestigioso del Grammy Awards. La loro consacrazione poi avviene con l’album Choose Your Weapon del 2015, dove la carismatica vocalist e chitarrista Nai Palm, mette in mostra tutte le sue doti artistiche e visionarie, per un genere interessante e dalle larghe vedute cosmiche. Con questo nuovo lavoro in studio prodotto per l’etichetta californiana Brainfeeder, la band sposta il suo sound in qualcosa di più commerciale, che tende al pop e alle diverse sfumature indie rock. Dietro tutta la produzione c’è anche il grande feeling del gruppo e un senso d’avventura incredibile, che lascia un ampio spazio anche a tematiche complesse. Impreziosito dagli archi stupendi di Arthur Verocai, compositore brasiliano che collabora in questo disco, per un groove solare e incendiario. L’album viene prodotto durante la pandemia e nonostante gli alti e bassi per far coincidere le fasi di registrazione, il risultato è eccellente, segnando un gusto personale nell’affrontare una sfida importante, in attesa di tempi migliori.

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Sleater-Kinney – Path Of Wellness (Mom+Pop, 2021)

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Recensione di Simone Catena

La band americana Sleater Kinney torna sulle scene con un nuovo album in studio, seguendo le orme alternative rock del precedente The Center Won’t Hold del 2019. In questa nuova fatica Path of Wellness,prodotto per l’etichetta statunitense Mom+Pop si toccano sonorità più pop commerciali, per una grande sfida che la band intraprende con un tiro magnetico. Questo è il primo disco senza la batterista Janet Weiss, una delle fondatrici di questo nucleo nel lontano 1996. Nonostante questa brusca separazione, il duo Corin/Carrie non perde la grinta e collabora con alcuni musicisti locali di Portland. Questo lavoro forse non sarà ricordato nell’immediato, a causa delle sonorità differenti e sperimentali, ma a tratti il passato ruvido e distorto riesce a tornare in modo eccellente. Di sicuro con un ascolto approfondito, troveremo al suo interno, una grande visione artistica.

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