R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

La cantante e produttrice Zola Jesus (alias Nika Roza Danilova) è un’artista americana di origine russe, che mette in risalto tutto il suo talento vocale in un viaggio intenso e poliedrico, adatto a stimolare un percorso sognante e introspettivo. Nel suo sound troviamo diverse sfumature, che avvicinano l’ascolto all’alternative rock di stampo classico, con accenni alla musica elettronica e percorsi indie. Dopo il successo del precedente Okovi nel lontano 2017 e il periodo delicato e surreale che tutti i musicisti hanno vissuto sulla propria pelle, la cantautrice torna sulle scene con un cambio di rotta definitivo, scrivendo canzoni dall’impronta emotiva e poetica. Il suo sesto album si intitola Arkhon, che significa “potere” nel greco antico. Al suo interno si crea un vortice personale, che rispecchia l’epoca attuale e le influenze negative, diventate un peso nella nostra vita. Il disco viene prodotto dall’etichetta statunitense Sacred Bones ed è stato anticipato dall’uscita del primo singolo Lost. Il brano racconta il difficile rapporto fra le persone, la perdita della speranza, mentre si vive nella paura di un futuro incerto. Questa canzone èun potente invito a riscoprire la libertà e a ripartire con più forza. La traccia è stata impreziosita anche da un videoclip; girato dal regista turco Mu Tunc, ci immerge in una cittadella suggestiva e affascinante.

Il sound del disco segue poi la scia dei vecchi lavori, con la vocalità stupenda di Zola, che anche stavolta accende una vibrazione unica e preziosa. In particolare The Fall, è una composizione carica di momenti emozionanti, con improvvisazioni teatrali; il tocco melodico della voce, si incastra al gioco dream pop di basso e batteria, per creare un ritornello unico e accogliente. Undertow invece è un brano audace, con un tappeto travolgente di synth e un tocco sensazionale delle percussioni; in questo caso la scrittura morbida del testo ci avvolge in un racconto rarefatto. Nelle successive Into the Wild e Dead and Gone, troviamo dei suoni naturali e un insieme di paesaggi sonori, che rappresentano il cambiamento autentico della Danilova, capace di affrontare con sicurezza questa nuova avventura. Da notare anche la scossa emblematica nei cambi tecnici e il passato tagliente, che a tratti torna a ruggire.

La drum machine intensa di Sewn, avvia la seconda parte dell’album. Un cambio diretto e rumoroso, che fa da garanzia per la riuscita di questo lavoro. La costruzione della trama del brano lascia ampio spazio a una meraviglia luminosa e un mondo onirico, che prende vita nel sottosuolo e si completa con le urla disperate di fondo. È il momento di abbandonarci alla dolcezza di Desire, una ballata vecchio stampo, che mette in luce pianoforte e voce, per una delle tracce più belle e struggenti del disco. Un’opera diversa dal solito, con l’artista che, in solitaria si cimenta in una suite commovente aumentando la gamma di sensazioni del suo talento infinito, per un’interpretazione da pelle d’oca. Si tratta di un gioiello accattivante e innocente che risuona nell’aria come la stella più luminosa. Ci avviciniamo alla fine con l’ultimo trittico di brani, a partire dal tocco lunatico di Fault e il vortice enorme di eco nascosti da un’immagine distorta e amplificata. Passiamo poi al battito di ali in Efemra, ennesima canzone creativa e dissonante, con quell’appiglio dance new wave. Infine l’album chiude con la leggerezza impeccabile di Do That Anymore, per lasciare un lungo addio tenero e corposo.

Arkhon offre un orizzonte diverso, ricco di estetica e idee interessanti. Il racconto meticoloso e personale dell’artista esplora una storia fenomenale e dai toni riflessivi.

Tracklist:
01. Lost
02. The Fall
03. Undertow
04. Into The Wild
05. Dead & Gone
06. Sewn
07. Desire
08. Fault
09. Efemra
10. Do That Anymore