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Marco Pacassoni Trio – Life (Giotto Music, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Con Marco Pacassoni possiamo dire che il processo di ristrutturazione dei “quartieri periferici” del jazz si stia avviando verso un deciso miglioramento estetico. L’Europa non è più, da tempo, la sorella minore del jazz contemporaneo. Pacassoni può quindi scegliersi addirittura degli illustri compagni di avventura americani come il contrabbassista John Patitucci e il batterista Antonio Sanchez, progettare un disco come questo Life e registrarlo a New York facendolo conoscere al mondo intero. Solo qualche anno fa queste imprese erano rare, piuttosto si assisteva al processo inverso, per cui molti jazzisti americani venivano invitati in Italia, si organizzavano con gruppi estemporanei anche di ottimi musicisti nostrani per fare concerti e spesso incidere dischi. Si viveva una sorta di benevolo colonialismo culturale, giustificato forse dal gap tra due diversi modi d’intendere la musica, sia per storia che per tradizione. Il quarantunenne vibrafonista Pacassoni sta ora vivendo indubbiamente un’avventura affascinante che l’ha portato dalle Marche, dopo il diploma di Conservatorio conseguito a Pesaro, fino al Berklee di Boston e poi all’insegnamento musicale sia negli stessi USA che qui in Italia. Noi di Off Topic ci eravamo già occupati di questo artista e potete quindi trovare la recensione del suo precedente lavoro Hands & Mallets (2021) – presentato insieme ad Enzo Bocciero – proprio qui. Attraverso una numerosa serie di esperienze discografiche, iniziate nell’anno 2000 con Vibrafonia, poi passate attraverso una girandola di collaborazioni e progetti fino al Matteo Pacassoni Quartet & Group – dal 2011 al 2018 – il vibrafonista marchigiano s’impegna ora in una vera e propria esperienza quintessenziale, un lavoro come Life ben rifinito dai suoi collaboratori americani che seguono le strade melodiche impostate da Pacassoni senza mai costringerlo all’angolo, anzi, dimostrando una cura ed un rispetto per la sua musica quasi al di là delle normali aspettative.

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Marco Parente – Life (Blackcandy Produzioni, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

La raffinatezza come nota distintiva del cantautorato di Marco Parente si coglie anche nel nuovo album intitolato Life, che arriva dopo sette anni dalla pubblicazione del precedente lavoro discografico Suite love.
L’esigenza creativa è ben evidente in tutti e dieci i brani che, come “oggetti galleggianti”, compongono un quadro armonioso e coinvolgente, pur rimanendo tra loro indipendenti e autosufficienti. “(…) Anche se ne conosco e ne ho curato ogni singola molecola, –spiega l’ex batterista dei C.S.I.- non saprei raccontarne più la provenienza. So solo che stanno a galla nonostante le forti correnti, il sole a picco, le navi alla deriva e le acrobazie dei delfini. Loro galleggiano, con una certa consapevolezza. Tutto qui».
In questo disco l’artista toscano racconta con compostezza vocale ed incisività musicale le mille contraddizioni della vita e della quotidianità a cui inevitabilmente e con non poca fatica ci si abitua, per andare avanti. I testi infatti sono spogli di abbellimenti, asciutti e mai banali, musicalmente è un disco ricco di dettagli, a tratti iperprodotto, in cui si evince la ricerca sonora e l’efficacia accattivante degli arrangiamenti.

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Marco Parente: La struggente bellezza del quotidiano

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini 

Marco Parente è uno dei più grandi autori di canzoni che abbiamo in Italia ma sappiamo come vanno queste cose, se ne sono accorti sempre troppo in pochi. Un po’ è anche “colpa” sua, che non ha mai amato troppo stare sotto i riflettori, che ha diradato le apparizioni pubbliche prendendosi sempre parecchio tempo tra un disco e l’altro. Life, per esempio, è il suo primo lavoro “di canzoni” dai tempi de La riproduzione dei fiori, uscito nel 2011. In questi nove anni l’artista napoletano (da anni trapiantato a Firenze) non è stato fermo, realizzando tutta una serie di progetti “alternativi”, non tutti particolarmente fruibili, che forse in qualche modo hanno alimentato questo senso di mancanza che il pubblico legato soprattutto al suo lavoro di cantautore stava sperimentando. Ad ogni modo Life è un disco splendido, un ritorno folgorante che da solo è in grado di azzerare il tempo e di ristabilire, se mai ce ne fosse stato bisogno, il posto di Parente all’interno del nostro panorama musicale. Alla vigilia dell’uscita, l’ho chiamato per telefono e mi sono fatto raccontare un po’ di cose sui pezzi e sulla loro genesi.

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