R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

La raffinatezza come nota distintiva del cantautorato di Marco Parente si coglie anche nel nuovo album intitolato Life, che arriva dopo sette anni dalla pubblicazione del precedente lavoro discografico Suite love.
L’esigenza creativa è ben evidente in tutti e dieci i brani che, come “oggetti galleggianti”, compongono un quadro armonioso e coinvolgente, pur rimanendo tra loro indipendenti e autosufficienti. “(…) Anche se ne conosco e ne ho curato ogni singola molecola, –spiega l’ex batterista dei C.S.I.- non saprei raccontarne più la provenienza. So solo che stanno a galla nonostante le forti correnti, il sole a picco, le navi alla deriva e le acrobazie dei delfini. Loro galleggiano, con una certa consapevolezza. Tutto qui».
In questo disco l’artista toscano racconta con compostezza vocale ed incisività musicale le mille contraddizioni della vita e della quotidianità a cui inevitabilmente e con non poca fatica ci si abitua, per andare avanti. I testi infatti sono spogli di abbellimenti, asciutti e mai banali, musicalmente è un disco ricco di dettagli, a tratti iperprodotto, in cui si evince la ricerca sonora e l’efficacia accattivante degli arrangiamenti.

Marco Parente è ancora capace di giocare con generi e influenze diverse. Nell’ammiccante e insolita atmosfera dell’opener Nella giungla -che sin dall’inizio gioca con le parole- ogni passo, cadenzato al ritmo di percussioni decise e suoni di tromba che fanno da contrappunto rafforzativo, conduce ad attraversare “la linea gialla” del cuore, ovvero a mettersi in contatto con un’altra persona, addentrandosi nella giungla dei propri sentimenti, sperimentando e rischiando. A seguire Vita, brano più pop in cui il ritmo accelera. Il testo parla di grovigli, errori, sbagli… anche questi parti essenziali dell’esistenza di ognuno. Un invito a viverla la vita e quindi ad avere il coraggio (anche) di sbagliare!
Lo spazio tra i personaggi è un brano in cui il violoncello detta il ritmo fin dall’inizio e conferisce un sapore del tutto teatrale, contrapponendo alla tragedia della contemplazione shakspeariana, un senso di leggerezza un po’ naif: una tragedia moderna che lascerà spazio all’istinto.
Il disco si mostra nella sua versione più intimista con Ok panico che sulle prime appare un brano piuttosto buio, drammatico ma poi si sviluppa e nel finale capovolge l’apparente monotonia iniziale, aprendosi ad un ritmo cadenzato dalle mani e ad un andamento quasi spagnoleggiante.
È invece un raffinato idillio quello di Avventura molecolare tra archi coinvolgenti, un barlume trip hop, reggae e inflorescenze psichedeliche, un mix di idee sonore articolate che si frammentano come molecole, disordinate e centellinate all’inizio e che alla fine si raccolgono insieme ed esplodono in maniera spezzettata. Espressione di un ritmo imprevedibile che fluttua come lo scorrere dell’acqua, obbediente solo al mutare del vento. Ritmi più rock per In mezzo al buio, una traccia in cui si descrive lo sguardo di una ragazza, tra sensazioni di nudità e fragilità.
Ma quand’è che si ricomincia da capo? si apre con rintocchi di contrabbasso, è un brano minimalista, dal testo intimo e pieno di domande che dopo 3:06 minuti termina ma non finisce: rimangono i pensieri che cercano la risposta, tra ingranaggi che bloccano e tengono fermi, in mezzo a un dolce flow dalla vena jazz caratterizzata dal contrabbasso e cori ondeggianti, densi di speranza.
Si apre con un che di tribale invece Il gusto della via e procede con un ritmo incalzante e accattivante di chitarre e percussioni, capace persino di trovare spazio per una dolcezza improvvisa. Una deviazione a metà canzone ne conferma il carattere imprevedibile e non convenzionale. Chitarra e piano al centro di Mai solo, la ballad contro la solitudine che contempla l’amore come unico antidoto.
La perla finale è un’operetta piena di fascino e dal motivo nostalgico in cui si condensa tutta la poesia. Viene voglia di ascoltare Bar 90 a ripetizione, scendere le scale correndo per andare a vivere quel “caos in una stanza” in quel piccolo “osservatorio illuminato” che si trova proprio sotto casa e che trasuda storie. Unico luogo in cui si riesce davvero a sporcarsi le mani col cuore.
La sensibilità dell’universo letterario e musicale di Parente confluisce in un lavoro certosino e paziente, che punta all’essenziale, dove le canzoni man mano costruiscono un luogo ideale in cui potersi ritrovare con onestà, nel racconto di ciò che siamo.

Tracklist:
01 Nella giungla
02 Vita
03 Lo spazio tra i personaggi
04 Ok panico!
05 Avventura molecolare
06 In mezzo al buio
07 Ma quand’è che si ricomincia da capo?
08 Il gusto della via
09 Mai solo
10 Bar 90

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