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Elena Di Tommaso

Jaga Jazzist – Pyramid (Brainfeeder, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Pyramid è il nuovo disco dell’ottetto norvegese Jaga Jazzist in uscita il 6 agosto 2020 per la Brainfeeder di Los Angeles curata da Flying Lotus. A distanza di ben cinque anni dall’ultimo lavoro “Starfire” (Ninja June, 2015) i Jaga Jazzist immergono questo nono album nella profondità di un mare magnum in cui convergono influenze post-rock, jazz e psichedeliche.
Il jazz beat norvegese e sperimentale risente di una miriade di ispirazioni musicali e rifugge da qualunque catalogazione e da ogni forma di contenimento. L’originale ensamble che ruota attorno all’estro compositivo di Lars Horntveth (fondatore del complesso) e che convoglia in un unico centro creativo musicisti dalle radici jazz, elettroniche, acustiche, rock e ambient, ha creato un suono cosmico, in linea con la nuova etichetta. L’istrionismo di Pyramid strizza l’occhio ai predecessori che spaziano dalla band jazz degli anni ’80 Out To Lunch e il guru del sintetizzatore norvegese Ståle Storløkken, ai contemporanei Tame Impala, Todd Terje e Jon Hopkins.

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Marina Rei – Per essere felici (Perenne / Believe, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Essenziale (agg. m.s.) relativo all’essenza, sostanziale, fondamentale; est. che comprende solo ciò che è più importante e indispensabile.
È questo il primo aggettivo che raggiunge la mente nel tentativo di descrivere l’ultimo intenso lavoro di Marina Rei che prosegue instancabile un percorso in continua evoluzione e torna con un nuovo album di inediti dopo 6 anni dal precedente Pareidolia e dopo 25 dall’uscita del suo primo album in italiano.
Per essere felici è un disco molto personale che è stato registrato quasi interamente a casa dell’autrice capitolina, caratterizzato da una produzione pulita e tutto concentrato sulla scrittura, per soddisfare quell’esigenza di raccontarsi in maniera totalmente trasparente e sincera, senza giri di parole o sotterfugi.
Durante l’ascolto ciò che si para davanti agli occhi, anche se chiusi, è una carrellata di intime immagini che scorrono seguendo il personale fermento musicale dell’artista. Quest’ultimo è del tutto scevro da paletti che dettano confini e caratterizzato da quella autentica libertà di chi sceglie per sé, con la consapevolezza del proprio volere e con la maturità di chi sa assumersi i rischi attraversando strade inconsuete e poco battute, con la schiettezza e la trasparenza di chi non ha paura di raccontare sé stessa guardandosi da diverse angolazioni.

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Keleketla! – Keleketla! (Ahead of your Time, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Il felice incontro  tra i co-fondatori di Ninja Tune (il duo inglese Coldcut) e un gruppo di musicisti sudafricani attivi per l’associazione benefica In Place of War (a cui andrà parte del ricavato del disco), ha portato alla realizzazione di una vasto e condiviso progetto musicale che riesce a mettere in connessione generi diametralmente opposti. L’uscita di  Keleketla! per Ahead of Our Time è prevista per il 3 luglio e l’album, a conferma della sue evidenti sfaccettature, è stato sviluppato tra Johannesburg, Londra, Lagos, Los Angeles, la Papua Occidentale.
Il titolo riprende il nome della famosa libreria indipendente e centro media delle arti di Johannesburg, nata nel 2008 grazie ad articoli donati dalla comunità locale, e luogo in cui l’idea è nata. È qui infatti che è avvenuto il proficuo incontro tra i gestori e musicisti della libreria (Rangoato Hlasane e Malose Malahlela) e Ruth Daniels di “In Place of War” i quali hanno contattato i Coldcut come partner ideali per un progetto con artisti sudafricani. Il duo non ha esitato a raccogliere l’invito di un viaggio in Sudafrica (supportato dal British Council) per le sessioni di registrazioni ai Trackside Studios di Soweto, e da qui la storia  ha iniziato a prendere forma. Il progetto si è allargato a ispirazioni artistiche di generi diversi, aprendosi via via a ulteriori contributi di musicisti originari di altri Paesi: dagli architetti dell’afrobeat del calibro di Tony Allen e Dele Sosmi, ai paladini dello spoken word The Watts Prophets, dall’attivista della Papua Occidentale Benny Wenda fino agli Antibalas da New York e Shabaka Hutchings da Londra.

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Joan As Police Woman – Cover Two (Sweet Police, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

In questi giorni di forzata clausura il corriere ti trova sempre a casa, al primo suono del campanello. E diventa un incontro meraviglioso, soprattutto se il contenuto dello scambio è un oggetto che ti terrà compagnia in un periodo di solitaria introspezione.
Il pacco contiene Cover Two, il secondo album di cover di Joan As Police Woman pubblicato per Sweet Police. Sulla copertina una Joan Wasser di schiena e con le dita incrociate sfoggia una tutina aderente di pelle rossa, mentre all’interno dell’album la sua immagine è intera, sdraiata su un sofà, con un elegante abito rosso e delle fantastiche scarpe fiammeggianti. Due anime che rispecchiano il coraggio, l’originalità, la delicatezza e la sensualità del suo ultimo lavoro.


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Fink – Bloom Innocent Acoustic (R’Coup’D, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Ho ascoltato l’album di Fink durante una passeggiata in solitaria, con un vento leggero a scompigliare i capelli e la curiosità di scoprire una dimensione acustica del suo lavoro già edito intitolato Bloom Innocent. Sarà stato il vento ma di certo non è bastato a regalarmi una sensazione di profonda intensità, a far sì che il mio passo fosse più leggero e che le mie spalle si aprissero per permettermi di respirare tutto il verde e il silenzio intorno.
Tutto comincia grazie all’esigenza musicale di Fin Greenall e dei compagni di band Tim Thornton (chitarra acustica, percussioni, pianoforte, voce di sottofondo) e Guy Whittaker (basso acustico fretless, percussioni, effetti, voce di sottofondo) che, avendo appena masterizzato un disco con le tracce ancora fresche che riverberano nelle loro anime, decidono di registrare nel giro di due giorni presso il JRS Studios di Berlino una alternativa ai paesaggi sonori lussureggianti della prima versione di Bloom Innocent.

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Rareş – Curriculum Vitae (Needn’t, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

“Mandi pure il suo Curriculum Vitae, le faremo sapere…”
È la frase che potrebbe pronunciare chiunque abbia voglia di scoprire un giovane artista come Rareş che, con la freschezza e la baldanza del primo approccio, si mette in gioco col suo album Curriculum Vitae che conta 11 tracce.
Si tratta di una presentazione che fa breccia e che punta dritto all’obiettivo, senza giri di parole. Con le idee ben chiare ambisce all’essenziale, nonostante la sua giovane età.
L’artista rumeno, cresciuto a Marghera e trasferitosi a Bologna per studiare al Conservatorio, è armato di una voce intensa, calda, malinconica, dal sapore pop ma con una radice soul che, insieme ad un assetto di chitarre pulite dell’indie rock, dona una ventata di freschezza e verità in un mix di moderno r&b, spunti funky e ballad simil-swing.

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Agnes Obel – Myopia (Deutsche Grammophon, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Sono territori solitari e desolati quelli in cui ci trascina la cantautrice danese Agnes Obel con il suo quarto album intitolato Myopia uscito per Deutsche Grammophon. Un lavoro sofisticato e introspettivo che contempla in “solit’aria” luoghi interiori e crepuscolari.
Attraverso il linguaggio composto e aristocratico della sua elegia, ripropone la formula con piano, archi e voce a cui ci aveva abituati con i suoi precedenti lavori (da Philarmonics a Citizen of Glass).
La delicatezza e l’austerità dell’artista trapiantata a Berlino si riversano tutte in questo nuovo disco che nasce in una condizione di isolamento domestico, in una sorta di piccola caverna al riparo da influenze esterne, e che restituisce all’ascoltatore la sensazione di essere intrappolato in uno stato d’animo con poca visione periferica, miope appunto, costringendolo ad una introspezione volta ad esplorare le proprie zone d’ombra.

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Nina June – Shadows And Riddles (Nettwerk Music Group, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Dopo l’album di debutto Bon Voyage acclamato dalla critica e ispirato dall’esperienza del Cammino di Santiago, l’artista pop cinematografica Nina June, pubblica l’EP Shadows and Riddles per l’etichetta Nettwerk Music Group.
Nata in un piccolo villaggio che affaccia sul Mar del Nord di nome Castricum, Nina è cresciuta ascoltando generi musicali diversi: il padre amava band classiche dalle prepotenti armonie vocali come The Beatles, Fleetwood Mac e Crosby, Stills, Nash & Young, mentre la madre preferiva cantautrici iconiche come Tracy Chapman, Eva Cassidy e Annie Lennox.
Dopo aver compiuto 17 anni Nina lascia il paese natale per studiare musica alla Rockacademy. Da qui comincia il suo personale viaggio musicale che la conduce alla realizzazione del primo album “Bon Voyage”, un puzzle che si compone di piccoli tasselli di bellezza, risolto anche grazie alla collaborazione del musicista, compositore e produttore Lywe, scoperto tramite i social media e che è anche il co-produttore e co-autore del successivo EP “Shadows and Riddles”.

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King of The Opera – Nowhere Blues (A Buzz Supreme, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

King of The Opera incarna una creatura dalle nuove sembianze nata nel 2012 dalla mente di Alberto Mariotti (dopo il definitivo abbandono del moniker di Samuel Katarro), battezzata nello stesso anno al Primavera Sound di Barcellona e che genera, a otto anni dalla sua nascita, il secondo album di inediti Nowhere Blues.
Il titolo dell’album è un tributo agli amati bluesman afroamericani del primo dopoguerra, che intitolavano i loro blues col nome delle città che li avevano ispirati o in cui li avevano scritti. Un legame viscerale quindi con lo spazio circostante che diventa una sorta di genius loci. In questo “nowhere” però non si trovano città precise, sentimenti chiari e ricordi limpidi. Si tratta piuttosto di un NON-luogo in cui si viene catapultati in una dimensione onirica e quasi spaziale e dove, al più, sono visibili solo le impronte di un viaggiatore perso e completamente immerso in un mondo sconosciuto, dove l’immaginazione in maniera decisa e prorompente disegna interpretazioni suscitate da quell’insieme di suoni nient’affatto imbrigliati, grazie ai quali si sperimenta ritrovandosi in mondi paralleli.
Il luogo d’approdo è quindi tutto da esplorare: “Così ho indossato la tuta da astronauta e sono partito per vedere cosa c’era. Era arrivato il momento di iniziare a raccontare le cose da una prospettiva completamente diversa e per me ancora sconosciuta.”

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