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Elena Di Tommaso

Wolf Alice – Blue Weekend (Dirty Hit, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

Blue Weekend è un album mutevole che si fa strada tra stili diversi in maniera del tutto naturale, riuscendo a mantenere un equilibrio narrativo che tiene unito un linguaggio intimo e vulnerabile ad uno più audace e potente.
Con questo terzo lavoro, che esce dopo il successo del precedente Vision of Life, i Wolf Alice si confermano una band di tutto rispetto in cui risulta ancor più evidente la crescita creativa e la maturità compositiva e vocale di Ellie Rowsell.

Il quartetto londinese composto da Ellie (voce, chitarra), Joff Oddie (chitarra, voce), Theo Ellis (basso) e Joel Amey (batteria, voce) è riuscito a collezionare successi sin dal primo album del 2015, avanzando poi in maniera progressiva e senza cedimenti. Dopo il secondo lavoro, che li ha portati a trascorrere diversi mesi in tour e ad affrontare lunghi viaggi, la band si è trasferita in un AirB&B nel Somerset ed è stato lì, lontano dai palchi dei festival, dai tourbus, dagli show e dai fan, che sono riusciti a ritrovarsi, a fortificare la loro amicizia e a recuperare la concentrazione giusta per lavorare al nuovo disco. Blue Weekend è stato prodotto da Markus Dravs (Arcade Fire, Björk, Brian Eno, Florence and The Machine) che ne ha magistralmente affinato e definito i suoni.

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Rachele Bastreghi – Psychodonna (Warner Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

Chi (si) cerca, (si) trova.

Psychodonna è l’album di esordio solista di Rachele Bastreghi, cantautrice e componente dei Baustelle che, in maniera del tutto trasparente e attraverso un viaggio di esplorazione e scoperta di sé, mette a nudo la sua fragilità e la sua forza, la dolcezza e la scontrosità, gli amori e i turbamenti. Cerca un equilibrio senza rinunciare ad essere tutto e il contrario di tutto, tra le infinite sfaccettature dell’universo femminile. Senza rinunciare cioè ad essere sé stessa.
L’album è il frutto di un lavoro intimo durato due anni, fatto di istinto e introspezione insieme, nella quiete notturna della sua stanza. È nel buio della notte, lontano dal frastuono e dal caos del giorno, che la cantautrice senese si prende il suo tempo per guardarsi e analizzarsi, scoprendo – non senza fatica – l’io più intimo e accettandolo nella sua imperfezione, con il coraggio poi di liberarsi e uscire allo scoperto.

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Daniel Lanois – Heavy Sun (Maker Series, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

Versatilità e atmosfere gospel per Heavy Sun, il nuovo lavoro di Daniel Lanois. Il musicista canadese, nonché produttore, tra gli altri, di album degli U2, Bruce Springsteen e Bob Dylan, esce con un disco che sorprende per l’audacia delle sue trame, capace com’è di fondere gospel, ambient ed elettronica e di produrre al tempo stesso un suono familiare e inatteso.
Lanois, vincitore di undici Grammy Awards, realizza questo progetto assieme a Rocco De Luca (chitarra e voce), Johnny Sheperd (organo e voce) e Jim Wilson (basso e voce) tornando alla musica gospel con la quale era cresciuto da giovane, grazie al lavoro di tecnico in uno studio di registrazione dell’Ontario. Con Heavy Sun si reinventa completamente orientandosi verso una scrittura vivace e sentimentale, che infonde fiducia e speranza. Una sorta di preghiera tra le atmosfere lussureggianti dei falsetti e suoni vorticosi che mescolano il gospel classico e l’elettronica moderna, improvvisando accenti digitali. L’organo virtuoso domina gli arrangiamenti spaziosi e sognanti, dando vita ad un’armonia accogliente, che nutre speranze in un momento di grandi incertezze.

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Arlo Parks – Collapsed in Sunbeams (Transgressive, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Collapsed in Sunbeams è l’album di debutto della ventenne Arlo Parks che si presenta con un lavoro confessionale: personale e universale al tempo stesso. Uno storytelling musicale e nostalgico che dà voce a immagini reali e sublimi, capace di raccontare con una spiccata vena poetica la vita là fuori. E anche quando l’argomento si fa crudo e difficile, Parks lo affronta con una calma e un calore impressionanti, grazie ad una scrittura struggente e a una voce che seduce. I brani hanno l’insolita capacità di trasformare la tristezza in qualcosa di edificante attraverso un lirismo compassionevole e melodie groove-along.
La giovane cantautrice londinese, metà nigeriana, un quarto ciadiana e un quarto francese, ha iniziato a fare musica nella sua camera da letto, scrivendo storie dettagliate e traendo ispirazione da poeti come Nayyirah Waheed e Hanif Abdurraquib e dai libri di Sylvia Plath e Haruki Murakami, che ne hanno fortemente influenzato la scrittura. La sua musica le ha fatto guadagnare consensi di diversi artisti e personalità del calibro di Billie Eilish, Florence Welch, Michelle Obama, Angel Olsen e Wyclef Jean tra gli altri.

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Nils Frahm – Tripping With Nils Frahm (Erased Tapes/Audioglobe, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Non occorre affrettarsi a preparare le valigie, in questo viaggio è sufficiente portare solo sé stessi, consapevoli di intraprendere percorsi mai esplorati.
Tripping with Nils Frahm è l’ultimo lavoro del poliedrico pianista, compositore e produttore tedesco Nils Frahm in cui l’autore raccoglie le registrazioni tratte da quattro esibizioni tenute al Funkhaus di Berlino nel 2018, un luogo magico nonché una delle tappe del suo lungo tour mondiale in cui ha presentato l’album All Melody. Il Funkhaus, noto per la sua acustica eccezionale, è stato anche sede dello studio di registrazione di All Melody ed è riuscito a catturare in maniera ineccepibile i virtuosismi tecnici e l’intensità emotiva di questa ipnotizzante esibizione dal vivo.

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Marco Parente – Life (Blackcandy Produzioni, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

La raffinatezza come nota distintiva del cantautorato di Marco Parente si coglie anche nel nuovo album intitolato Life, che arriva dopo sette anni dalla pubblicazione del precedente lavoro discografico Suite love.
L’esigenza creativa è ben evidente in tutti e dieci i brani che, come “oggetti galleggianti”, compongono un quadro armonioso e coinvolgente, pur rimanendo tra loro indipendenti e autosufficienti. “(…) Anche se ne conosco e ne ho curato ogni singola molecola, –spiega l’ex batterista dei C.S.I.- non saprei raccontarne più la provenienza. So solo che stanno a galla nonostante le forti correnti, il sole a picco, le navi alla deriva e le acrobazie dei delfini. Loro galleggiano, con una certa consapevolezza. Tutto qui».
In questo disco l’artista toscano racconta con compostezza vocale ed incisività musicale le mille contraddizioni della vita e della quotidianità a cui inevitabilmente e con non poca fatica ci si abitua, per andare avanti. I testi infatti sono spogli di abbellimenti, asciutti e mai banali, musicalmente è un disco ricco di dettagli, a tratti iperprodotto, in cui si evince la ricerca sonora e l’efficacia accattivante degli arrangiamenti.

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Jaga Jazzist – Pyramid (Brainfeeder, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Pyramid è il nuovo disco dell’ottetto norvegese Jaga Jazzist in uscita il 6 agosto 2020 per la Brainfeeder di Los Angeles curata da Flying Lotus. A distanza di ben cinque anni dall’ultimo lavoro “Starfire” (Ninja June, 2015) i Jaga Jazzist immergono questo nono album nella profondità di un mare magnum in cui convergono influenze post-rock, jazz e psichedeliche.
Il jazz beat norvegese e sperimentale risente di una miriade di ispirazioni musicali e rifugge da qualunque catalogazione e da ogni forma di contenimento. L’originale ensamble che ruota attorno all’estro compositivo di Lars Horntveth (fondatore del complesso) e che convoglia in un unico centro creativo musicisti dalle radici jazz, elettroniche, acustiche, rock e ambient, ha creato un suono cosmico, in linea con la nuova etichetta. L’istrionismo di Pyramid strizza l’occhio ai predecessori che spaziano dalla band jazz degli anni ’80 Out To Lunch e il guru del sintetizzatore norvegese Ståle Storløkken, ai contemporanei Tame Impala, Todd Terje e Jon Hopkins.

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Marina Rei – Per essere felici (Perenne / Believe, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Essenziale (agg. m.s.) relativo all’essenza, sostanziale, fondamentale; est. che comprende solo ciò che è più importante e indispensabile.
È questo il primo aggettivo che raggiunge la mente nel tentativo di descrivere l’ultimo intenso lavoro di Marina Rei che prosegue instancabile un percorso in continua evoluzione e torna con un nuovo album di inediti dopo 6 anni dal precedente Pareidolia e dopo 25 dall’uscita del suo primo album in italiano.
Per essere felici è un disco molto personale che è stato registrato quasi interamente a casa dell’autrice capitolina, caratterizzato da una produzione pulita e tutto concentrato sulla scrittura, per soddisfare quell’esigenza di raccontarsi in maniera totalmente trasparente e sincera, senza giri di parole o sotterfugi.
Durante l’ascolto ciò che si para davanti agli occhi, anche se chiusi, è una carrellata di intime immagini che scorrono seguendo il personale fermento musicale dell’artista. Quest’ultimo è del tutto scevro da paletti che dettano confini e caratterizzato da quella autentica libertà di chi sceglie per sé, con la consapevolezza del proprio volere e con la maturità di chi sa assumersi i rischi attraversando strade inconsuete e poco battute, con la schiettezza e la trasparenza di chi non ha paura di raccontare sé stessa guardandosi da diverse angolazioni.

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Keleketla! – Keleketla! (Ahead of your Time, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Il felice incontro  tra i co-fondatori di Ninja Tune (il duo inglese Coldcut) e un gruppo di musicisti sudafricani attivi per l’associazione benefica In Place of War (a cui andrà parte del ricavato del disco), ha portato alla realizzazione di una vasto e condiviso progetto musicale che riesce a mettere in connessione generi diametralmente opposti. L’uscita di  Keleketla! per Ahead of Our Time è prevista per il 3 luglio e l’album, a conferma della sue evidenti sfaccettature, è stato sviluppato tra Johannesburg, Londra, Lagos, Los Angeles, la Papua Occidentale.
Il titolo riprende il nome della famosa libreria indipendente e centro media delle arti di Johannesburg, nata nel 2008 grazie ad articoli donati dalla comunità locale, e luogo in cui l’idea è nata. È qui infatti che è avvenuto il proficuo incontro tra i gestori e musicisti della libreria (Rangoato Hlasane e Malose Malahlela) e Ruth Daniels di “In Place of War” i quali hanno contattato i Coldcut come partner ideali per un progetto con artisti sudafricani. Il duo non ha esitato a raccogliere l’invito di un viaggio in Sudafrica (supportato dal British Council) per le sessioni di registrazioni ai Trackside Studios di Soweto, e da qui la storia  ha iniziato a prendere forma. Il progetto si è allargato a ispirazioni artistiche di generi diversi, aprendosi via via a ulteriori contributi di musicisti originari di altri Paesi: dagli architetti dell’afrobeat del calibro di Tony Allen e Dele Sosmi, ai paladini dello spoken word The Watts Prophets, dall’attivista della Papua Occidentale Benny Wenda fino agli Antibalas da New York e Shabaka Hutchings da Londra.

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