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Elena Di Tommaso

Nina June – Shadows And Riddles (Nettwerk Music Group, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Dopo l’album di debutto Bon Voyage acclamato dalla critica e ispirato dall’esperienza del Cammino di Santiago, l’artista pop cinematografica Nina June, pubblica l’EP Shadows and Riddles per l’etichetta Nettwerk Music Group.
Nata in un piccolo villaggio che affaccia sul Mar del Nord di nome Castricum, Nina è cresciuta ascoltando generi musicali diversi: il padre amava band classiche dalle prepotenti armonie vocali come The Beatles, Fleetwood Mac e Crosby, Stills, Nash & Young, mentre la madre preferiva cantautrici iconiche come Tracy Chapman, Eva Cassidy e Annie Lennox.
Dopo aver compiuto 17 anni Nina lascia il paese natale per studiare musica alla Rockacademy. Da qui comincia il suo personale viaggio musicale che la conduce alla realizzazione del primo album “Bon Voyage”, un puzzle che si compone di piccoli tasselli di bellezza, risolto anche grazie alla collaborazione del musicista, compositore e produttore Lywe, scoperto tramite i social media e che è anche il co-produttore e co-autore del successivo EP “Shadows and Riddles”.

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King of The Opera – Nowhere Blues (A Buzz Supreme, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

King of The Opera incarna una creatura dalle nuove sembianze nata nel 2012 dalla mente di Alberto Mariotti (dopo il definitivo abbandono del moniker di Samuel Katarro), battezzata nello stesso anno al Primavera Sound di Barcellona e che genera, a otto anni dalla sua nascita, il secondo album di inediti Nowhere Blues.
Il titolo dell’album è un tributo agli amati bluesman afroamericani del primo dopoguerra, che intitolavano i loro blues col nome delle città che li avevano ispirati o in cui li avevano scritti. Un legame viscerale quindi con lo spazio circostante che diventa una sorta di genius loci. In questo “nowhere” però non si trovano città precise, sentimenti chiari e ricordi limpidi. Si tratta piuttosto di un NON-luogo in cui si viene catapultati in una dimensione onirica e quasi spaziale e dove, al più, sono visibili solo le impronte di un viaggiatore perso e completamente immerso in un mondo sconosciuto, dove l’immaginazione in maniera decisa e prorompente disegna interpretazioni suscitate da quell’insieme di suoni nient’affatto imbrigliati, grazie ai quali si sperimenta ritrovandosi in mondi paralleli.
Il luogo d’approdo è quindi tutto da esplorare: “Così ho indossato la tuta da astronauta e sono partito per vedere cosa c’era. Era arrivato il momento di iniziare a raccontare le cose da una prospettiva completamente diversa e per me ancora sconosciuta.”

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Dente @ Bloom, Mezzago (Mb), 29 novembre 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Elena Di Tommaso, immagini sonore © Monelle Chiti

È stato un venerdì impegnativo e non sono sicura di voler affrontare 35 km per andare al Bloom stasera, peraltro con una nebbia così fitta che solo chi vive in Brianza conosce! Mi armo di coraggio e parto perché sono proprio curiosa: finalmente “il piccolo principe” del cantautorato italiano è tornato dopo 3 anni dal suo ultimo lavoro Canzoni per metà e ho proprio voglia di sentire che ha da dire. Cosa c’è di meglio quindi di una “data zero” dalle prevendite già esaurite che precede le date di Milano (3 dicembre) e Roma (5 dicembre)?!
Ci siamo, lo storico e accogliente locale è già gremito ma riesco a farmi strada per cercare una posizione comoda.

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Wime – LoOser (Junkfish World, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

LoOser è il primo EP di Wime, un progetto di Davide Veronesi uscito il mese scorso per Junkfish World label che, con poche tracce (appena 6), riesce a dipingere una realtà interiore piena di sfaccettature. È decisamente un album che si nutre di contrasti ma narrato con ineffabile dolcezza.
Ad un primo ascolto potrebbe sembrare un po’ caotico o irrazionale per via della pluralità di generi che caratterizzano i vari brani. Via via invece si comprende come questo aspetto instabile e incostante sia la chiave per comprendere “l’insieme”. Un movimento evocativo in continuo mutamento che tende a superare la classica visione bidimensionale per coinvolgere l’ascoltatore in un mondo molto più complesso, che mette a nudo ogni possibile sfumatura di sé.  Una sorta di “giungla dei sentimenti” (a cui allude la copertina dell’album).

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Shhe – Shhe (One Little Indian/Audioglobe, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

SHHE: lei o lui?
Fin dal proprio moniker l’artista e producer scozzese-portoghese Su Shaw mette in discussione la propria identità su più livelli (romantica, professionale, artistica, culturale…) immergendosi completamente in un percorso di continua ricerca personale. Nata da padre scozzese e madre portoghese, trascorre gran parte della sua vita a Fife (Scozia), un luogo di campagna, isolato, fino al momento in cui decide di trasferirsi sul fiume Tay, a Dundee (sempre in Scozia), ed è lì che incontra giovani creativi a lei affini e che inizia ad allargare la propria visione musicale e a mettere in discussione molte cose della propria vita: le decisioni prese e l’influenza che queste avevano avuto su altre scelte, fino all’ammissione: “Ho scoperto che non ero stata davvero onesta su molte cose”.

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