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Elena Di Tommaso

Joan As Police Woman @ Santeria, Milano, 20 marzo 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Elena Di Tommaso, immagini sonore © Andrea Furlan

Ricordo bene il giorno del mio compleanno di due anni fa: davanti ad un calice di vino rosso scartai il regalo dei miei due amici Lucio e Giacomo. Un moto di felicità e sorpresa rischiò di farmi cadere il bicchiere…Joan Wasser, la poliziotta,sarebbe tornata presto a Milano con uno dei suoi imperdibili concerti!

Peccato però che nel frattempo son passati due anni da quel giorno: in ogni mio spostamento ho riposto il biglietto in mille cassetti per non perderlo. Oggi posso dire non solo di essere orgogliosa di non averlo perso, ma soprattutto che la pena dell’attesa è stata ben ripagata, più di quanto avessi immaginato. Nel frattempo infatti Joan as Police Woman ha lavorato al suo ultimo disco, uno dei più raffinati e improvvisati della sua carriera The Solution Is Restless, registrato a Parigi nel 2019 in compagnia di Dave Okumu e del compianto Tony Allen, eccelso batterista e pioniere dell’afro-beat, deceduto qualche settimana dopo le registrazioni.

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Massimo Zamboni – La mia patria attuale (Universal Music Italia, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

L’ineluttabile peso delle parole.

Spesso, nel nostro parlare, ci troviamo a fare i conti con parole che difficilmente pronunciamo senza avvertirne il peso specifico. Parole originarie, con un trascorso e un vissuto intensi ma che nel tempo sono state violentate e trasfigurate – spesso per esigenze di propaganda – tanto da non riuscire più ad afferarne, esattamente, il significato reale. Nasce quindi la curiosità di esplorarne il valore, contestualizzandolo al presente, analizzandone tutte le sfaccettature, le luci, le ombre, per cercare finalmente di riscoprirlo e comprenderlo fino in fondo.
Ed è proprio questo l’approccio verso il concetto di “Patria”, al centro del nuovo disco di Massimo Zamboni intitolato La mia Patria attuale e pubblicato per Universal Music Italia, il 21 gennaio scorso. L’album – prodotto da Alessandro “Asso” Stefana, storico chitarrista di Vinicio Capossela e a cui è affidata la maggior parte degli strumenti – arriva dopo dieci anni dall’ultimo progetto solista dell’ex Cccp-Csi. Per l’occasione il musicista e scrittore emiliano ha coinvolto alcune vecchie conoscenze (con cui aveva già collaborato negli ultimi anni in progetti musicali speciali) come Gigi Cavalli Cocchi, Simone Beneventi, Cristiano Roversi e Erik Montinari.

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Marianna D’Ama – Where Will You Go, Nina? (Endless Groove, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

Un breve viaggio introspettivo, ricco di stile e suggestioni, in cui la scoperta di se stessi svela un’alternanza – spesso incostante – di luci ed ombre. Un percorso esistenziale necessario e in continuo divenire che, in un clima di incertezza e smarrimento, porta ad aggrapparsi a quel briciolo di consapevolezza in grado di rischiarare lo sguardo e la percezione di sé. Nel nuovo Ep Where Will You Go, Nina? uscito il 30 ottobre in formato vinile 7” e in digitale con l’etichetta inglese Endless Groove, la songwriter e polistrumentista Marianna D’Ama mette a nudo i propri turbamenti e, ora che è adulta, si pone alla ricerca di una via verso la spensieratezza dove poter condurre, o meglio, farsi condurre dalla piccola “Nina” (soprannome con cui viene chiamata sin da bambina).
La cantautrice, dopo la collaborazione con alcune band, debutta nel 2018 con l’autoproduzione di Lip, un Ep dalla forte personalità che le vale l’accostamento ad un talento internazionale come PJ Harvey. Accanto a lei l’eclettico polistrumentista Davide Grotta, presente nella produzione e nella presentazione live. In assoluto spirito vintage, nel 2019 pubblica il 45 giri The Devil dal sapore glam-rock e con reminiscenze jazz-blues, prodotto dall’etichetta discografica Oh-No! Tapes Records di cui Marianna è co-fondatrice. Produce video per artisti del calibro di Xabier Iriondo (Afterhours), Marco Parente, Paolo Benvegnù, Enzo Moretto (A Toys Orchestra). Collabora come cantante con i newyorkesi The Du-Rites, l’italiano Stella Burns e, dal 2020, con il songwriter blues-folk italo-americano Joseph Martone, seguendolo nel suo tour in Francia, Spagna e Italia come tastierista, chitarrista, backing vocals e aprendo per lui diverse date.

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Wolf Alice – Blue Weekend (Dirty Hit, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

Blue Weekend è un album mutevole che si fa strada tra stili diversi in maniera del tutto naturale, riuscendo a mantenere un equilibrio narrativo che tiene unito un linguaggio intimo e vulnerabile ad uno più audace e potente.
Con questo terzo lavoro, che esce dopo il successo del precedente Vision of Life, i Wolf Alice si confermano una band di tutto rispetto in cui risulta ancor più evidente la crescita creativa e la maturità compositiva e vocale di Ellie Rowsell.

Il quartetto londinese composto da Ellie (voce, chitarra), Joff Oddie (chitarra, voce), Theo Ellis (basso) e Joel Amey (batteria, voce) è riuscito a collezionare successi sin dal primo album del 2015, avanzando poi in maniera progressiva e senza cedimenti. Dopo il secondo lavoro, che li ha portati a trascorrere diversi mesi in tour e ad affrontare lunghi viaggi, la band si è trasferita in un AirB&B nel Somerset ed è stato lì, lontano dai palchi dei festival, dai tourbus, dagli show e dai fan, che sono riusciti a ritrovarsi, a fortificare la loro amicizia e a recuperare la concentrazione giusta per lavorare al nuovo disco. Blue Weekend è stato prodotto da Markus Dravs (Arcade Fire, Björk, Brian Eno, Florence and The Machine) che ne ha magistralmente affinato e definito i suoni.

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Rachele Bastreghi – Psychodonna (Warner Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

Chi (si) cerca, (si) trova.

Psychodonna è l’album di esordio solista di Rachele Bastreghi, cantautrice e componente dei Baustelle che, in maniera del tutto trasparente e attraverso un viaggio di esplorazione e scoperta di sé, mette a nudo la sua fragilità e la sua forza, la dolcezza e la scontrosità, gli amori e i turbamenti. Cerca un equilibrio senza rinunciare ad essere tutto e il contrario di tutto, tra le infinite sfaccettature dell’universo femminile. Senza rinunciare cioè ad essere sé stessa.
L’album è il frutto di un lavoro intimo durato due anni, fatto di istinto e introspezione insieme, nella quiete notturna della sua stanza. È nel buio della notte, lontano dal frastuono e dal caos del giorno, che la cantautrice senese si prende il suo tempo per guardarsi e analizzarsi, scoprendo – non senza fatica – l’io più intimo e accettandolo nella sua imperfezione, con il coraggio poi di liberarsi e uscire allo scoperto.

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Daniel Lanois – Heavy Sun (Maker Series, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Di Tommaso

Versatilità e atmosfere gospel per Heavy Sun, il nuovo lavoro di Daniel Lanois. Il musicista canadese, nonché produttore, tra gli altri, di album degli U2, Bruce Springsteen e Bob Dylan, esce con un disco che sorprende per l’audacia delle sue trame, capace com’è di fondere gospel, ambient ed elettronica e di produrre al tempo stesso un suono familiare e inatteso.
Lanois, vincitore di undici Grammy Awards, realizza questo progetto assieme a Rocco De Luca (chitarra e voce), Johnny Sheperd (organo e voce) e Jim Wilson (basso e voce) tornando alla musica gospel con la quale era cresciuto da giovane, grazie al lavoro di tecnico in uno studio di registrazione dell’Ontario. Con Heavy Sun si reinventa completamente orientandosi verso una scrittura vivace e sentimentale, che infonde fiducia e speranza. Una sorta di preghiera tra le atmosfere lussureggianti dei falsetti e suoni vorticosi che mescolano il gospel classico e l’elettronica moderna, improvvisando accenti digitali. L’organo virtuoso domina gli arrangiamenti spaziosi e sognanti, dando vita ad un’armonia accogliente, che nutre speranze in un momento di grandi incertezze.

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Arlo Parks – Collapsed in Sunbeams (Transgressive, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Collapsed in Sunbeams è l’album di debutto della ventenne Arlo Parks che si presenta con un lavoro confessionale: personale e universale al tempo stesso. Uno storytelling musicale e nostalgico che dà voce a immagini reali e sublimi, capace di raccontare con una spiccata vena poetica la vita là fuori. E anche quando l’argomento si fa crudo e difficile, Parks lo affronta con una calma e un calore impressionanti, grazie ad una scrittura struggente e a una voce che seduce. I brani hanno l’insolita capacità di trasformare la tristezza in qualcosa di edificante attraverso un lirismo compassionevole e melodie groove-along.
La giovane cantautrice londinese, metà nigeriana, un quarto ciadiana e un quarto francese, ha iniziato a fare musica nella sua camera da letto, scrivendo storie dettagliate e traendo ispirazione da poeti come Nayyirah Waheed e Hanif Abdurraquib e dai libri di Sylvia Plath e Haruki Murakami, che ne hanno fortemente influenzato la scrittura. La sua musica le ha fatto guadagnare consensi di diversi artisti e personalità del calibro di Billie Eilish, Florence Welch, Michelle Obama, Angel Olsen e Wyclef Jean tra gli altri.

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Nils Frahm – Tripping With Nils Frahm (Erased Tapes/Audioglobe, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Non occorre affrettarsi a preparare le valigie, in questo viaggio è sufficiente portare solo sé stessi, consapevoli di intraprendere percorsi mai esplorati.
Tripping with Nils Frahm è l’ultimo lavoro del poliedrico pianista, compositore e produttore tedesco Nils Frahm in cui l’autore raccoglie le registrazioni tratte da quattro esibizioni tenute al Funkhaus di Berlino nel 2018, un luogo magico nonché una delle tappe del suo lungo tour mondiale in cui ha presentato l’album All Melody. Il Funkhaus, noto per la sua acustica eccezionale, è stato anche sede dello studio di registrazione di All Melody ed è riuscito a catturare in maniera ineccepibile i virtuosismi tecnici e l’intensità emotiva di questa ipnotizzante esibizione dal vivo.

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Marco Parente – Life (Blackcandy Produzioni, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

La raffinatezza come nota distintiva del cantautorato di Marco Parente si coglie anche nel nuovo album intitolato Life, che arriva dopo sette anni dalla pubblicazione del precedente lavoro discografico Suite love.
L’esigenza creativa è ben evidente in tutti e dieci i brani che, come “oggetti galleggianti”, compongono un quadro armonioso e coinvolgente, pur rimanendo tra loro indipendenti e autosufficienti. “(…) Anche se ne conosco e ne ho curato ogni singola molecola, –spiega l’ex batterista dei C.S.I.- non saprei raccontarne più la provenienza. So solo che stanno a galla nonostante le forti correnti, il sole a picco, le navi alla deriva e le acrobazie dei delfini. Loro galleggiano, con una certa consapevolezza. Tutto qui».
In questo disco l’artista toscano racconta con compostezza vocale ed incisività musicale le mille contraddizioni della vita e della quotidianità a cui inevitabilmente e con non poca fatica ci si abitua, per andare avanti. I testi infatti sono spogli di abbellimenti, asciutti e mai banali, musicalmente è un disco ricco di dettagli, a tratti iperprodotto, in cui si evince la ricerca sonora e l’efficacia accattivante degli arrangiamenti.

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