L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Andrea Furlan

Si è chiusa nel migliore dei modi la rassegna BluesINside curata da Fabio Baietti e Paolo Zangara al Black Inside, luogo di aggregazione e resistenza musicale, accogliente locale, isola felice dove si esalta la grande musica con tanto trasporto e partecipazione di pubblico. Atmosfera festosa nel giorno della celebrazione del 25 Aprile, valore aggiunto di una serata magica.

Sergio Polito, in arte Sirjoe, e la sua band sono un gruppo di eccellenti e raffinati musicisti che condividono con genuina passione l’amore per la musica californiana. La storia di Polito parte da lontano, dai B-Wops (ancora in attività), formazione con cui negli anni ’90 ha pubblicato un paio di pregevoli dischi pubblicati dalla benemerita etichetta valdaostana Club De Musique, quando in Italia in pochissimi praticavano il genere ora noto come Americana. Da alcuni anni porta avanti la sua carriera solista, a partire da My Friend Ry (leggi qui), sentito omaggio al genio di Ry Cooder, un progetto condotto con notevole competenza e perizia tecnica nel ripercorrere il repertorio del grande chitarrista, seguito da Black & White (leggi qui) album ispiratissimo che fotografa al meglio il songwriter veneziano.

Sul palco, insieme alla sei corde acustica e alla voce del titolare, Marco Campigotto alla batteria, Gianni Spezzamonte al basso, Carlo De Bei e Alberto Boscolo Agostini alle chitarre elettriche e Danilo Scaggiante ai sassofoni, sei esperti navigatori che hanno condotto con maestria un viaggio spettacolare nelle acque solari della west-coast, della baia di San Francisco, luoghi del cuore per i cultori della musica a stelle e strisce. Sound di classe e arrangiamenti originali, oltre a calore, energia e interplay, le chiavi di una serata esaltante. Apertura di concerto affidata a Vigilante Man, di questi tempi quanto mai attuale, seguita da Happy New Year e Pacific Coast Highway sono gioelli che introducono le pregevoli versioni di 4 + 20 di Stephen Stills e di Little Sister, Smack Dub In The Middle e Alimony dell’amato Cooder. Brillano di luce propria gli autografi Lay You Down, Run Against The Wind, Sunny Day In Santa Monica e Last Night. L’eccellente versione di Almost Cut Hair è il palcoscenico per le affilate chitarre di De Bei e Boscolo che si rincorrono in taglienti assoli al calor bianco. Una ricetta cotta a puntino che prosegue con Jesus On The Mainline, qui ospiti i bravissimi Veronica Sbergia e Max De Bernardi, Across The Borderline, Crazy ‘bout An Automobile che riproducono i suoni cooderiani con altrettanta originalità. Degna di nota Bronx Lullaby di Tom Waits, altro tassello importante di una setlist intrigante, ben bilanciata tra riletture e brani originali. Molto bello il finale, affidato a Life di Polito («Open up your window, feel the morning sun, live thoroughly every moment of your life») e le emozionanti Goodnight Irene e Slow Turning di John Hiatt.

L’amore per la grande musica dà ottimi frutti. Polito e i suoi compagni d’avventura lo ribadiscono con forza. La qualità con cui riproducono l’universo sonoro di cui si appropriano e interpretano con spiccata personalità è lì a dimostrarlo. Compito non facile, certo, ma superato con efficacia. Sergio Polito è un ottimo scrittore di canzoni che ascoltate dal vivo con l’intensità di una band al completo appagano i palati più esigenti. Quella di sabato scorso è stata una serata preziosa, una boccata di aria fresca, un tuffo in una delle stagioni più belle del rock americano. L’apprezzabilissima miscela di blues, rock e roots music proposta dal nostro si colloca, per attitudine e intenzione, ai vertici del panorama italiano e merita molta attenzione.

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