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Luca Falomi, Alessandro Turchet, Max Trabucco – Naviganti e Sognatori (Abeat Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Naviganti e Sognatori lo siamo un po’ tutti. Potremmo estrapolare il titolo di questo suggestivo lavoro di Falomi, Turchet & Trabucco e appropriarcene, rivendicandone la  co-paternità. Non si può navigare, metaforicamente parlando, senza avere sogni da portare con sé in valigia. Né succede mai di sognare veramente senza desiderare per almeno un giorno di viaggiare, di partire, di lasciare il nostro vecchio mondo alle spalle. Non dimentichiamo poi che l’Italia è una penisola allungata sul mare e che dalle sue coste sono partiti migliaia di naviganti in cerca di avventura, di un lavoro, di ricchezze e di potere. O semplicemente coltivando il desiderio di vedere posti nuovi, spesso solo sognati, appunto. Si racconta, in questo disco, di tre città come Genova, Venezia e Trieste – ma c’è anche un importante riferimento a Napoli – che non hanno mai vissuto di aristocratici isolazionismi ma che al contrario si sono offerte al mare, cercando in questo una potente ragione di vita e uno stimolo per il futuro. Mare come prezioso alleato, quindi, ma anche come doloroso simbolo di lontananze e i brani che compongono Naviganti e Sognatori raccontano ogni cosa, desideri e addii, amori e dispiaceri. Tutto questo non solo attraverso nuove composizioni ma riproponendo anche canzoni popolari antiche che sul mare hanno a lungo viaggiato prima di diventare patrimonio di tutti. Questo disco è però tutt’altro che opera crepuscolare, sa emergere tra le dolcezze melodiche dei brani dimostrando una primaverile solarità fatta di profumi e chiarità. Luca Falomi, trentasettenne genovese, è giunto al suo terzo disco da titolare senza  tener conto della sua collaborazione con il gruppo Motus Laevus e della relativa uscita discografica – Y – del 2020. Ci troviamo dinnanzi a un chitarrista che ha un’ampia visione delle possibilità del suo strumento, ha studiato musica classica, jazz ed etnica e inoltre si è spesso impegnato come arrangiatore. Possiede un profondo senso melodico accoppiato a solide certezze armoniche e traina il gruppo con sicurezza attraverso questo allegorico viaggio per il Mediterraneo. 

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Franca Masu – Cordemar (WMusic, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Il primo contatto che ho avuto con la musica di Franca Masu è avvenuto qualche anno fa, in un negozio di dischi milanese dove notai un cd dalla grafica invitante intitolato Hoy Como Ayer (“Oggi come Ieri”). La musica che si proponeva dalla superficie cangiante del disco era centrata su brani famosi di importanti autori sudamericani, da Gardel a Piazzolla, offerti in tono così affascinante e convincente a tal punto da indurmi a credere che la cantante potesse essere un’artista argentina. Poi, colpevolmente distratto dalle esuberanti proposte musicali di questi ultimi anni, mi sono perso le più recenti tracce della Masu fino ad oggi, quando ho incrociato questo nuovo lavoro Cordemar, la sua settima uscita discografica in assoluto. La cantante di Alghero si propone qui non solo come esecutrice ma anche come co-autrice in cinque brani – su dieci – cantati in catalano, data la storia delle origini della sua città natale. Gli altri cinque pezzi sono accurate rivisitazioni di ballate tradizionali e composizioni di affermati autori italiani e internazionali come Bruno Lauzi, Roberto Carlos, Astor Piazzolla e Joan Manuel Serrat. Mediterraneità a piene mani, quindi, raccontata da un canto pulito, potente ed espresso con perfetta intonazione vocale che mi ha ricordato, nella morbidezza dei suoi caratteri medio-acuti, molte sfumature della voce di Mina. La musica proposta in Cordemar artiglia dolcemente l’attenzione sistemandosi nella struttura della forma-canzone, sorretta abilmente da un gruppo di musicisti la cui impronta oscilla tra fraseggi jazzistici e screziature pop, mantenendo però viva la tradizione isolana che sa di solitudini, esotismi, profumi pungenti di macchia e odori di salsedine. La band che accompagna la Masu è molto nutrita e composta da Luca Falomi alle chitarre, Sade Mangiaracina al pianoforte, Salvatore Maltana al contrabbasso, Fausto Beccalossi alla fisarmonica, Massimo Russino alla batteria, Max de Aloe in un intervento all’armonica cromatica e un trio d’archi costituito da Laura Sillitti al violino, Daniele Guerci alla viola e Simone Cricenti al violoncello.

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