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Iosonouncane @ Balena Festival – Genova, 15 luglio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Al Balena Festival ci ero stato un paio di anni fa ed ero rimasto favorevolmente impressionato: ottimo cartellone, location pregevole, organizzazione efficiente, suoni perfetti. Quest’anno la rassegna genovese rientra in campo e lo fa nel migliore dei modi, con una line up che include le cose più interessanti che si stanno vedendo in questi mesi in Italia. Ci sarebbero dovuti essere anche i Black Country, New Road, ma sappiamo tutti com’è andata, speriamo davvero di rifarci a fine agosto al TOdays. Detto questo, i nomi coinvolti, seppure confinati al nostro paese, rimangono ugualmente di livello.
Quest’anno c’è stato un piccolo cambio logistico: siamo sempre al Porto antico ma all’Arena del mare, cosa che garantisce un suggestivo colpo d’occhio, col tramonto e le grandi navi da crociera che arrivano e partono in continuazione. Per il resto, l’organizzazione è sempre molto efficiente, il palco è grande e la visibilità è garantita a tutti. Insomma, è quello che speravo di ottenere nel momento in cui ho deciso di vedere un’altra volta Iosonouncane, dopo la già comunque ottima data di Ferrara: lì i volumi erano decisamente bassi ed il contesto del parco risultava troppo dispersivo, ero uscito soddisfatto ma sentivo che mancava qualcosa.

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Ananasnna – Veloci come in 500 (Auand, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Questa è la storia di una volontaria e insolita sfida verso se stessi. Possono cinque musicisti che formano un ensemble alquanto asimmetrico – un basso, due sax e due batterie – trovarsi a suonare insieme per la prima volta componendo ed incidendo un disco con sole 48 ore a disposizione? Nonostante ci si chieda quale sia stata le necessità di una prova come questa, quel che ne risulta è comunque una singolare miscela di umori e ispirazioni dove il basso elettrico di Stefano Risso compie un mezzo miracolo. Legare insieme armonicamente due sassofoni e allo stesso tempo contenere la naturale esuberanza ritmica di due batterie non deve essere stato un compito facile. Ma conoscendo la fama eclettica di Risso, un “uomo dal multiforme ingegno“ per dirla come Omero, nulla può sembrare impossibile. Provenendo da influenze e collaborazioni in ambiti diversi, dalla musica al teatro, suonando con artisti di fatto appartenenti a dimensioni jazz, rock e della musica leggera, Stefano Risso ha evidentemente acquisito un’esperienza tale che si sente in grado di affrontare anche situazioni anomale come questa.

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