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Pirelli HangarBicocca

Steve McQueen – Sunshine State @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Se appartenete alla vasta categoria di persone che credono che l’arte sia in fondo un passatempo, o solo “la ricerca” del bello come dicono ministri, sottosegretari, docenti di liceo e assessori, allora fate a meno di leggere questo pezzo e, soprattutto, fate a meno di andare al Pirelli Hangar Bicocca per vedere Sunshine State, la magnifica ed inquietante esposizione video di Steve McQueen. Se al contrario, appartenete agli “altri”, alle teste matte come me (chiamiamoli così per comodità e brevità), allora andateci con convinzione, poiché i sei video e un’opera plastica del grande film-maker britannico, sono di valore assoluto. È inutile dire che entrare in uno spazio come quello dell’Hangar Bicocca è di per sé, una esperienza esistenziale, anche se lo spazio fosse privo di opere, perché qui è l’horror vacui, provocato dal gigantesco edificio, ad essere già sempre protagonista. E Steve McQueen questo lo sa, e proprio per questo, i video sono distribuiti in maniera assolutamente magistrale all’interno dell’Hangar: a proiezioni gigantesche si alternano proiezioni minuscole, a schermi semplici se ne accosta uno a doppia faccia.

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Maurizio Cattelan – Breath Ghosts Blind @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Non andate a vedere questa mostra perché potreste rimanere delusi, oppure andateci perché non vi deluderà. Dipende da quali emozioni cerchiate nell’arte. Anzi dipende da quali emozioni cerchiate tout court. La mostra che propone Pirelli Hangar Bicocca, è una mostra per tutti e per nessuno, come disse del suo “Also Sprach Zarathustra”, Friderich Nietzsche. In uno spazio colossale sono esposte “solo” tre opere-installazioni di Maurizio Cattelan, se vogliamo legate tra loro dall’idea del ciclo della vita, come affermano Roberta Tenconi e Vincente Todolì nella piccola e preziosa brochure; anche se non sono sicurissimo che Maurizio Cattelan la pensi necessariamente allo stesso modo. La prima è un’opera-installazione creata con un materiale nobile come il marmo di Carrara: Breath è composta da una figura umana in posizione fetale e dal suo cane (o forse da “un” cane), sdraiato accanto. Sono due piccole figure nell’immenso e buio atrio dell’Hangar. Chi sono? Sono una figura umana e un cane. Cosa rappresentano? Una figura umana e un cane. Forse si tratta di un clochard con il suo cane che ha trovato rifugio in un capannone industriale. Forse riposano. Forse no.

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Cerith Wyn Evans – ….the Illuminating Gas @ Pirelli HangarBicocca, Milano

A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Ci sono luoghi che sembrano costruire l’opera. Che figura farebbero le statue di Lorenzo il Magnifico, quella di Giuliano de’ Medici, quella del Giorno, della Notte, del Crepuscolo e dell’Aurora fuori dalla Sagrestia Nuova di San Lorenzo? Certo conserverebbero il loro pregio, ma ci sembrerebbero “fuori contesto”. Anche le ciclopiche installazioni di tubi al neon di Cerith Wyn Evans, fuori dal mistico spazio del Pirelli HangarBicocca, non sarebbero la stessa cosa.
Scultura allo stato gassoso, se vogliamo, la grandiosa installazione di Evans, che dopo le scorribande nella cultura underground e post-punk, della seconda metà degli anni Ottanta, nel corso dei quali il suo interesse è rivolto alla sperimentazione video, oggi sembra puntare verso le installazioni, utilizzando materiali più vari quali specchi, neon, piante, fuochi d’artificio, proiettori, strobosfere che gli consentono di intraprendere un lungo viaggio di natura sinestesica, attraverso luce, suono, tempo, materia/e.

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