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Reflections

Vincent Lê Quang – Everlasting (La Buissonne, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Si racconta che il sassofonista francese Vincent Lê Quang, quand’era adolescente, rimase colpito dalla visione del film “Bird” che narrava la vita e la musica di Charlie Parker. Non so se questo sia vero ma di sicuro quella pellicola deve aver contribuito, in qualche modo, ad innescare il suo interesse per lo studio del sax. Tuttavia, a giudicare almeno da questo suo primo disco da titolare, pare avere poche cose in comune con Parker. Un sassofono suonato quasi con la stessa delicatezza di un flauto ci trasporta in una dimensione di eterea, intima profondità, lontano anni luce dalle intransigenti, nervose velocità di Bird. La meditazione che sta alla base di questo Everlasting parte dal conflitto presente in ogni essere umano nel cercare di realizzarsi e di proiettare le proprie speranze in un futuro che si vorrebbe eterno e immutabile. Davanti alla prova evidente, invece, di come la realtà sia impermanente e mutevole, questo desiderio recondito di eternità resta nascosto in un angolo della coscienza e quasi ci si vergogna di esibirlo, come fosse un capriccio infantile… Sublimando questa pulsione, Lê Quang va alla ricerca delle tracce nascoste, dei segni lasciati da un’eternità di carattere divino, seguendo un percorso fatto di memorie, di segni ambigui, spesso misteriosi ed onirici con cui la Realtà alle volte ama mescolarsi. Un’ermeneutica che attraverso gli impulsi sonori e l’ordine armonico cerca di interpretare la vita nel suo senso più profondo. Un altro illuso alla ricerca del significato dell’esistenza? Di certo, quello che so è che ogni Parsifal che si metta in cerca del Sacro Graal, che lo trovi oppure no, mostra di sé il suo lato migliore, le più luminose qualità che possiede, vivendo fino in fondo l’intensa epopea della propria vita.

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Ugljesa Novakovic – Reflections (A.Ma Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

A noi, divoratori di musica, piace tanto trovar la pappa pronta. Così non ci preoccupiamo di cose di cui, invece, dovremmo interessarci. Per esempio, chi permette ai musicisti di esibirsi, di incidere dischi o pubblicarli sui vari streamer. Chi produce il loro lavoro, chi ci scommette sopra e soprattutto chi si industria per farceli conoscere. Allora permettetemi di elevare dei peana a tutte quelle etichette discografiche (e sono incredibilmente più di quanto si sospetti) che come questa A.Ma si prende la briga – ma io la chiamerei piu “missione” – di promuovere musica poco conosciuta ad un pubblico vasto. Mentirei se vi dicessi di conoscere il sassofonista Ugljesa Novakovic. Prima d’ora confermo che non ne avevo mai sentito parlare. Questo artista viene dalla Serbia, terra di cui ricordo solo qualche nome di musicisti che mi stanno comodamente sulle dita di una mano: Dusko Gojkovic (ma questo è troppo facile!), Bojan Z. (altrettanto semplice) Dusan Bogdanovic, (per le sue eterogenee esperienze nella musica classica e jazz) e Sanja Markovic, peraltro pubblicata da questa stessa etichetta pugliese A.Ma. So inoltre del festival di Nisville che si tiene ad agosto da quelle parti ma solo perché me ne parlò l’amico d’un amico che vi era andato a curiosare. Manifestando perciò la mia ignoranza ne approfitto, come si suol dire, per mettere le mani avanti ed espormi ad una recensione un po’ senza rete per la quale non potrò avere che pochissimi riferimenti precisi.

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