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Tyshawn Sorey

Tyshawn Sorey – Mesmerism (Yeros7 Music, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Al di là di ogni critica apologetica che porti il batterista e polistrumentista newyorkese Tyshawn Sorey in palmo di mano, bisogna prender atto come questo Mesmerism sia un gioiello di raffinatezza, l’attestazione lampante di una visione in trasparenza di tutto quello che il jazz, oggigiorno, rappresenta. Sorey ha sulle spalle anni di studi, di collaborazioni e di sperimentazioni anche nell’ambito delle grandi orchestre, è meritatamente benvoluto e riconosciuto dalla stampa americana come un “…talento straordinario…”, un “…compositore di idee illimitate…” e insomma, non ha certo bisogno di essere introdotto nel gotha del jazz contemporaneo. Di lui avevamo già parlato a proposito dell’album di Vijay Iyer Uneasy del 2021, dove suonava la batteria – la recensione, se siete interessati, la troverete qui. In questo suo ultimo lavoro in trio, oltre allo stesso Sorey alla batteria, si attestano due sue vecchie conoscenze, rispettivamente Aaron Diehl al pianoforte e Matt Brewer al contrabbasso. Cosa c’è in teoria di più collaudato e sfruttato di un classico trio come questo che si metta ad eseguire standard? Ma Sorey, con lo scientifico distacco di un entomologo, raccoglie e classifica melodie ed armonie senza prevaricarle né celarle dietro riletture intellettuali, anzi, rimanendo ben attento a conservarne spirito ed intenzione, al di là di ogni inevitabile, pur parziale, destrutturazione formale. Egli afferma, infatti, come la sua musica sia “…molto dettagliata e molto logica…”. Bisogna doverosamente ringraziare anche i suoi comprimari, soprattutto un pianista di qualità superiore come Diehl che reinterpreta gli standard con una capacità focalizzante e con un’inventiva tale da non stravolgere mai la turgida pronuncia jazz di questi brani. Questi pezzi scelti, quindi, non diventano altro ma sono sempre loro stessi, acconciati con un abito più conforme ai nostri tempi. Mesmerism non afferra il jazz per la coda ma s’impossessa direttamente della sua testa, rileggendo quindi brani già conosciuti per dare loro una diversa impostazione strumentale, rispettandone però l’originale nudità emotiva.

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Vijay Iyer – Uneasy (ECM Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Mette quasi soggezione parlare di Vijai Iyer. Laureato in matematica e fisica alla Yale, insegnante ad Harvard, ha condotto e pubblicato studi sulla psicologia cognitiva che riguardano nello specifico la capacità psico-fisica di comprendere e reagire ai vari linguaggi musicali. Insignito nel 2013 del prestigioso premio “Mc Arthur Genius Grant” che come suggerisce la denominazione non è un riconoscimento dato a chicchessia, Iyer è arrivato, con questo Uneasy, al ventiquattresimo disco da titolare, più una quarantina e passa di collaborazioni, partiture e composizioni sinfoniche di stampo classico ed elettronico eseguite anche da altri musicisti e orchestre sparse nel mondo. Dulcis in fundo, Iyer è un pianista jazz di eccezionale levatura e qui non temo di esagerare affermando che ci si trova di fronte a un vero e proprio genio. Nato ad Albany da genitori indiani di etnia dravidica Tamil, Vijai ha cinquant’anni e ha trascorso una vita piena di soddisfazioni professionali colma di premi e riconoscimenti internazionali. Però, in base alla legge dell’ambivalenza che caratterizza l’esistenza umana, una stella che brilla finisce per essere oggetto d’invidia, un disvalore ahimè molto diffuso soprattutto tra quelli che vivono come una dolorosa frustrazione il successo degli altri. Quindi il nostro ha dovuto subire una certa malevolenza non solo da una parte anche importante della critica musicale statunitense ma soprattutto da diversi gruppi di suoi colleghi musicisti. Le accuse? La non conoscenza della tradizione nera americana, l’essere un musicista freddo ed eccessivamente “matematico”, come se il suo corso di studi avesse potuto condizionarlo rigidamente nel suo approccio creativo ed esecutivo. Nessuna di queste critiche rancorose può definirsi azzeccata.

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