Management del dolore post-operatorio – I love you (La Tempesta dischi, 2015)

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Articolo di Roberto Basilico

I Management del dolore post operatorio, ritornano con un nuovo album dal titolo “I love you”, che sembra ribadire il concetto del: non facciamo nulla per piacervi, noi siamo cosi, e non abbiamo timore di dire quello che pensiamo.
La band formata dall’eclettico Luca Romagnoli alla voce, Marco Diniz Di Nardo alle chitarre, Nicola Ceroli alla batteria, e Luca Di Bucchianico al basso, si avvale di un produttore musicista come Giulio Ragno Favero (One Dimensional Man, Il Teatro Degli Orrori, Zu).
Nel disco si sente la libertà e l’entusiasmo che Giulio riesce a trasmettere al gruppo, risultando un album dal suono Rock-Punk, con riff di chitarre, loro marchio di fabbrica, e ritmi tarantolati che abbracciano testi attuali senza peli sulla lingua. Parole che arrivano dirette allo stomaco, per trascinarci nelle loro storie, che poi sono quelle delle persone comuni, quelle che non ci stanno a questo gioco, manovrato da chi ogni giorno entra nella nostra testa, per controllare la vita di ognuno e omologarla a quella degli altri.
L’album si apre con la canzone “Se ti sfigurassero con l’acido”, una riflessione amara sul tempo che, come un giudice che ha già emesso la sentenza, fa sfiorire la bellezza. Meglio quindi fuggire, conservando il ricordo di quando eravamo belli e felici, magari come in “Scimmie”, un brano che suona già live, come del resto la maggior parte dell’album. Qui si immagina un mondo in cui, senza santi e senza soldi, non ci sarà più la guerra. Praticamente un’ utopia, come se una scimmia uscisse dalla giungla e ordinasse un gin lemon.
Allora tanto vale cercare di sopravvivere in questa vita, magari provando a “Scrivere un curriculum”, testo preso e adattato dall’omonima poesia del premio nobel Wislawa Szymborska. Alla fine quel pezzo di carta, in realtà parla poco della tua vita, perché in fondo conta più chi ti conosce di chi conosci tu, contano le tue scarpe di cuoio raffinato e non dove i tuoi piedi ti hanno portato. Il risultato è che i poeti dicono sempre la verità, mentre le nostre vite vengono triturate dalle macchine.

management
“Vieni all’inferno con me”, parla di come viene descritto il paradiso, dove tutti sono buoni e felici. Ma sarà poi cosi? Tanto vale la pena sfondare la porta e scendere all’inferno, perché è questo ciò che voglio, una canzone urlata al mondo con chitarre e ritmi travolgenti, per la gioia di chi la sentirà nei loro concerti.
Quest’album parla dei drammi della povera gente, dell’attualità della nostra nazione, di fronte alla quale l’unica soluzione è quella di tagliare la corda, opponendosi così a chi ci porta a diventare puttane che si vendono alle emozioni che offrono di più. Quello che succede in “La patria è dove si sta bene”, ma penso anche a “Le storie che finiscono male” e a chi gioca con la vita delle persone, con quel dolore che non va in prescrizione, come certi ricordi che ti segnano la vita e che di umano non hanno niente.
“Il primo maggio” è un brano riferito al famoso concerto di Roma dove le parole di Luca Romagnoli furono censurate e monopolizzate. Siccome la band non le manda a dire a nessuno, risponde con questo pezzo che ricorda nei suoni “Auff”, dove cantano “ma Dio e’ solo un serial killer e la morte è il suo giocattolo preferito”. Una canzone che fa tremare le fondamenta della chiesa, che sembra ancora ferma ai tempi del medioevo, spalleggiata dalla combriccola dell’acquasanta prrrrrr!
Devi fare sport, mangiare sano, avere pensieri puri, no grazie! meglio dire tutto quello che ti passa per la testa, anche a costo di essere arrestato, inseguendo i tuoi sogni e pagandone le conseguenze. “Per non morire di vecchiaia”, magari creando un “Campione di sputo” pronto a colpire il politico per la gioia della povera gente, qui cantato su un suono anni 70 con un incedere incalzante.
Circa cento anni fa, l’ anarchico Renzo Novatore pubblicò, a nome Sibilla Vane, lo scritto “Il mio giovane e libero amore”, in cui le donne non volevano essere schiave, rivendicavano il loro piacere contro le convenzioni sociali, per questo venivano considerate streghe, pazze e perverse. Il brano omonimo, come allora, ci porta a prendere in considerazione le donne che, in questa società bigotta e moralista, vivono la propria vita senza condizionamenti.
Penso che un artista, in quanto tale, dovrebbe esprimersi in modo libero, in nome delle proprie idee e di ciò in cui crede, come fanno i Management del dolore post operatorio. Con questo album ci portano in un mondo in cui le loro canzoni sono come rivolte dell’anima, pronte ad essere nutrite con quello che più gli pare e piace. In fondo, chiedono solo una cosa: “Lasciateci divertire”, e noi con loro!!!!

Tracklist

01.  Se ti sfigurassero con l’acido
02.  Scimmie
03.  Vieni all’inferno con me
04.  Scrivere un curriculum
05.  La patria è dove si sta bene
06.  Il primo maggio
07.  Per non morire di vecchiaia
08.  Il mio giovane e libero amore
09.  Il campione di sputo
10.  Lasciateci divertire

[foto di Daniele L. Bianchi]

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