Dente @ Arci Bellezza, Milano – 01 Aprile 2016

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Articolo di E. Joshin Galani, immagini sonore di Elly Contini

Penultima data del mini tour “Anice in bocca”. Sei date in totale, due milanesi, la prima è del 1 aprile, dove Dente riporta live dopo 10 anni il suo primo disco.L’album è stato ristampato in vinile e cd annesso, uscito il 7 marzo per Woodworm Label.
Opera prima sicuramente singolare rispetto alle caratterizzazioni dei successivi lavori.
“Anice in bocca” l’ho sempre percepito molto riverso su se stesso, sia musicalmente che nell’uso vocale, come se la necessità fosse più cantare verso l’interno che non fuori.
La curiosità è tanta, mi chiedo se i brani saranno rivisti/rivestiti musicalmente o manterranno la fedele acustica originale.
Questa sera il Bellezza è organizzato con le sedie, come un piccolo teatro, mentre il palco ha un fondo nero ed è illuminato da piccoli lampioni.
Questa data è andata sold out piuttosto velocemente, tanto che ne è stata aggiunta una successiva il giorno dopo.
Apre “Al mondo”, e nel susseguirsi, le canzoni suonano sicuramente molto più “aperte” rispetto al disco originale, così come la voce ritrova uno spazio espressivo più ampio.

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La consuetudine dell’autoironia non manca “Siete consapevoli… non so se avete intuito… suonerò tutto anice in bocca!”.
Il pubblico gli riserva un’attenzione composta, è una celebrazione di dieci anni di carriera, dove il festeggiato decide le modalità della festa ed i partecipanti ne accettano con amore i termini.
“Mi rendo conto che questo è un disco troppo pop… è stato in rotazione tutto il 2006 su 105” esordisce.
Alterna chitarre e suoni in loop, grazie ad una pedaliera che gli consente l’inserimento di effetti sonori.
In “Senza testo” chiede al pubblico di aiutarlo a suonare il brano, ricalcando i suoni originali, che avevano in sottofondo il frusciare del suo scrivere. Invita a scrivere, anche sugli smartphone, e il pubblico, diligentemente partecipa.
Buona parte delle canzoni che compongo l’album sono piccoli flash. “Elettrofioriture” regala un suono molto simile al sitar, breve momento indiano della serata, presentata come “una delle tre hit strumentali registrata in uno stato di abisso digestivo”.
“Mi metto un minuto dietro e faccio penitenza”, commenta.
Chiude la prima parte del live alle tastiere con “Gioco da Me”.

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Riprende avvisandoci che farà un paio di pezzi di Baglioni e Fossati di 26 minuti, ed attacca con “Beato Me” “Canzone di non amore” “Diecicentomille”.
Scherza di nuovo sull’aspetto acustico ed i suoi amati giochi di parole, “io e la mia band faremo un trittico di quattro canzoni” – “Sogno”, “Torino sulla luna”  “Coniugati passeggiare”  “Finalmente”.
La risposta del pubblico è molto meno compita, diventa chiassosa, partecipativa e divertita. Il buon Peveri che si “auto canzona” prosegue con i suoi siparietti a cui ci ha abituato negli anni: “Siamo giunti al termine, non vedo la disperazione nei vostri calcagni”. Un’altra manciata di brani e la chiusura si posa su “Vieni a vivere”.
Dente è unico, in equilibrio perfetto nel suo personalissimo range da stralunato a cinico, da intrattenitore umorista a poeta triste. Ha quella mobilità da equilibrista esperto che si permette la libertà di farsi a pezzi, autobeffandosi, ma godendo immensamente di tutto l’escursus evolutivo che l’ha portato a guadagnarsi il grande consenso del pubblico. Belli così i suoi 40 anni.

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