Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Forse per scaramanzia non ha il coraggio di terminare la frase ma l’espressione grata e contenta di Riccardo Sinigallia verso la fine del concerto non lascia dubbi: il Santeria è pieno zeppo e probabilmente tutti i biglietti sono stati staccati. Lui non ha il coraggio di pronunciare l’eloquente espressione “Sold out” ma il senso è quello lì.

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E noi siamo contenti. Era ora che le cose per l’artista e produttore romano iniziassero a girare per il verso giusto. Il discreto successo di Per tutti, con quella partecipazione a Sanremo che non era andata proprio benissimo, lo aveva se non altro fatto tornare stabilmente sulle scene. Poi ha prodotto il primo disco di Motta, che è andato oltre ogni aspettativa, e forse questo lo ha un po’ riportato sotto i riflettori.

A fine 2018 è uscito Ciao cuore, suo quarto lavoro da solista, pubblicato da un’etichetta importante come la Sugar di Caterina Caselli e finalmente se ne sono accorti in tanti. Ottime recensioni un po’ dovunque, le prime posizioni in classifica nei vari sondaggi della stampa specializzata per un disco ispirato come sempre (sulla qualità del songwriting non si è mai potuto discutere) e che a livello di produzione e arrangiamenti mostra qualche concessione in più alle sonorità più smaccatamente in voga nel nostro paese. Sarà forse per questo suo carattere più “Pop” (è indubbio che sia il capitolo largamente più accessibile della sua discografia) che è riuscito ad avvicinare un numero maggiore di persone? Se anche fosse, ci importa poco: la cosa bella è essere qui stasera, all’interno di un locale pieno, in mezzo ad un pubblico partecipe ed entusiasta, con anche una buona quota di celebrità in sala: abbiamo visto Coez, Wrongonyou, Dutch Nazari, segno che, al di là delle collaborazioni messe insieme nel corso degli anni, questo era uno degli eventi a cui non si poteva mancare.

riccardo-sinigallia-santeria-social-club-foto-di-andrea-furlanQuella milanese è la quarta di una prima tranche di dieci concerti che vede Riccardo girare alcuni dei più importanti club della penisola. Le recensioni assolutamente positive dei tre concerti precedenti ci avevano davvero incuriosito, c’era la sensazione che questo potesse essere il tour definitivo, quello della raggiunta maturità.

È stato così, in effetti. A differenza di tre anni fa, quando si era esibito in trio, questa volta a Milano c’è la band al completo: Ivo Parlati alla batteria, il collaboratore di lunga data Francesco Valente alla chitarra, Andrea Pesce (vecchia conoscenza dei Tiromancino) alle tastiere e ovviamente la moglie Laura Arzilli al basso.

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Andrea Pesce

È uno spettacolo curato, pensato in ogni particolare e lo si capisce sin dalla scenografia, con un cuore luminoso e pulsante sullo sfondo, che a tratti lascia il posto ad uno disegnato, e ai lati, due indicatori di volume che si illuminano e vanno a tempo con la musica.

riccardo-sinigallia-santeria-social-club-foto-di-andrea-furlanÈ un concerto dove è il suono ad essere assoluto protagonista: sin dall’inizio con So delle cose che so, dove l’introduzione elettronica viene dilatata in modo da legarsi con l’attacco di pianoforte, è evidente l’intenzione precisa di costruire geometrie ora avvolgenti, ora spigolose, con il riempimento di tutti gli spazi. È tutto molto pieno, spesso, a tratti fortemente elettrico, con le chitarre e l’elettronica che si fondono perfettamente, a disegnare atmosfere a volte stranianti e vagamente psichedeliche, specialmente sul finale dei brani. È il caso della vecchia Lontano da ogni giorno o di molti degli episodi del nuovo disco, da Dudù (forse quella dove il feedback elettrico si è avvertito di più) alle due canzoni dedicate alla moglie, Bella quando vuoi e  Niente mi fa come mi fai tu, col suo andamento ipnotico, Le donne di destra, eseguita con un piglio più robusto e a tratti dissonante, rispetto alla versione in studio o ancora Backliner, che nonostante qualche problema di Ivo Parlati nell’intro, poi fila via liscia e si impregna di travolgente energia.

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Laura Arzilli

Nella parte centrale invece, con Riccardo seduto al piano elettrico, l’impronta si fa più cantautorale, il suono più acustico e scarno. È forse la sezione meno interessante del concerto, quella più scontata musicalmente, ma gli episodi eseguiti sono di assoluto livello (le nuove Ciao cuore e A cuor leggero, preceduta quest’ultima da una scena di Non essere cattivo, il film di Claudio Caligari a cui ha fatto da colonna sonora e poi alcuni vecchi classici come Amici nel tempo e Bellamore) e non si rimane certo indifferenti.

Ideale ponte sonoro tra le due componenti dello show è poi Che male c’è, la canzone del nuovo disco scritta per Francesco Aldrovandi. Esecuzione da pelle d’oca, con una prima parte acustica e sussurrata, con Riccardo alla chitarra, ed una seconda sulla quale intervengono gli altri strumenti, creando un tono teso, rabbioso e drammatico, ideale colonna sonora per la storia raccontata dal testo.

riccardo-sinigallia-santeria-social-club-foto-di-andrea-furlanIl finale, con lunghe versioni di E invece io, Per tutti e Una rigenerazione, magnifico trittico tratto dal disco precedente, rappresenta forse l’apice del concerto, con la band lasciata libera di correre, il ritmo che aumenta e gli accordi che pulsano, la forma canzone che si dissolve nell’energia delle lunghe code strumentali.

Riccardo Sinigallia non aveva certo nulla da dimostrare ma vederlo così in forma, così affiatato coi propri musicisti, proporre uno spettacolo così intenso e coinvolgente, fa davvero bene al cuore. Andate a vederlo nelle date che rimangono e speriamo che ce ne siano delle altre a breve: un concerto così non si può perdere per nessun motivo.

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Francesco Valente

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Laura Arzilli

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Andrea Pesce