R E C E N S I O N E


Articolo di Alessandro Berni

Per mettersi nella prospettiva dell’ultimo passo artistico compiuto da Francesco Di Giacomo, è d’aiuto una frase da lui pronunciata nel 1981 che vide il Banco, nell’ambito della lavorazione al secondo album dell’era synth-pop Buone Notizie, concedere una breve intervista a Gianni Minà.  Il nostro a domanda su cosa rimanesse di quello che il Banco aveva fatto, rispose “secondo me parecchio, dieci dischi, questo nuovo che stiamo facendo … e soprattutto, sopra tutto questo, Dio l’imprendibile e il diverso, ci tenevo a dirlo e non mi pare poco”.

Un tema cruciale, magari perlopiù sotto forma di annotazione episodiche, che ripercorrendo attentamente le varie fasi della produzione del grande gruppo italiano, emerge in vari momenti sotto forma di ricerca e preoccupazione, come il Dio ora dormiente ora danzante di Ninna nanna, quello invocato coralmente di Anche Dio e quello reclamato come sostegno vitale in Nudo.  E che trova l’ultima e definitiva consacrazione nell’album La parte mancante, dieci canzoni scritte e portate dal vivo tra il 2004 e il 2013, insieme al musicista Paolo Sentinelli che arrangia, produce (insieme ad Antonella Caspoli moglie di Di Giacomo e ad uno degli ex-Banco Maurizio Masi) e nutre di musica i testi del cantante che identificano come solitudine interiore questa imprendibilità.

Il disco, pubblicato nella sola forma fisica del vinile il 21 febbraio scorso, quinto anniversario della scomparsa di Di Giacomo e disponibile esclusivamente nelle edicole, si apre con In quest’aria che ne rende subito chiaro umore e direzione. Accompagnamento pianistico intimo, soffuse colorazioni orchestrali, il canto declamatorio del nostro e un testo che è già confessione aperta e senza reticenze.  Si respira un clima da ultima dichiarazione prima dell’estremo saluto, si avverte l’impossibilità a tralasciare l’irrisolto, il grande dilemma dell’esserci e del respirare.  Ne Il senso giusto la messa a nudo di sé apre all’invocazione d’aiuto di una presenza amica, la limpidezza vissuta delle tonalità alte si adagia su fasi raschiate che mostrano i giusti segni dell’età senza comprometterne la resa. C’è poi il recitato di Emullà, pezzo a metà tra cabaret e teatro che un po’ richiama i temi di Darwin, un po’ gioca sul divertissement con toni provocatori e la musica a seguirne gli sbalzi d’umore e soprattutto Luoghi comuni, punto cruciale della riflessione sul rischio, anche personale, di ridurre la dimensione della fede e dell’amore nel tritacarne di cliché e manipolazioni. Coerentemente il piano si fa ipnotico a tratti accompagnato da sequenze e battiti percussivi, per poi tornare al centro prima di essere occupato da riverberi e invasioni techno con punte tra l’ossessivo e l’esiziale.

Un brevissimo intermezzo d’archi baritoni e sussurri femminili introduce Insolito, altra ballata su accompagnamento leggero e carezzevole, esortazione a fare le cose per bene per la semplice ragione che ad essere “per bene” è lo stesso amore.  È solo il preludio alla title track La parte mancante che sul dettato pianistico sempre più assorto, porta la confessione al livello di chi testimonia e s’interroga su ciò di cui la propria esistenza ha veramente bisogno.  Di Giacomo tocca qui un lirismo che riporta alla forza poetica di certe grandi pagine del Banco.  E Lo stato delle cose si innesta su questo umore, passando dalla ballata vera e propria a impennate tipiche da elegia rock. Quanto mi costa torna in trincea con un commento musicale che appoggia un recitato questa volta drammatico. Il nostro ingaggia la sua battaglia con le riduzioni dell’assoluto con la forza quasi disperata di chi attende un segno, e la bellissima chiusura di In favore di vento, musicalmente sottolineata da trilli pianistici e climax orchestrali, è il timido manifestarsi di quel segno come possibile inizio da accogliere in sé e coltivare.

In definitiva La parte mancante porta sulla scena e fotografa il percorso di coscienza del cantante del Banco al momento del congedo, con i dubbi e le aspirazioni, ma con tutta la dignitosa sostanza della ricerca vera e incessante sul senso di sé e delle cose.  Se è possibile manifestare una qualche ipotesi in merito, non c’è dubbio che se il nostro fosse ancora oggi in questo mondo, avrebbe saputo trovare nuovi indizi come tutti i cercatori che si rispettano, e forse quell’approdo tanto inseguito potrà averlo incrociato alla fine di quel suo viaggio pieno di curiosità e amore per la verità.

TRACKLIST VINILE

LATO A 1) IN QUEST’ARIA (3’16”) 2) IL SENSO GIUSTO (3’46”) 3) EMULLA’ (4’07”) 4) LUOGHI COMUNI (6’19”) 5) 4 PARTI (1’06”) LATO B 1) INSOLITO (4’40”) 2) LA PARTE MANCANTE (3’29”) 3) LO STATO DELLE COSE (4’00”) 4) QUANTO MI COSTA (3’08”) 5) IN FAVORE DI VENTO (3’40”)