R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
It’s like a 2025 version of the same idea,
but with everything we’ve lived through in between.
(Nils Petter Molvær)
Per presentare KHMER Live in Bergen di Nils Petter Molvær è bene spiegare da dove arrivi e quale importanza abbia avuto nella discografia europea e della casa discografica che lo pubblicò nel 1997 Khmer.
Diciamo subito che dell’album originale, in questo concerto che conta nove tracce, vengono proposti quattro degli otto brani: Song of Sand, Platonic Years, On Stream e Tløn. A differenza di altri artisti e band che nel ventennale, quarantennale, …nale ripropongono la versione integrale del tal album, il trombettista norvegese ha preferito mostrare che cosa sia derivato da quel lavoro seminale.

Il patròn della ECM, Manfred Eicher sviluppa dalla seconda metà degli anni Settanta insieme ad alcuni giovani musicisti norvegesi come Jan Garbarek, Terje Rypdal, Arild Andersen, Palle Danielsson il “suono ECM”: dilatato e lirico, cameristico, scevro da sterili virtuosismi, che spesso affonda nella tradizione folk nordica, rivisitandola completamente.
Anche la grafica delle copertine non è secondaria: spesso fotografie che ritraggono paesaggi suggestivi e poetici del nord.
Esperimenti con l’elettronica se ne fanno alla ECM, soprattutto quando vengono pubblicati album di musica contemporanea, ma con il jazz è un’altra storia.
Khmer è per la ECM, che lo pubblica nel 1997, un salto nel buio. Manfred Eicher è profondamente colpito dal tipo di sonorità dei brani. Certo i riferimenti al trombettista Jon Hassell e al produttore e bassista Bill Laswell ci sono. Di quest’ultimo sono stati utilizzati alcuni campionamenti da Axiom Ambient: Lost in the Translation, per il brano Platonic Years; però la materia sonora è talmente potente che non resta altro da fare che mandarlo in stampa.
E così arriviamo al concerto registrato il 25 maggio 2024 a Bergen, pubblicato da una delle case discografiche britanniche più interessanti dell’ultimo periodo: Edition Records. Affiancano il trombettista: Eivind Aarset alla chitarra e all’elettronica, sodale di molte avventure a cominciare da quell’album seminale che è Khmer, Jan Bang che è anche un batterista, ma che si dedica in questa occasione ai campionamenti dal vivo, il dj e mpc programming Pål «Strangefruit» Nyhus, il bassista Audun Erlien, il batterista Per Lindvall e Rune Arnesen alle percussioni e alla batteria.
Song of Sand apre il concerto (in Khmer comparivano un Access/Song of Sand I e un Song of Sand II). Un sordo battito iniziale cui segue il suono denso del basso di Audun Erlien con cui dialoga la tromba del leader. La chitarra con delay di Eivind Aarset interviene strappando il tessuto sonoro solo in apparenza compatto. A questo punto Molvær non può fare altro che riprendere i fili e tentare di riannodarli.
Un concerto che continuamente sollecita a un ascolto profondo: atmosfere notturne, incursioni sonore, dilatazioni e amplificazioni, accelerazioni. Suoni saturi trattati elettronicamente, campionamenti, echi e riverberi.
Una sorpresa è il brano Ligotage che si apre con passo dub (un accenno all’album Nordub inciso insieme ai produttori e musicisti giamaicani Sly & Robbie?): ancora una volta il basso in primo piano, la tromba elettronicamente modificata diventa piano piano una tastiera. La sezione ritmica, batteria e percussioni, da minimale si apre, nella seconda parte, con tutto il proprio impatto sonoro rock, supportando le incursioni noise degli altri musicisti. L’estratto del video del concerto, mostra i musicisti in penombra colpiti da un gioco di fari, immersi in questo… lago sonoro.
Chiudiamo con ciò che contiene il compact disc: il packaging è graficamente molto curato. L’immagine violacea di copertina a un primo sguardo sembra lo scoppio di una bomba, posta in posizione centrale e verticale. Aprendo la confezione, ritroviamo la stessa figura ma orizzontalmente, così scopriamo che si tratta del riflesso di alcune piante in riva a… un lago! Nella quiete del vero e profondo ascolto accadono esplosioni inaspettate di piacere, differente percezione e forse consapevolezza.
Tracklist:
01. Song of Sand
02. Platonic Years
03. Kakonita
04. Ligotage
05. Vilderness
06. Solid Ether
07. On Stream
08. Tløn
09. Maja
Album artwork © Oli Bentley, Split






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